Consiglio Regionale del Piemonte

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La giustizia in marcia

Il prossimo 6 novembre si svolgerà a Roma la IV Marcia per “la Giustizia, l’Amnistia, il Diritto, la Legalità costituzionale e la Libertà”, che percorrerà il tragitto dal Carcere di Regina Coeli alla Basilica di San Pietro.

L’iniziativa, organizzata dal Partito Radicale, assume quest’anno un ulteriore significato, svolgendosi in concomitanza con il “Giubileo dei detenuti” voluto da Papa Francesco ed essendo dedicata alla memoria di Marco Pannella ed al suo impegno per una giustizia più giusta.

Numerose le istituzioni, organizzazioni e personalità, che hanno già aderito o che lo stanno facendo in questi giorni.

Don Luigi Ciotti, Don Antonio Mazzi, Luigi Manconi, Alfredo Biondi, Antonio Martino, Erri De Luca, Vasco Rossi, Antonello Venditti, Ilaria Cucchi, solo per citare alcune fra le adesioni “eccellenti”, ma anche un ventaglio di associazioni: Antigone, A Buon Diritto, A Roma Insieme, Fuori dall’ombra, Il detenuto ignoto,  Medicina Solidale, Associazione Migrare, Nessuno Tocchi Caino, Comitato Per la Giustizia Piero Calamandrei, Consulta penitenziaria di Roma, Funzione Pubblica Fp-Cgil Nazionale, Unione Camere Penali Italiane, Ristretti Orizzonti, Conferenza Nazionale Volontariato Giustizia, Bambinisenzasbarre. Anche le istituzioni pubbliche non faranno mancare la loro presenza, a partire da Regione Calabria e Consiglio regionale della Basilicata che hanno già approvato atti di adesione ufficiali e molti comuni saranno presenti con il proprio gonfalone.

La marcia sarà aperta a tutti i cittadini, in particolare a coloro che condividono gli appelli per un’amnistia ed un indulto lanciati a più riprese sia da Papa Francesco che da Marco Pannella: si tratta infatti di provvedimenti che si rendono necessari per affrontare la crisi complessiva della giustizia italiana.

Le carceri sono tornate, in molti casi, ad essere sovraffollate (al 31 agosto 2016 erano quasi duemila i detenuti in più rispetto ad un anno fa, con una presenza complessiva di oltre 54.000 detenuti a fronte di una capienza di 49.600). I tribunali sono intasati da un gran numero di procedimenti e ogni anno sono decine di migliaia i processi che cadono in prescrizione. Occorre ricordare come l’Italia sia nel mirino dell’Europa per violazione dell’articolo 6 della CEDU, riguardante la durata ragionevole del processo, un diritto che è tutelato anche dalla nostra Costituzione (art. 111, 2° comma).  Secondo i dati del Ministero della Giustizia, nel secondo trimestre 2016 i soli processi civili che avevano superato le soglie di durata massima stabilite dalla legge erano 612.000. La legge di stabilità 2016 – inoltre – fissa a carico dello Stato un indennizzo da versare in caso di eccessiva durata dei processi che va da un minimo di 400 a un massimo di 800 Euro, il che comporterebbe un esborso tra i 240 e i 480 milioni di euro, somme che vanno ad aggiungersi al debito pregresso che ammonta ad altri 400 milioni. Sono dati che preoccupano il Ministro della Giustizia, insieme al problema dell’organizzazione del personale e della mancata copertura degli organici che riguarda tanto la magistratura ordinaria quanto quella onoraria e i giudici di pace.

E’ dunque una situazione non più sostenibile, che le misure fin qui messe in atto non paiono in grado di risolvere. Amnistia e indulto, dunque, si impongono come provvedimenti necessari per decongestionare le carceri e alleggerire il carico che grava sull’apparato giudiziario nel suo complesso. Secondo la tesi di molti esperti, piuttosto che una prescrizione indiscriminata che spesso riguarda anche crimini gravi appare preferibile un’amnistia regolata e mirata che interessi i reati minori, commessi quattro o cinque anni fa e quindi vicini alla prescrizione, per far ripartire il sistema e  riuscire finalmente a smaltire i processi nuovi.

Io ci sarò, a Roma, a fianco di Stefano Anastasia, garante dei detenuti delle Regioni Lazio e Umbria, e insieme ai tanti garanti che in queste ore stanno decidendo di aderire, con la speranza di poter marciare dietro il gonfalone della Regione Piemonte.

Una marcia per la giustizia, quindi, quella del 6 novembre, perché la giustizia si rimetta in marcia.

Bruno Mellano

 

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