Consiglio Regionale del Piemonte

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Il Giubileo dei carcerati

Lo scorso 8 dicembre 2015, con l’apertura della Porta Santa a San Pietro, ha avuto avvio per la Chiesa Cattolica il “Giubileo Straordinario della Misericordia” che si concluderà il prossimo 20 novembre 2016. L’evento, indetto da Papa Francesco, è il primo Anno Santo “tematico” della storia, ed è un Giubileo straordinario – che non rientra cioè nella tradizionale cadenza venticinquennale – come lo furono, nel secolo scorso, soltanto quelli del 1933 e del 1983, indetti rispettivamente da Pio XI e da Giovanni Paolo II, per celebrare gli anniversari del “Mistero della Redenzione”. Nell’Anno Santo del 2000, Papa Wojtyla celebrò domenica 9 luglio il “Giubileo nelle Carceri”, incontrando i detenuti nel carcere romano di Regina Coeli ed invitando i vescovi - nelle cui diocesi vi erano istituti di pena - a svolgere analoghe celebrazioni in contemporanea. In tale occasione è da ricordare il suo appello (rimasto inascoltato) per la concessione di un’amnistia: appello ripetuto 14 novembre 2002 davanti al Parlamento in seduta pubblica comune presso Palazzo Montecitorio.

L’attuale “Giubileo” è stato così spiegato da Papa Francesco: «sentire misericordia, questa parola cambia tutto. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. La misericordia possiede una valenza che va oltre i confini della Chiesa. Essa ci relaziona all’Ebraismo e all’Islam, che la considerano uno degli attributi più qualificanti di Dio».

Tra i vari eventi previsti durante un intero anno di manifestazioni, vi è anche il “Giubileo dei carcerati” previsto per domenica 6 novembre prossimo, in occasione del quale il Papa incontrerà in Piazza San Pietro alcune centinaia di detenuti.

Si tratta di un importante e significativo momento di attenzione da parte della Chiesa nei confronti del mondo penitenziario, che segue ad altri storici, primo fra tutti l’incontro del 1990 tra Giovanni Paolo II e i detenuti di Poggioreale, a Napoli. Per selezionare i detenuti che parteciperanno all’evento del 6 novembre prossimo, il Dap ha incaricato i Provveditorati di stilare degli elenchi: i detenuti che intendono partecipare dovranno essere “permessanti”, vale a dire trovarsi nelle condizioni di fruire di permessi premio, o perché ne hanno già usufruito in passato o perché il programma di trattamento contempla per loro l’ammissione a tale istituto.

Le modalità secondo le quali gli interessati potranno partecipare sono diverse: o autonomamente, insieme ai loro familiari, oppure in gruppo, accompagnati dal cappellano del loro istituto, da volontari e da personale dipendente dall’Amministrazione Penitenziaria in servizio specifico. I Provveditorati agevoleranno l’utilizzo di mezzi dell’Amministrazione per il raggiungimento del Vaticano e per gli spostamenti a Roma, e sensibilizzeranno la rete del volontariato locale per reperire alloggio nella capitale a prezzi “popolari”, visto che i costi saranno comunque a carico degli interessati.

Per quanto riguarda il Piemonte, il PRAP ha contattato tutti gli istituti regionali (oltre a quelli di Liguria e Valle d’Aosta, che ricadono nel territorio di competenza) ricevendo l’adesione in soli tre istituti piemontesi (Cuneo, Ivrea e Torino) che parteciperanno, rispettivamente, con la presenza di due, quattro e tre detenuti (per un totale di appena 9 detenuti, su 3838 presenti nelle 13 carceri piemontesi al 31 agosto 2016) in gruppi misti ad operatori penitenziari e volontari.

L’istituto di Biella parteciperà al Giubileo secondo modalità diverse, prendendo parte ad una specifica funzione religiosa presso il Santuario di Oropa, nella stessa giornata del 6 novembre. Interessante, ma non certo in linea con la straordinarietà dell’invito di Papa Francesco: un pellegrinaggio da Biella ad Oropa potrebbe rientrare nell’ordinarietà di un programma trattamentale avanzato, persino per un laico come me!

In considerazione dell’importanza dell’evento si tratta di una partecipazione davvero un poco risicata, che si auspicava più numerosa e significativa, forse si sarebbe potuto “potenziare” se, già nei mesi scorsi, si fossero cercate soluzioni per agevolare la partecipazione (a totale carico economico dei ristretti!) in sinergia con i vari soggetti che di carcere si occupano, in primo luogo il volontariato di ispirazione cattolica, molto attivo e presente nella comunità penitenziaria italiana.

Si può ancora recuperare? Spero di si.

Bruno Mellano

 

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