Consiglio Regionale del Piemonte

Vai ai contenuti

Da Ventotene a Rebibbia…e ritorno.

Nelle giornate dell’ 1, 2 e 3 settembre si è svolto il 40° Congresso Straordinario del Partito Radicale, Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, il più antico partito politico italiano, fondato nel 1955. L’assise degli iscritti ha avuto luogo nella Casa Circondariale di Roma Rebibbia, nuovo complesso, il carcere forse più grande d’Italia. Un evento eccezionale sotto molti punti di vista: indubbiamente per la “location” ma anche per la partecipazione degli intervenuti. Il congresso, infatti,  si è aperto e svolto con gli interventi delle massime autorità dell’amministrazione penitenziaria: responsabili, dirigenti, operatori, ma anche una nutrita rappresentanza di “ospiti” della struttura, in rappresentanza della popolazione detenuta.

Il Ministro, il Sottosegretario, il Capo del DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria), il Direttore, il Comandante, il Cappellano, il Garante nazionale, gli ergastolani: tutti interventi non di rito, ma inseriti nel vivo del dibattito pubblico aperto proprio dal partito di Marco Pannella. Analisi e riflessioni hanno raccolto la sfida del congresso e cioè ragionare sulle radici profonde delle istituzioni europee che affondano nel confino a Ventotene dei detenuti Altiero Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni, in una prospettiva di libertà e di responsabilità per i nostri giorni e per un futuro degli Stati Uniti d’Europa.

Il Ministro Orlando ha aperto il congresso entrando nel merito delle questioni con una “confessione” personale: «Vengo da una tradizione politica, quella della sinistra di ispirazione marxista, che contrapponeva e talvolta anteponeva i diritti sociali ai diritti civili», riconoscendo che «i diritti sociali e i diritti civili possono affermarsi solo congiuntamente ed una società è più ricca, non solo se cresce il PIL, ma se riesce ad allargare la cifra di libertà che caratterizza il suo funzionamento». Ancora: «Ho il massimo rispetto per i temi di principio che voi volete porre… una battaglia da combattere con le armi (‘radicali’, se volete) del diritto, della legge e dell’informazione… da questo punto di vista ritengo fondamentale una delle ultime intuizioni di Marco Pannella: la battaglia per il diritto alla conoscenza che oggi incrocia il tema delle tecnologie, del loro uso e della misura del loro controllo». Ha poi enucleato alcuni precisi impegni: «Penso ad una legge destinata a definire il reato di tortura e penso che, al di là di quello che sarà l’approdo, costituisca un fatto positivo che il Parlamento sia investito del tema della legalizzazione delle droghe leggere. Terrò per me le mie opinioni, e l’esito di quella discussione non sarà scontato, ma il fatto che se ne torni a parlare sarà l’occasione per mettere in discussione alcuni tabù che fino ad oggi sono sembrati intoccabili. Credo che questo sia di per sé un fatto positivo…. Paghiamo le cattive abitudini di un’informazione troppo timida… in omaggio a politiche securitarie condotte in passato con lo scopo di riscuotere consenso»; contribuendo ad erigere «quel muro di silenzio che circonda alcuni temi, o quel frastuono che invece solletica gli istinti peggiori dell’opinione pubblica». Ma il nodo più stimolante dell’intervento del Ministro è stato l’accorato allarme che ha condiviso con la platea: in questa fase storica così complicata per l’Occidente e per l’Europa, in particolare, esposta agli attacchi terroristici da una parte e a rischi disgregativi delle isue stituzioni dall’altra, si corre davvero il rischio che le politiche comuni europee siano improntate solo alla sicurezza a scapito della tutela delle libertà e dei diritti individuali, che si pensavano ormai acquisiti.

Il Capo Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, ex magistrato, ha invece colto l’occasione per ribadire una posizione già resa pubblica: «L’ergastolo, anche quello in forma ostativa, la più dura, seppur riservato a chi si è reso responsabile di crimini particolarmente efferati,  va abolito!». Con un intervento dotto ed argomentato, sia in chiave giuridica che filosofica, ma anche in base alla propria esperienza professionale, richiamando l’insegnamento di Cesare Beccaria, ha ricordato che vi sono ragioni di umanità, ma anche di convenienza nel voler superare l’”ostatività” perché è dimostrato come sia controproducente, addirittura dannosa, oltre che incostituzionale. Se la detenzione, anziché essere un’occasione di recupero e riabilitazione, diventa punizione fine a sé stessa e quindi ‘senza fine’.

Una considerazione particolarmente interessante e feconda è stata portata da Mauro Palma, Presidente dell’Ufficio del Garante nazionale dei diritti delle persone detenute o private della libertà personale. Anche a fronte del rischio reale paventato dal Ministro e da evoluzioni imprevedibili in chiave di sicurezza, a fronte della debolezza delle istituzioni europee e degli organismi internazionali, occorre ripartire proprio dal carcere per dare nuova forza e nuova linfa al sogno federalista europeo di Ventotene. Quindi da Ventotene a Rebibbia, un lungo e travagliato percorso verso una patria europea che ci ha permesso di vivere in pace e libertà, con l’obiettivo del pieno riconoscimento dei diritti individuali di ciascuno: ma ora serve una nuova traiettoria di azione e di mobilitazione, dalle comunità penitenziarie – vera e propria cartina di tornasole del nostro grado di civiltà – verso un’Europa più corrispondente agli obiettivi, ai sogni ed anche alla convenzioni sottoscritte in questi decenni.

Il documento finale approvato dai congressisti di Rebibbia richiama la battaglia storica di Pannella per l’amnistia e l’indulto quale riforma obbligata per l’immediato rientro dello Stato nella legalità costituzionale italiana ed europea, premessa indispensabile per una Giustizia Giusta rispettosa del diritto penale, che sia resa in tempi equi e ragionevoli da giudici terzi ed imparziali, equidistanti tra accusa e difesa.

Nell’immediato, proprio da Rebibbia, viene lanciata una mobilitazione per una serie di iniziative che avranno il culmine in una marcia per l’amnistia, intitolata a Pannella e a Papa Francesco, il 6 novembre 2016, giornata del Giubileo dei carcerati.

Quindi da Ventotene a Rebibbia e - ora - da Regina Coeli a Piazza San Pietro.

 

Bruno Mellano

 

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.