Consiglio Regionale del Piemonte

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L'Alba di un carcere nuovo?

Com’è noto uno dei 13 istituti penitenziari per adulti del Piemonte, la Casa di Reclusione “Giuseppe Montalto” di Alba (CN), è chiuso da gennaio di quest’anno per un’epidemia di legionellosi, in seguito alla quale tutti i detenuti e gran parte del personale carcerario sono stati trasferiti presso altri istituti, in attesa che i lavori di bonifica e sanificazione permettano la riapertura.

Come garante regionale, insieme al garante comunale di Alba Alessandro Prandi, stiamo presidiando costantemente la situazione. Il nostro interesse alla riapertura dell’istituto albese non è una difesa di interessi corporativistici né tantomeno  un’attenzione meramente territoriale (visto che siamo entrambi cuneesi…), ma risiede in ragioni che ritengo più profonde e sostanziali.

Il carcere di Alba si colloca in un contesto geografico caratterizzato da un tessuto sociale ed economico particolarmente significativo, con la presenza di diverse imprese, istituzioni ed associazioni di volontariato sensibili e partecipi, e quindi si tratta di un ambiente fecondo di opportunità lavorative e di relazioni umane che possono consentire (come è successo nel recente passato) la realizzazione di un carcere più umano, votato al principio di utilità della pena attraverso la costruzione di percorsi di riabilitazione e reinserimento lavorativo e sociale per i quali, sia io che i miei colleghi garanti, ci battiamo quotidianamente.

Un esempio: ad Alba da alcuni anni si svolge in autunno la rassegna “Valelapena!” che, attraverso l’esposizione e la vendita dei prodotti dell’economia carceraria, intende valorizzare sia socialmente che economicamente il lavoro dei detenuti. Tra i prodotti presentati vi sono il miele “Dolce Bottino” ed il vino (appunto il famoso “Valelapena!”) prodotti in carcere ad Alba. Nel 2006, infatti, è stato impiantato un vigneto  all’interno delle mura della Casa Circondariale, con l’implementazione di un corso di Operatore Agricolo gestito dalla Fondazione Casa di Carità – Arti e Mestieri onlus, che è arrivato ad impegnare  fino a  15 detenuti, mentre altri 4 carcerati (usciti dai corsi precedenti) si occupavano della manutenzione degli spazi verdi, del vigneto, dell’orto interno e della serra. Ad oggi, nonostante la chiusura dell’istituto, la continuità nella cura e coltivazione del vigneto è garantita dal lavoro di tre detenuti della Casa di reclusione di Fossano che, quotidianamente, si recano in loco. Le uve che verranno raccolte in autunno saranno lavorate e imbottigliate presso l’Istituto Enologico “Umberto I” di Alba con la collaborazione degli studenti.

Inutile negare che anche ad Alba, in precedenza alla chiusura, non vi fossero problemi o criticità. Ad esempio la posizione del carcere : il “Montalto” è lontano dal centro storico e dalla stazione ferroviaria, con collegamenti pubblici precari. Ora la prolungata chiusura provoca, com’è comprensibile, un senso di precarietà ed incertezza, non soltanto fra i detenuti, ma anche tra il personale di sorveglianza, gli operatori sociali, il personale medico-sanitario e, in particolare, tutto quel mondo di persone che ruota a titolo volontario intorno al carcere.

Interrogativi e preoccupazioni che sono giunti anche alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, tant’è che nella seduta parlamentare del 15 luglio la Sottosegretaria alla Giustizia Federica Chiavaroli, rispondendo ad un’interpellanza, ha confermato che il Ministero ha stanziato due milioni di euro per i lavori di ristrutturazione che dovrebbero partire a breve e che - secondo le previsioni del DAP - dovrebbero terminare entro la fine del 2017, non escludendo, anzi auspicando espressamente, una riapertura progressiva della struttura per lotti di lavori completati (soluzione che appare più che logica se si considera che l’edificio riservato ai collaboratori di giustizia è stato recentissimamente ristrutturato in modo radicale e conta una capienza di 36 posti). La Sottosegretaria ha inoltre voluto rassicurare circa la massima cura da parte del Ministero nel garantire la continuità dei percorsi scolastici e professionali intrapresi dai detenuti. Su quest’ultimo punto la realtà è purtroppo oggettivamente meno rosea di quanto dichiarato: il continuo monitoraggio dei garanti comunali rileva infatti una dispersione dei percorsi intrapresi. Indubbiamente l’intervento in questione ha testimoniato un’attenzione e, indirettamente, un riconoscimento delle risorse e dei valori propri dell’istituto albese da parte del Ministero.

Ora l’aspettativa è che, con la riapertura, si possano ampliare e potenziare gli aspetti positivi che già esistevano, perché Alba possa riavere un carcere migliore e alla comunità penitenziaria albese sia data l’opportunità di vivere una nuova stagione di impegno, una nuova alba.

Bruno Mellano

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