Consiglio Regionale del Piemonte

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Ennesimo appello

Martedì 19 luglio il Senato della Repubblica ha deciso di sospendere, al momento sine die, l’esame del Disegno di Legge che introduce il reato di tortura nell’ordinamento giuridico italiano e che era già stato approvato dalla Camera dei Deputati nel 2015. Il rinvio in Commissione di un testo è la più classica procedura parlamentare per l’insabbiamento definitivo di molte proposte di legge su cui si fatica a raggiungere la necessaria maggioranza dei voti.

Questo rinvio di un DDL giunto alla sua terza lettura parlamentare appare davvero incomprensibile e francamente ingiustificabile, se l’obiettivo del Governo (e del Parlamento) rimane quello dichiarato di voler dare finalmente attuazione alla Convenzione delle Nazioni Unite contro "la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti" che il nostro Paese ha ratificato nel 1988.

In queste ore sono molte ed autorevoli le prese di posizione e le dichiarazioni pubbliche affinché si proceda e concluda finalmente l’iter per dotare l’Italia di una sua legge specifica in materia. Come Garanti dei Detenuti abbiamo preparato un appello al Presidente della Repubblica affinché faccia valere la sua autorevolezza e le sue responsabilità istituzionali nei confronti della comunità internazionale che da decenni ci chiede l’adempimento di un preciso impegno assunto con la ratifica della Convenzione ONU. Il testo del messaggio rivolto a Sergio Mattarella ricorda che gli stessi Costituenti fecero riferimento alla questione nell’unico obbligo di punire previsto dalla nostra Carta fondamentale (articolo 13, comma 4: “E’ punita ogni violenza fisica e morale sulle persone comunque sottoposte a restrizioni di libertà”).

L’appello sottolinea che l’eventuale insabbiamento del disegno di legge per l’introduzione del reato di tortura equivarrebbe a un messaggio di impunità, verso pratiche violente, offensivo nei confronti della grande maggioranza degli appartenenti alle forze di polizia che ben conoscono i fini e i limiti del loro agire. Di fronte alle inquietudini che stanno mettendo a dura prova il diritto internazionale dei diritti umani e i fondamenti delle democrazie liberali, la Repubblica Italiana non può permettersi di subire nuove condanne dalla Corte europea dei diritti umani e di essere sanzionata in sede internazionale per via delle inadempienze parlamentari.

Si sa, infatti, che i deputati votarono il DDL lo scorso anno anche sotto la pressione emotiva della clamorosa condanna da parte della Corte di Strasburgo per i fatti della scuola Diaz di Genova. Il dibattito basato su divergenti opinioni politiche presenti nell’ambito partitico era stato temporaneamente messo da parte, ma nel contempo sappiamo anche che casi di "trattamenti crudeli" avvengono e sono avvenuti, in Italia e solo una chiara previsione legislativa potrà definire i confini propri del potere statuale di monopolio dell’utilizzo legale della violenza, a tutela in primo luogo degli operatori della pubblica sicurezza.

L’appello richiama il fatto che, a seguito di una chiara assunzione di responsabilità da parte delle forze politiche, non sarà difficile individuare nel testo della Convenzione ONU o in quello più recente approvato da Papa Francesco per lo Stato del Vaticano la soluzione più idonea alla formulazione del reato di tortura.

Come Garanti, conosciamo la sofferenza con cui le persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale affrontano condizioni di detenzione rese intollerabili dal caldo, dall’affollamento e dalla mancanza di risorse. Solo la fiducia nello Stato di diritto, nelle sue istituzioni e nel rispetto dei diritti fondamentali consentono di mantenere un filo di speranza e di garantire un governo pacifico delle nostre carceri. Questa fiducia non può essere disattesa dalle istituzioni repubblicane.

Bruno Mellano

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