Consiglio Regionale del Piemonte

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La Squadra

Mercoledì 6 luglio a Palazzo Lascaris è stato sottoscritto il Protocollo d'intesa fra i Garanti dei Detenuti piemontesi e il Provveditorato dell'Amministrazione Penitenziaria del Piemonte, Liguria, Valle d'Aosta. Si tratta del terzo Protocollo di questo tipo a livello nazionale, dopo quelli recentemente firmati in Toscana e Lombardia.

Il documento va a regolare i rapporti istituzionali, le procedure operative e le modalità di accesso alle carceri ed è stato autorevolmente suggerito e sollecitato dallo stesso Capo del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, Santi Consolo, e dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, Luigi Pagano. Il protocollo consta di otto articoli e più precisamente: Accesso agli Istituti, Attività negli Istituti, Azioni del Garante, Azioni dell’Amministrazione Penitenziaria, Azioni congiunte, Verifiche, Trattamento dei dati e Validità.

Alla cerimonia della firma erano presenti il Vicepresidente del Consiglio regionale Nino Boeti (in rappresentanza del Presidente Mauro Laus), l’Assessora regionale alle Pari Opportunità, Diritti Civili, Immigrazione, Monica Cerutti e la Consigliera regionale Enrica Baricco. Gli istituti penitenziari piemontesi erano rappresentati da numerosi comandanti ed agenti del corpo di Polizia penitenziaria e da quasi tutti i direttori e le direttrici (fatta la sola, giustificata eccezione di Cuneo e Saluzzo). Vale la pena di citare i loro nomi e istituti di competenza: Giuseppina Piscioneri (Alba e Fossano), Domenico Arena (Alessandria San Michele), Alberto Valentini (Alessandria Cantiello e Gaeta), Elena Lombardi Vallauri (Asti), Antonella Giordano (Biella), Assuntina Di Rienzo (Ivrea), Rosalia Marino (Novara e Verbania), Domenico Minervini (Torino), Tullia Ardito (Vercelli).

All’elenco dei rappresentanti istituzionali che sono intervenuti non potevano mancare quelli di molti dei 12 Comuni piemontesi sede di carcere e cioè Alba, Alessandria, Asti, Biella, Cuneo, Fossano, Ivrea, Novara, Saluzzo, Torino, Vercelli, Verbania. Tutti i comuni piemontesi interessati hanno approvato una delibera istitutiva del Garante locale dei detenuti, e tutti – tranne per ora Novara – hanno provveduto alla nomina del proprio Garante comunale.

L’Ufficio del Garante della Regione Piemonte in questi primi due anni di attività, seguiti alla prima attuazione della L.R. 28/2009 istitutiva della figura, ha attivamente operato per la nomina dei Garanti territoriali. Un coordinamento regionale è attivo dal 1° febbraio 2016 e ha positivamente contribuito a stilare il testo, in sinergia ed accordo con il PRAP.

Sul tema delle garanzie per le persone ristrette, in Piemonte più che in altre regioni, si sta seriamente e con tutte le difficoltà del tema, tentando di “fare squadra”. E per questo credo sia doveroso fare l’appello dei Garanti attivi in Piemonte e quindi, in rigoroso ordine alfabetico: Sonia Caronni, Anna Cellamaro, Bruna Chiotti, Rosanna Degiovanni, Roswitha Flaibani, Monica Cristina Gallo, Silvia Magistrini, Armando Michelizza, Davide Petrini, Alessandro Prandi, Mario Tretola. A tutti loro credo debba andare un plauso ed un ringraziamento pubblico delle Istituzioni e della società civile piemontese: tranne il sottoscritto e la garante torinese, a cui è riconosciuta un’indennità di carica, gli altri sono a titolo gratuito e anzi si pagano pure le spese per il “badò” che si sono presi!

L’obiettivo – per mutuare i termini sportivi propri di questo periodo di Campionati europei di calcio - è anche il “gioco di squadra”, come richiesto ed auspicato a più riprese e da più voci (Ministro della Giustizia, Capo Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Garante nazionale e Provveditore regionale).

Alla firma del Protocollo l’evocazione calcistica come metafora di molto altro possibile ed auspicabile è stata ben rappresentata dall’ironico cortometraggio “The Squad”, proiettato al termine della cerimonia, che è stato girato dal regista (ora sindaco fossanese) Davide Sordella nella Casa di Reclusione “Santa Caterina” di Fossano (Cn) con la riuscita interpretazione corale di reclusi, volontari ed operatori penitenziari.

Solo un intelligente e consolidato “gioco di squadra”, in cui ognuno sia spinto a dare il meglio di sé nel proprio ruolo, con le proprie capacità, in relazione con gli altri può essere l’unico realistico modo per far fare qualche passo in avanti alla comunità penitenziaria italiana. Tutti si è concordi e consapevoli che l’Italia non debba ambire a mantenere i record negativi di Paese europeo dove l’esecuzione penale in carcere è la più costosa di tutti gli Stati dell’Unione e nel contempo il tasso di recidiva dei reclusi che espiano la condanna nelle patrie galere è la più alta in assoluto in Europa.

Bruno Mellano

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