Consiglio Regionale del Piemonte

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Fiori per Marco

La morte di Marco Pannella ha colpito l’intero Paese ma indubbiamente ha commosso, in primo luogo e con profonda e sincera partecipazione, la comunità penitenziaria italiana. Quando, venerdì 20 maggio alle ore 15.30, è stata aperta la camera ardente presso la Sala Aldo Moro del Palazzo di Montecitorio, con l’afflusso mesto e composto di cittadini e di autorità, sono giunti anche molti fiori.

Dalle singole rose rosse (che richiamavano lo storico simbolo di tante iniziative politiche), alle magnificenti corone istituzionali delle più alte cariche dello Stato, dei partiti, dei compagni. Proprio i reclusi hanno, più di altri e prima di altri, voluto segnalare la propria partecipazione al lutto per la morte del leader radicale con l’invio di fiori: una volontà non scontata e banale, la cui concreta realizzazione ha sicuramente avuto aspetti di operatività, di soldi, di tempo, tutt’altro che semplici. Dal chiuso di un carcere della capitale o della provincia italiana, al centro delle istituzioni democratiche, far giungere tempestivamente un segno di partecipazione, indica un’attivazione collettiva non comune dei detenuti e della struttura.

Fra gli omaggi floreali che hanno accompagnato l’ultimo viaggio di Pannella, nelle ore e nei luoghi della commemorazione laica, spiccava un’elegante composizione di fiori che, forse per le dimensioni e per la particolare realizzazione, le mani guantate di bianco dei commessi della Camera dei Deputati avevano scelto di depositare, nell’allestimento dell’ambiente, proprio ai piedi del feretro in capo alla bara aperta per l’estremo saluto. Quel mazzo, che inevitabilmente ha finito per spiccare fra tutti, si fregiava di un nastro viola bordato d’oro che recitava: “I detenuti del carcere di Asti A.S.”. A.S. come Alta Sicurezza, il circuito penitenziario speciale che da due anni caratterizza la Casa di Reclusione di Quarto Inferiore. Quando, la scorsa settimana, sono stato ad Asti per colloqui con i detenuti, ho voluto incontrare alcuni reclusi in A.S. già conosciuti in questi mesi di attività, per testimoniare loro la forse casuale ma molto significativa presenza dei loro fiori, che dal Parlamento della Repubblica sono poi stati portati alla sede del Partito Radicale per la veglia notturna del feretro e poi anche in Piazza Navona per il saluto pubblico finale. Incontrando la delegazione ho scoperto che, pur avendo loro provveduto con solerte dedizione alla predisposizione dell’omaggio, nessuno di loro (e neanche la direzione o gli educatori) erano a conoscenza del buon esito degli sforzi messi in campo e del fatto che l’omaggio fosse giunto a destinazione. Ho quindi potuto testimoniare che i loro fiori non soltanto erano giunti ma anche che la loro posizione e rilevanza era stata tale che tutte le persone (e sono state tante) che hanno reso omaggio a Pannella lo hanno fatto davanti a quella corona: sia l’ininterrotta fiumana di cittadini che hanno fatto lunghe code per entrare a Montecitorio, sia i Presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera, del Governo, sia i ministri che i parlamentari.

Visto lo stupore, non imprevedibile nel pianeta carcere, di fronte alle mie parole, ho cercato in rete qualche fotografia, non avendo avuto io la prontezza di spirito di scartare un’immagine con il cellulare. Ho trovato questa foto dell’amico milanese esperto di comunicazione Avy Candeli, che mi ha autorizzato alla sua diffusione, che coglie i colori sgargianti dei fiori dei detenuti di Asti sullo sfondo della bandiera del Tibet.

Credo sia doveroso per me rendere pubblica questa immagine, non tanto a ulteriore contributo per la memoria di Marco Pannella, ma a testimonianza dell’affetto e stima provenienti dalle duecento carceri italiane che in lui hanno riconosciuto il vero garante dei loro diritti.

Bruno Mellano

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