Consiglio Regionale del Piemonte

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I numeri del Corpo

Fra le questioni del mondo carcerario più dibattute e rappresentate con maggior frequenza e superficialità di approccio dai mass media vi è certamente quella della cronica carenza del personale di Polizia Penitenziaria.

Il problema è stato sollevato più volte, sia in seguito alle visite compiute nei penitenziari da rappresentanti della politica locale e nazionale, cui sono talvolta seguite interrogazioni consiliari e parlamentari, sia con le ricorrenti prese di posizione delle varie sigle sindacali che rappresentano questo Corpo di polizia.

Si tratta di un argomento complesso e delicato, a volte purtroppo distorto o utilizzato impropriamente come argomentazione “di parte”, per rafforzare le proprie ragioni, senza una valutazione di medio-lungo periodo e di prospettiva di senso.

La ripartizione del personale del Corpo di Polizia Penitenziaria era stata ridefinita con il Decreto ministeriale del 22 marzo 2013 (dopo un precedente definizione del 2001) che prevedeva una specifica dotazione organica per ogni Provveditorato regionale dell’Amministrazione per un totale complessivo di 45.121 unità. A seguito della Legge 11 agosto 2014, n.117, tali ripartizioni sono state modificate, riducendo la dotazione organica complessiva del Corpo di Polizia Penitenziaria a 44.610 unità, tra l’altro riducendo le unità previste dei ruoli Ispettori (meno 703) ed aumentando quelle dei ruoli Agenti (più 907). Al 31 dicembre 2015 la presenza effettiva del personale di Polizia Penitenziaria registrava – da una nota ufficiale dell’Ufficio per le Relazioni Sindacali del DAP -  – un numero di unità sott’organico di 8.825 a livello nazionale e di 909 unità a livello di PRAP Torino. Lo stesso Ufficio del DAP in data 15 gennaio 2016 ridefiniva la dotazione organica della Polizia Penitenziaria per il nuovo PRAP (Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta) fissandola in 4.820 unità (tra Commissari 58 M e F, Ispettori 385 M e 30 F, Sovrintendenti 454 M e 37 F, Agenti/ Assistenti 3.470 M e 386 F), mentre al 31 dicembre 2015 la forza realmente disponibile al PRAP di Torino era di 2.875 (al netto dei distacchi).

I sindacati di polizia hanno più volte ricordato e sottolineato come la Polizia Penitenziaria sia sott’organico, facendo riferimento ai dati cristallizzati nella piante organiche previste e lanciando ripetutamente il loro allarme per le ipotesi di soppressione dello stesso Corpo, in ottica di spending review.

E’ forse utile riportare qui quanto recentemente dichiarato da Pietro Buffa, neo Direttore Generale del Personale e delle Risorse del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in occasione della presentazione del suo libro “Umanizzare il carcere” tenutasi a Fossano lo scorso 7 maggio. Secondo Buffa la dotazione di personale prevista dalle piante organiche rispecchia un’altra epoca storica non tenendo conto dei tagli generalizzati del personale dei Ministeri e della Pubblica Amministrazione e neppure tiene in considerazione la necessità di implementare un nuovo modello di carcere su cui l’Amministrazione Penitenziaria intende puntare nei prossimi anni, spostando sempre più l’accento da un’impostazione meramente custodiale ad una decisamente più trattamentale. Per questi motivi si prevede che anche il personale del Corpo si ridurrà gradualmente di un ulteriore 15%, senza tagli di posti di lavoro ma semplicemente con l’assegnazione a funzioni diverse da quelle di mera custodia e con il graduale pensionamento di una quota di personale che non verrà sostituito (come peraltro sta avvenendo in quasi tutte le pubbliche amministrazioni).

D’altra parte occorre considerare la riduzione della popolazione reclusa che si è registrata in questi ultimi anni, riduzione dovuta alla misure deflattive messe in campo a seguito della sentenza “Torreggiani” e che richiede di spostare il focus dell’attenzione sull’esecuzione penale esterna e sulle pene alternative al carcere. Inoltre l’adozione e l’avvio della cosiddetta “vigilanza dinamica” che, seppur criticata da una parte del Corpo di Polizia Penitenziaria che la vede come elemento che va a diminuire la sicurezza, comporta un impegno di sorveglianza molto diverso e, almeno in prospettiva, dovrebbe richiedere minor intervento di agenti e soprattutto sgravarli da compiti meramente custodiali e svilenti. A questo proposito è interessante leggere ancora una volta i dati del DAP relativi al monte-ore di straordinari a disposizione della Polizia: l’ipotesi per il 2016 era quella di assegnare al PRAP Torino (all’epoca ancora competente solo per Piemonte e Valle d’Aosta) un monte-orario pari a 529.132 ore di straordinario, ma a fronte del consumo di ore dei primi tre mesi del 2016 che proiettato su dodici mesi mostrava un decremento delle ore rispetto all’anno precedente, la stima è stata rivista al ribasso, scendendo a 510.132 (poi aumentate in seguito all’estensione della competenza del Provveditorato alla regione Liguria).

Per realizzare un carcere “nuovo”, qual’è quello prospettato negli “Stati Generali dell’esecuzione penale” e auspicato dai vari interlocutori chiamati dal Ministro della Giustizia Andrea Orlando a dare indicazioni e suggerimenti, indubbiamente occorre riallocare in modo innovativo e fecondo le risorse economiche e umane del pianeta carcere, il che non significa certo ”licenziare” agenti penitenziari, ma piuttosto garantire loro un ruolo nuovo e maggiormente professionalizzante, e contemporaneamente occorre assumere assistenti sociali, interpreti, mediatori culturali, educatori e formatori.

Bruno Mellano

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