Consiglio Regionale del Piemonte

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Un Primo Maggio diverso.
 

Domenica Primo Maggio ho voluto trascorrere la mattinata della Festa del Lavoro in modo diverso dal consueto: mi sono infatti recato a Cuneo dove, insieme al Garante comunale dei detenuti, Mario Tretola, ho visitato la parte della locale Casa Circondariale che è dedicata ai detenuti al “carcere duro”, il famigerato regime di “41bis”. Il motivo della visita era dovuto, in particolare, alla dichiarazione fatta dal Provveditore regionale dell’Amministrazione penitenziaria, dott. Luigi Pagano, lo scorso 28 aprile in occasione della presentazione in Consiglio regionale del rapporto annuale di Antigone “Galere d’Italia”, organizzata dal mio ufficio. Il Provveditore infatti, rispondendo a una specifica sollecitazione sulla situazione del “41bis” di Cuneo, ha annunciato che la sezione speciale era in via di chiusura, con il graduale trasferimento di tutti i detenuti in altri istituti penitenziari. Si è trattato di un autentico “scoop”, giunto alla fine di un lungo iter perché proprio un anno fa, con una lettera datata 13 maggio, segnalavo al Capodipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria Santi Consolo e al responsabile della Direzione Generale dei detenuti e del trattamento Roberto Piscitello quelle che, a mio avviso, erano le principali criticità della sezione speciale cuneese. L’edificio di via Roncata è in funzione dal 1978: in origine era composto da due padiglioni, denominati “Vecchio Giudiziario” e “Cerialdo”. Nel 2010 è stato aperto un nuovo padiglione, dove sono stati trasferiti i detenuti comuni e nella struttura vecchia, composta di quattro piani di 23 posti letto per complessivi 92 ospiti, sono rimasti allocati i ristretti in “41bis”. In seguito alle mie visite avevo potuto constatare come un grande disagio per i reclusi fosse causato dalla poca luce che filtra nelle celle a causa di un triplice sbarramento posto alle finestre: oltre alle sbarre, infatti, vi sono una fitta griglia e un pannello opaco che impedisce la vista del cielo e permette solo il passaggio di luce indiretta e riflessa. La vetustà degli impianti pone spesso e volentieri problemi reali di riscaldamento nelle stanze, che non sono dotate di acqua calda. Inoltre i ristretti lamentavano che i materassi in dotazione, di gommapiuma, fossero eccessivamente usurati e consumati. Altre problematiche erano relative soprattutto alle modalità di colloquio con i familiari. La stanza dei colloqui prevedeva infatti l’interposizione fra ristretto e visitatore di un vetro dalla limitata visuale e posto in posizione molto bassa, la cui funzione era quella di evitare il passaggio di oggetti, ma che rendeva obiettivamente difficoltosa la conversazione e il contatto visivo. Altre lamentele riguardavano le eccessive limitazioni dei colloqui con determinate categorie di familiari, quali i nipoti, mentre le procedure previste dal regolamento consentono un contatto di soli 10 minuti con i figli minori di 12 anni, rendendo molto penosa la visita. Alla citata lettera aveva con sollecitudine e puntualità risposto il Capodipartimento Consolo (in data 3 giugno 2015): alle specifiche criticità non veniva data una puntuale risposta ma si diceva tuttavia che “la situazione della Casa Circondariale di Cuneo è da tempo all’attenzione di questa Amministrazione. Infatti l’apertura della nuova sezione “41bis” presso l’istituto penitenziario di Sassari consentirà il graduale spostamento dei detenuti colà ristretti e porterà alla dismissione della struttura piemontese per destinarla a diverso uso, previa effettuazione dei lavori di adeguamento che saranno necessari”.
E’ così che da una presenza effettiva di circa 90 reclusi, la sezione è andata via via svuotandosi fino agli undici attualmente ristretti, da noi incontrati il Primo Maggio. La comunicazione della chiusura definitiva della sezione è un’ottima notizia: non solo consentirà il recupero di spazi fruibili dagli altri detenuti dell’istituto ma, venendo meno le esigenze securitarie e custodiali proprie della categoria “41bis”, si può auspicare e sperare che l’identità del penitenziario cuneese possa mutare, tendendo maggiormente ad un’impostazione trattamentale e volta al recupero, sfruttando così le opportunità sociali ed economiche che il tessuto urbano cuneese offre, con possibili collaborazioni e opportunità (anche di lavoro all’esterno) per i ristretti. Vinta questa battaglia occorre ora passare ad occuparsi dell’altro istituto piemontese che ha una sezione speciale dedicata ai “41bis”, vale a dire la Casa Circondariale di Novara dove, per certi versi, la situazione è anche peggiore rispetto a quella di Cuneo. l’Istituto novarese, costruito intorno agli anni 70, è costituito da un reparto di media sicurezza con due sezioni detentive ordinarie destinate ad ospitare detenuti comuni, in attesa di primo giudizio e/o imputati, ricorrenti e definitivi, e dalla sezione speciale dedicata appunto ai “41 bis”, che costituisce una sorta di “corpo estraneo” perché situata in un fabbricato più recente ma ormai logoro posto al centro dell’area detentiva e separato dagli altri corpi edificati. Anche qui i problemi non mancano: in primo luogo la sala colloqui che, pur dotata di più postazioni, consente in realtà l’effettuazione di un solo colloquio alla volta con le conseguenti difficoltà e attese connesse per i familiari in visita. Come Garante e come cittadino, spero di poter “festeggiare” un miglioramento della situazione estrema del “carcere duro” senza che debbano trascorrere troppe Feste del lavoro e, a questo proposito, proseguirò nell’azione di segnalazione delle criticità, stimolo e sollecitazione che, per quanto riguarda Cuneo, qualche frutto ha portato.

Bruno Mellano

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