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Dettaglio seduta n.232 del 3/1/90 - Legislatura n. IV - Sedute dal 12 maggio 1985 al 5 maggio 1990

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Argomento:


PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROSSA


Argomento:

Approvazione verbali precedenti sedute


PRESIDENTE

La seduta è aperta.
In merito al punto 1) all'o.d.g.: "Approvazione verbali precedenti sedute", non essendovi osservazioni, il processo verbale dell'adunanza consiliare del 4 maggio 1989 si intende approvato. Sono stati distribuiti inoltre i processi verbali delle adunanze consiliari dell'11, 25 e 31 maggio, 8, 22 e 23 giugno 1989, che verranno posti in votazione nella prossima seduta.


Argomento: Problemi del lavoro e della occupazione

Interrogazione n. 2127 del Consigliere Tapparo inerente la ELCIT di Sant'Antonino di Susa


PRESIDENTE

In merito al punto 2) all'o.d.g.: "Interrogazioni ed interpellanze" esaminiamo l'interrogazione n. 2127 presentata dal Consigliere Tapparo.
Risponde l'Assessore Cerchio.



CERCHIO Giuseppe, Assessore al lavoro

Signor Presidente, l'interrogazione del Consigliere Tapparo ci dà l'opportunità di illustrare una delle tante vicende significative, in negativo per la verità, ed emblematiche del sistema delle imprese in Piemonte e dei relativi livelli occupazionali.
La ELCIT di Sant'Antonino di Susa è un'azienda, come è noto, controllata dalla GEPI che opera nel comparto dell'elettronica civile. Ad oggi occupa circa 360 dipendenti. La produzione è costituita da apparecchi televisivi articolati sui marchi Magnadyne e Radio Marelli per un volume annuo di circa 80.000 televisori.
Il problema di competitività dell'azienda si ricollega allo stato di frantumazione dell'industria italiana del settore, che produce annualmente circa 800.000 pezzi suddivisi in 25 marchi, a fronte dei 10 milioni di pezzi prodotti dalla sola Philips e ai 3 milioni della Thomson.
Si tratta quindi, per la ELCIT, di problemi di volumi produttivi e di economia di scala, e non di qualità del prodotto, che è sostanzialmente omogenea per tutti i produttori, in quanto i componenti a partire dal tubo catodico sono costruiti dalle medesime aziende fornitrici e la tecnologia per il montaggio è molto semplice.
Le prospettive per un reale sviluppo dell'azienda possono derivare da un favorevole posizionamento della ELCIT rispetto all'eventuale costituzione di un polo nazionale dell'elettronica civile che comprenda anche le aziende del Gruppo REL. anche in previsione degli spazi di mercato che si possono aprire per la TV ad alta definizione, intesa come trasformazione radicale della TV, come mezzo multiuso teso a coprire il campo audiovisivo e quello dell'informatica e delle telecomunicazioni in cui sono in gioco non solo questioni di tecnologie, ma anche processi di ristrutturazione finanziaria ed imprenditoriale dei settori tecnologici di punta a livello mondiale.
Il Ministero dell'Industria a questo proposito ha svolto degli studi di fattibilità, ma la scelta di politica industriale di costituire una struttura imprenditoriale adeguata, per condizioni e per dimensioni, per capacità di ricerca e per commercializzazione anche mediante accordi con grandi ed importanti gruppi europei, richiedono approfondimenti ulteriori che ad oggi non possono certo prefigurare un cammino già tracciato in cui la ELCIT possa trovare un proprio ruolo.
E' da ricordare che l'azienda chiude in perdita i bilanci ormai da svariati anni. Già nel 1988 aveva avanzato una richiesta di concessione di cassa integrazione straordinaria per crisi senza procedere alla sospensione dei lavoratori. La richiesta era stata respinta dal CIPI. Nel corso del 1989 l'azienda aveva denunciato un'eccedenza strutturale di circa 150 lavoratori. Dopo ripetuti incontri della Regione con la ELCIT, la GEPI e le organizzazioni sindacali, si era giunti il 14/6/1989 a stipulare un accordo presso il Ministero del Lavoro di riconoscimento dello stato di crisi e di eccedenza strutturale. L'azienda sulla base di questo accordo si impegnava a non dar corso ai licenziamenti e a presentare domanda di cassa integrazione per dodici mesi a decorrere dal 26/6/1989. Nel corso di detto periodo l'azienda si attiverà per utilizzare l'istituto del prepensionamento e a favorire le dimissioni incentivate.
La Regione Piemonte si era dichiarata già in allora disponibile ad attivare corsi di riqualificazione professionale finalizzati a soluzioni occupazionali che si renderanno disponibili anche a seguito di occasioni di reimpiego di lavoratori ultraventinovenni, secondo gli accordi vigenti fra le organizzazioni datoriali e le organizzazioni sindacali.
L'azienda ha presentato richiesta di cassa integrazione straordinaria ai sensi della deliberazione CIPI del 9/7/1987 n. 330 per il periodo dal 26/6/1989 al 26/12/1989 e contestuale sospensione di circa 130 lavoratori.
La richiesta per la successiva semestralità è all'esame dell'URLMO. Lo stesso Ufficio ha inoltrato la pratica al Ministero del Lavoro in data 26/9/1989 (come il collega sa, per le richiesta di cassa integrazione ai sensi della deliberazione n. 330 del CIPI non è richiesto il parere della Regione). In data 26/10/1989 si è svolto un incontro a Roma presso la sede della Regione Piemonte tra la Regione, la ELCIT, la GEPI e le organizzazioni sindacali per l'esame della situazione che si è concluso con un accordo che prevedeva un anticipo del trattamento di cassa integrazione ai lavoratori sospesi.
L'azienda ribadiva che se la richiesta di cassa integrazione non fosse stata accolta entro il 1989, avrebbe avviato la procedura dei licenziamenti. In data 30/11/1989 dopo numerose sollecitazioni abbiamo inviato un ultimativo telex al Ministero del Lavoro per sollecitare il rapido espletamento della pratica che si presentava sempre più complessa soprattutto per le ricadute di carattere sociale sul territorio della Valle Susa. In data 14/12/1989 abbiamo inviato nuovo telex al Ministro del Lavoro per sollecitare l'invio della pratica al CIPI. In data 22/12/1989, quindi alla vigilia di Natale, il Sottosegretario Grippo telegrafava alla Regione di aver firmato la pratica. La pratica è stata trasmessa al CIPI in data 29/12/1989 come peraltro comunicato dallo stesso Ministro del Lavoro in data 4/1/1990. Nel mese di gennaio 1990, e siamo al contemporaneo l'azienda ha avviato le procedure di licenziamento per 200 lavoratori. La procedura si doveva concludere l'11/2/1990.
In data 26/1/1990 abbiamo ancora sollecitato il CIPI segnalando l'urgenza dell'esame della pratica ELCIT. Nella stessa data abbiamo richiesto al Ministro del Lavoro la convocazione delle parti. L'incontro è avvenuto il 7/2/1990. La GEPI, visto il prolungarsi dei tempi per l'esame dell'istanza di cassa integrazione da parte del CIPI, ha comunicato nel corso della riunione stessa di non voler ritirare o sospendere la procedura dei licenziamenti, la cui naturale conclusione è avvenuta l'11 febbraio.
Su richiesta della Regione Piemonte il Ministero del Lavoro si è impegnato a riconvocare le parti in tempi brevi, dopo aver compiuto ulteriori approfondimenti, per giungere ad una positiva soluzione della vertenza.
In data 8/2/1990 abbiamo inviato ai Ministeri Lavoro e Industria e alla Presidenza del CIPI ulteriore formale richiesta per evidenziare l'assoluta necessità dell'esame della pratica nel prossimo Comitato tecnico CIPI. In data 19/2/1990 si è svolto un incontro presso il Ministero del Lavoro con la presenza della ELCIT, della GEPI, della FIM-FIOM-UILM, della Regione e del Comune di Sant'Antonino di Susa.
Le organizzazioni sindacali hanno chiesto in quell'occasione la revoca dei licenziamenti, la GEPI non ha accolto la richiesta ma, recependo l'invito rivoltole dal Ministero del Lavoro e dalla Regione Piemonte, ha dichiarato di sospendere con effetto immediato l'efficacia dei licenziamenti a fronte del ribadito impegno delle istituzioni a sostenere il riconoscimento della concessione della cassa integrazione. La Regione si attiverà inoltre per favorire ogni possibile processo di mobilità, anche utilizzando gli strumenti forniti dalla legge regionale n. 53/89.
Il Ministero del Lavoro riconvocherà le parti prima del giugno 1990 data di scadenza della richiesta della cassa integrazione per una verifica ulteriore della programmazione.
Infine, il Comitato tecnico del CIPI, riunitosi il 21 febbraio, ha esaminato la pratica ELCIT, sono state poste quindi le condizioni per una positiva deliberazione del CIPI stesso non appena si riunirà (ad oggi non è dato ancora sapere la data della prossima riunione del CIPI).
Questo articolato e complesso percorso, che nei mesi di fine anno 1989 ed inizio del nuovo anno ci ha visti seguire con attenzione la vicenda della ELCIT di Sant'Antonino di Susa, è certamente testimonianza di una complessa vicenda sulla quale ci auguriamo di avere in qualche modo coinvolto tutti i soggetti almeno nella parte dell'attivazione della cassa integrazione che è elemento iniziale e propedeutico per affrontare tutta la complessa vicenda.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Tapparo.



TAPPARO Giancarlo

Ringrazio l'Assessore per la puntuale e precisa risposta di cui gradirei avere il testo scritto.
Vorrei però fare una sottolineatura evidenziando un'opportunità. Giorni fa abbiamo discusso del problema RAI proprio perché viviamo in molti settori la strategia dell'impoverimento della nostra struttura sino a portarla ad una dimensione tale che la rende poi irrecuperabile ad un ruolo forte. L'abbiamo vissuta nella siderurgia, ora nell'elettronica civile e la ELCIT in fondo è una vittima di questo tipo di strategia.
Ora, se il polo ELCIT (uno degli ultimi dell'elettronica civile del Piemonte) va al di sotto di una certa dimensione critica, non credo che possa diventare un elemento significativo di un polo nazionale dell'elettronica civile. La necessità quindi di salvaguardare la capacità produttiva e dimensionale di questa azienda è legata alla possibilità futura di entrare a pieno titolo, e non semplicemente come uno stabilimento complementare, all'interno di quella strategia.
Accolgo con soddisfazione quanto è stato detto in merito alla cassa integrazione e sottolineo che occorre dare un peso politico alla nostra iniziativa per evitare che ci sia questo tipo di emarginazione.
Infine, Assessore, sarebbe opportuno valutare se su quell'area produttiva estremamente vasta (dieci-quindici anni fa l'azienda contava 6/8.000 dipendenti, con grandi stabilimenti oggi in gran parte dismessi) non sia possibile pensare ad azioni di riusi per altre attività che potrebbero portare risorse fresche alla ELCIT che le permetterebbero di stare sul mercato. Non è solo un problema di costi di produzione, ma anche di standard qualitativi non tanto del prodotto finale, quanto per il fatto che un processo produttivo limitato sta creando delle difficoltà sul terreno della qualità, fattore essenziale per un'impresa produttiva sana.


Argomento: Industria (anche piccola e media) - Problemi energetici - Problemi del lavoro e della occupazione

Interpellanza n. 2137 dei Consiglieri Amerio, Bruciamacchie, Calligaro Guasso e Montefalchesi inerente i convegni promossi dall'Assessorato all'industria, lavoro ed energia


PRESIDENTE

L'Assessore Cerchio risponde ancora all'interpellanza n. 2137 presentata dai Consiglieri Amerio, Bruciamacchie, Calligaro, Guasso e Montefalchesi.



CERCHIO Giuseppe, Assessore al lavoro

All'interpellanza urgentissima pervenuta il 23 febbraio u.s. rispondo con replica altrettanto urgentissima il giorno 1 marzo dicendo che l'economia piemontese ha conseguito in questi ultimi anni nel suo complesso risultati positivi che hanno consentito di chiudere con un certo ottimismo un decennio che si era aperto all'insegna di profonde ristrutturazioni dell'apparato produttivo, quasi sempre con rilevanti costi sociali.
La crescente integrazione dei mercati e la rapidità del processo tecnologico pongono tuttavia oggi problemi nuovi e richiedono soprattutto al sistema produttivo la capacità di ristrutturarsi in modo da poter reggere la crescente concorrenza internazionale.
Per conoscere in modo più approfondito e diretto la realtà industriale della Regione, quali siano i suoi punti di forza e i suoi elementi di debolezza, per verificare soprattutto stato e prospettive dell'occupazione l'Assessorato regionale all'industria e al lavoro, anche sulla base di esplicite sollecitazioni venute da parte degli enti locali, delle organizzazioni sindacali e dalle parti sociali in genere, ha organizzato o comunque partecipato ad una serie di incontri nelle diverse aree della Regione Piemonte: il Pinerolese, il Cuneese, l'Alessandrino, il Canavese che hanno formato oggetto di appositi confronti e convegni di analisi e di proposta. Anche nell'area del Chierese, sulla base di preoccupazioni legate all'andamento del settore tessile e al più importante insediamento dell'area, cioè l'Aspera, localizzata a Riva di Chieri che occupa circa 1.700 dipendenti e anche in seguito ad alcune preoccupazioni che in queste ultime settimane si sono segnalate in ordine alla non conferma di una serie numerosa di contratti di formazione lavoro, sono state sollecitate da parte degli enti locali e delle organizzazioni sindacali analisi e verifiche. In questo quadro si colloca il convegno organizzato a Chieri lunedì 26 febbraio nella sede istituzionale del Municipio sul tema "Problemi e prospettive dell'occupazione nell'area chierese". Il convegno, al quale hanno attivamente partecipato, in quanto invitati, le organizzazioni sindacali, le associazioni imprenditoriali di categoria, gli enti locali le forze politiche e sociali, a parte gli aspetti più propriamente congiunturali, ha rappresentato un importante momento di verifica degli aspetti strutturali dell'area in cui il sistema produttivo si articola: nel settore tessile tradizionale di importante presenza nell'area, nel settore metalmeccanico, in quello dell'industria dolciaria e della cartotecnica.
Soprattutto il settore tessile - è emerso nel corso del convegno - presenta aspetti di notevole interesse in quanto sta attraversando un periodo di trasformazione e di riassetto strutturale dal cui positivo andamento dipende la possibilità per l'industria tessile chierese di continuare ad essere presente nel mercato nazionale e straniero con prodotti di qualità.
E' soprattutto sulla necessità di qualificare sempre più la produzione tessile dell'area e di muoversi con una strategia integrata da polo tessile che ha insistito il dibattito che ha anche posto una particolare attenzione al problema delle localizzazioni industriali e a quello del miglioramento dei collegamenti, soprattutto pubblici, con l'area torinese.
Dalla partecipazione al dibattito di imprenditori, sindacalisti amministratori locali, sono infine emerse importanti indicazioni per l'azione degli operatori pubblici e privati per i prossimi mesi.
E' infine ovvio, per le indicazioni date, che ogni presunto riferimento ad iniziative che non vadano nella direzione indicata, che è quella di non rinunciare a svolgere fino in fondo come Regione, pur con i limiti delle scarse competenze, un ruolo di soggetto attivo anche nella politica industriale e del lavoro ritenendolo parte essenziale dell'attività regionale di governo e di importante soggetto di politica economica, è una preoccupazione giusta degli interroganti come lo è altrettanto dell'Assessore.
Assicuro in tal senso che non esistono ipotesi di uso non legittimo o comunque distorto del nostro ruolo di rappresentanti istituzionali.
La dinamica del convegno oggetto dell'interpellanza, come di altri convegni, è a pieno titolo collocato nella citata dimensione e nella costante di un metodo e di uno stile verificati in questi anni da parte dell'Assessorato.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Signor Presidente, mi pare che la risposta non ci sia stata, nel senso che noi ponevamo quesiti precisi e l'Assessore ha preferito parlare d'altro. Ha preferito parlare delle vicende congiunturali dell'economia piemontese per sottolineare l'utilità delle iniziative.
E' difficile non osservare che per quattro anni e mezzo l'Assessorato presieduto dall'Assessore Cerchio non ha svolto grandi iniziative, non ha svolto decine di convegni come sta facendo in questi ultimissimi mesi, anzi si è trincerato sempre dietro le scarse competenze della Regione Piemonte in materia di lavoro, di industria e di altre attività produttive.
E' difficile non notare che negli ultimi mesi si stanno svolgendo a ripetizione convegni in tutte le aree del Piemonte; è difficile non osservare che tutto si concentra nella fase preelettorale. Se poi si va a vedere come sono organizzati questi convegni ci si accorge che c'è un uso distorto delle risorse pubbliche perché si tratta di convegni promossi dall'Assessore Cerchio i cui protagonisti sono di un unico partito! Guardate l'ultimo invito: chi introduce, chi interviene, chi conclude, sono tutti democristiani! E' difficile allora non osservare il carattere meramente propagandistico di questi convegni ed è difficile non osservare che sono sistematicamente tagliati fuori i Consiglieri regionali, soprattutto quelli della quarta Commissione. Pochi giorni fa ci siamo recati in Commissione e abbiamo scoperto l'invito che non è giunto ai Consiglieri, mentre mi risulta che l'invito sia stato inviato in migliaia di copie, evidentemente a cittadini del Chierese, ma questa fortuna non l'hanno avuta i Consiglieri della quarta Commissione che è competente in materia di industria e di lavoro, che è stata appositamente costituita per seguire questi problemi! C'è quindi un uso distorto, meramente propagandistico, delle iniziative, privo anche di qualsiasi buon gusto perché i relatori, coloro che intervengono e coloro che concludono i convegni sono tutti democristiani.
Nulla di male se questa campagna elettorale già in corso fosse pagata dai candidati che la portano avanti, tutto è male invece se si svolge a spese della Regione Piemonte.


Argomento:

Risposta scritta ad interrogazioni


PRESIDENTE

Comunico che è stata data risposta scritta da parte degli Assessori competenti alle seguenti interrogazioni: interrogazione n. 1914 presentata dal Consigliere Staglianò inerente l'applicazione delle nuove procedure per l'erogazione delle prestazioni relative agli ausili e prodotti non riconducibili al Nomenclatore Tariffario interrogazioni n. 416, 1109, 1627, 1755, 1879, 1916, 2076 e 2087 inerenti la Promark.


Argomento:

Comunicazioni del Presidente del Consiglio regionale


PRESIDENTE


Argomento:

Comunicazioni del Presidente del Consiglio regionale

Argomento:

a) Congedi


PRESIDENTE

In merito al punto 3) all'o.d.g.: "Comunicazioni del Presidente del Consiglio regionale", comunico che hanno chiesto congedo i Consiglieri Bresso, Cernetti, Fassio, Ferrara, Reburdo e Vetrino.


Argomento:

b) Presentazione progetti di legge


PRESIDENTE

L'elenco dei progetti di legge presentati sarà riportato nel processo verbale dell'adunanza in corso.


Argomento:

b) Presentazione progetti di legge

Argomento:

c) Apposizione visto Commissario del Governo


PRESIDENTE

L'elenco dei progetti di legge vistati dal Commissario del Governo sarà riportato nel processo verbale dell'adunanza in corso.


Argomento:

d) Mancata apposizione visto Commissario del Governo


PRESIDENTE

L'elenco dei progetti di legge non vistati dal Commissario del Governo sarà riportato nel processo verbale dell'adunanza in corso.


Argomento:

e) Deliberazioni adottate dalla Giunta regionale


PRESIDENTE

L'elenco delle deliberazioni adottate dalla Giunta regionale nella seduta del 13 febbraio 1990 in attuazione dell'art. 9 della legge regionale n. 6/88 - in materia di consulenze ed incarichi, è depositato e a disposizione presso il Servizio Aula.


Argomento: Informazione

f) Convegno sull'alta definizione radiotelevisiva


PRESIDENTE

Comunico inoltre che lunedì ha avuto luogo il Convegno sulla RAI e l'alta definizione radiotelevisiva in Piemonte.
Alla conclusione di tale Convegno si è convenuto di predisporre un ordine del giorno che verrà sottoposto all'attenzione e all'approvazione da parte del Consiglio regionale.


Argomento: Commemorazioni

Commemorazione dell'ex Presidente della Repubblica, Sandro Pertini


PRESIDENTE

E' stato, Sandro Pertini, il Presidente della Repubblica più amato dagli italiani; ma è stato anche l'uomo politico che, pur avendo scelto la politica come professione, ha saputo sempre parlare con il linguaggio della semplicità, della rettitudine, della chiarezza, così come vuole la gente così come la gente vuole che sia la classe politica.
Il suo successore al Quirinale, Francesco Cossiga, si è espresso in questi termini sull'attività e personalità del suo predecessore: "Presidente della Repubblica, Sandro Pertini riuscì a restituire fiducia e speranza a chi già dubitava... Nel suo settennato, eccezionale e irripetibile, operò con grande passione civile e morale e, con lungimirante intuizione, seppe impedire che si verificasse una frattura tra popolo ed istituzioni. Più che un Presidente della Repubblica e capo dello Stato nel senso istituzionale del termine, Sandro Pertini fu capo popolare e morale della nazione".
E il Presidente del Senato, Giovanni Spadolini: "Per sette anni il colle del Quirinale ha contrastato i fattori della crisi della Repubblica le piaghe del terrorismo, della corruzione, delle cospirazioni affaristiche, che non del tutto e solo in parte abbiamo vinto".
Analogamente, la Presidente della Camera, Nilde Jotti: "Pertini ha saputo rappresentare con il sacrificio e l'eroismo nella lotta antifascista e con l'impegno appassionato per la costruzione e la difesa della democrazia italiana le ragioni più alte e profonde che abbiamo scritto insieme a lui a fondamento della Costituzione: quelle che legano indivisibilmente libertà e giustizia sociale".
Ieri il Presidente Andreotti ha ricordato un episodio di quarantacinque anni fa allorquando Pertini, mentre si discuteva la Costituente, disse che la Costituzione doveva avere soprattutto un carattere di grande libertà e di grande umanità.
Cosa aggiungere a queste splendide parole che mettono in evidenza gli aspetti più salienti della personalità di Sandro Pertini? Solo poche annotazioni che riguardano la sua tenace lotta contro il nazifascismo prima e per la pace tra i popoli e l'unità delle forze socialiste e democratiche negli anni del dopoguerra. Non si possono dimenticare, a proposito della sua militanza antifascista, alcuni atti di autentico coraggio che rasentano la temerarietà, come la condanna in contumacia nel '26 a cinque anni di confino, alla quale risponde organizzando con Carlo Rosselli l'espatrio di Turati in Corsica, che gli vale una nuova condanna, sempre in contumacia, a dieci mesi di detenzione; oppure al suo ritorno clandestino dalla Francia nel '29 per riorganizzare le attività clandestine del Partito socialista.
Arrestato, sconta sette anni di carcere e altri sei di confino a Ponza Ventotene e alle Tremiti. E' per lui, questo, un periodo di sofferenza e di grande maturazione politica per il contatto quotidiano che ha con uomini come Scoccimarro, Zaniboni, Secchia, Spinelli e Antonio Gramsci, al quale in particolare, Pertini si lega con un saldo rapporto di profonda stima ed amicizia. E come non ricordare il fatto che egli rifiuta di chiedere la grazia a Mussolini anche quando questa è firmata da sua madre? Questa intransigente coerenza lo costringe a rinunciare alla libertà fino al mese successivo della caduta di Mussolini, e cioè nell'agosto del '43. Riprende subito la lotta, combattendo il 9 e 10 settembre del '43 contro i tedeschi che stanno occupando Roma. Alcuni giorni dopo viene catturato e condannato a morte nel carcere di Regina Coeli: riesce tuttavia ad evadere con Saragat ed altri patrioti, grazie a un'operazione, con falsi ordini di scarcerazione, organizzata da Giuliano Vassalli.
Nel luglio del '44 lo troviamo a Firenze per cooperare all'organizzazione dell'insurrezione della città, mentre nel '45 con Leo Valiani, Argentore e Luigi Longo è tra i protagonisti del Comitato che prepara l'insurrezione del 25 aprile.
Questo spirito combattivo e coerente è stato un elemento costante della figura morale e politica di Sandro Pertini, sia nelle questioni interne di partito, sia nei confronti di tutte le altre forze politiche, sia anche nei confronti del mondo cattolico con cui, nella sua laicità integra e schiettamente umana, è sempre riuscito ad avere buoni rapporti, che negli anni più recenti si sono consolidati nell'apprezzamento di reciproca stima con Giovanni Paolo II, con cui ha condiviso le speranze di pace e di giustizia nel mondo. Anche a questo proposito non si possono dimenticare le sue prese di posizione ferme e nette a favore dei popoli oppressi dalle dittature militari e il suo pronunciamento allora incauto - di dichiararsi personalmente favorevole all'unificazione delle due Germanie; e neppure si può dimenticare il suo celebre discorso di insediamento al Quirinale pronunciato di fronte alle Camere riunite: "Dobbiamo prepararci - ebbe a dire in quella circostanza - ad inserire l'Italia nella comunità più vasta che è l'Europa. L'Italia deve essere nel mondo portatrice di pace: si svuotino gli arsenali di guerra, sorgente di morte, e si colmino i granai sorgente di vita per milioni di creature umane che lottano contro la fame".
Pertini, dunque, uomo di pace, coraggioso testimone e militante di una "coscienza civile - sono parole sue - di uomo libero, educato alla scuola del movimento operaio di Savona", ma anche, come Presidente, Presidente di tutti gli italiani, punto di riferimento, negli anni più duri del terrorismo, delle istituzioni, dei partiti, della società e dei giovani a cui rivolgeva pressanti appelli alla non violenza e alla democrazia.
La nostra Regione e Torino lo ebbero ospite, come Presidente, nell'81 per consegnare simbolicamente al Sindaco di un paese dell'Irpinia il villaggio ricostruito grazie ai fondi raccolti da "La Stampa" e per abbracciare i parenti delle vittime del terrorismo; ritornò nel nostro capoluogo nel febbraio e nel giugno dell'83 nelle circostanze tragiche dell'incendio dello Statuto e dell'assassinio del Procuratore capo Bruno Caccia per mano della mafia. Quindi, per un avvenimento non tragico nell'84: il Convegno sugli Stati Generali dei Comuni d'Europa, facendo precedere la sua venuta dall'inaugurazione a Vercelli del monumento alla mondina, un atto simbolico che testimonia il suo profondo attaccamento per la gente umile, che tanto ha dato per il Paese. Infine, nel novembre '84 per l'inaugurazione del Salone dell'auto al Lingotto, con il giro in Thema sulla pista parabolica, non senza prima aver ricevuto una delegazione di cassintegrati e disoccupati, ma Pertini onorò della sua presenza la nostra Regione anche in altre circostanze, alcune delle quali ancora molto vive nella nostra memoria, ricordo tra tutte la sua visita a Boves, la città martire.
Mi sia consentito di inserire anche una nota personale sulla sua figura. Ho avuto la fortuna di conoscere per la prima volta Sandro Pertini ad Acqui Terme nel '55/'56 durante una campagna elettorale amministrativa anticipata. Il Sindaco socialista che guidava quell'Amministrazione era stato esule con Pertini e con Pietro Nenni in Francia nel periodo fascista.
Lui era il grande dirigente socialista ed io ero un giovanissimo attivista che andava ad attaccare i manifesti, che gli portava i pacchi di giornali al mattino, e lo accompagnava nei suoi spostamenti.
Lo rividi trent'anni dopo nella veste di Presidente della Repubblica quando venne in visita alla Provincia di Alessandria. Nel suo fitto calendario ebbi l'onore di accompagnarlo anche all'inaugurazione del monumento del Comandante Marco in Val Curone. L'anno successivo, nel 1984 egli onorò della sua visita il Sacrario dei Martiri della Benedicta recando l'omaggio del popolo italiano.
Erano passati trent'anni dal primo al secondo incontro, erano cambiate molte cose intorno a noi. Il tempo aveva cambiato ambedue, e con occhi diversi guardavamo le cose del mondo, ma ciò che gli anni non avevano cambiato in lui erano il suo spirito aperto, umano, franco, la sua viva intelligenza, la sua capacità di porsi con affetto naturale e con semplicità alla gente comune.
Queste sono le qualità che mi avevano colpito quando lo incontrai per la prima volta e che hanno contribuito, unitamente al connaturato carisma a fare di lui il Presidente più amato del nostro Paese.
Pertini entra nella storia di questo Paese. Il suo volto familiare, la sua pipa, il suo chinarsi con dolcezza verso i bambini e la sua voce priva di incertezza resteranno nella mente di tutti noi anche quando si saranno spenti i riflettori delle commemorazioni e l'emozione di questi giorni.
Personalmente sono e sarò orgoglioso di aver potuto conoscere un uomo che ha saputo dare così tanto alla nazione, un Presidente in cui tutti si sono riconosciuti capace di commozione e fermezza, di autorevole rigore e grande disponibilità.
Non è certo improprio collocare la figura di Pertini accanto a quelle che hanno fatto del Risorgimento ad oggi la storia d'Italia.
Sono stati uomini grandi in tempo di pace ed in tempo di guerra statisti e uomini di fede e di buona volontà capaci di unire le idealità e la solidarietà umana all'arte del governo.
Questa Regione ha dato i natali a grandi uomini come Camillo Cavour e Don Bosco, che hanno contribuito a fare l'Italia: Pertini ha contribuito a farla più libera.
Sono certo che il Piemonte in tutte le sue articolazioni saprà degnamente ricordare la sua figura: mi piace immaginare che un giorno anche lontano, un bambino passando per una piazza a lui dedicata chieda ai suoi genitori chi egli fosse, e che questi gli rispondano raccontandogli come hanno fatto con noi i nostri padri, un pezzo di storia d'Italia e trasmettendogli quei valori che Sandro Pertini ci ha lasciato.
Di questo uomo giusto, severo solo con gli ingiusti, di questo Presidente che ha saputo parlare al popolo ridando grande prestigio alla suprema carica dello Stato, di questo "partigiano" della libertà, della giustizia e della trasparenza, noi onoriamo il nome e le opere.
Con lui scompare un grande italiano che ha contribuito ad innalzare il nostro Paese ai vertici delle nazioni europee e mondiali: con semplicità orgoglio e schiettezza.
A Carla, la sua compagna di vita, vada il nostro commosso cordoglio e il nostro affetto. Per il suo dolore e per il dolore di noi tutti non rimane che il silenzio.



(I presenti, in piedi, osservano un minuto di silenzio)


Argomento:

Sull'ordine dei lavori


PRESIDENTE

L'esame del progetto di legge n. 520 sulla tutela della fauna e la disciplina della caccia, di cui al punto 4) all'o.d.g., verrà svolto più tardi nel corso della seduta.


Argomento: Nomine

Esame proposta di deliberazione n. 1336: "Approvazione deliberazione IRES Sostituzione del prof. Lombardini dimissionario"


PRESIDENTE

Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. 1336, di cui al punto 19) all'o.d.g.
Non essendovi richieste di parola, pongo in votazione tale deliberazione il cui testo è a mani dei Consiglieri e verrà trascritto nel processo verbale dell'adunanza in corso.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
La deliberazione è approvata con 34 voti favorevoli (non hanno partecipato alla votazione 2 Consiglieri).


Argomento: Comunita' montane

Esame proposta di deliberazione n. 1309: "Piano di sviluppo economico sociale della Comunità montana Bassa Valle di Susa e Val Cenischia"


PRESIDENTE

Passiamo all'esame della proposta di deliberazione n. 1309, di cui al punto 20) all'o.d.g..
Non essendovi richieste di parola, pongo in votazione tale deliberazione il cui testo è a mani dei Consiglieri e verrà trascritto nel processo verbale dell'adunanza in corso.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
La deliberazione è approvata con 34 voti favorevoli e 1 astensione (non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere).


Argomento: Comunita' montane

Esame proposta di deliberazione n. 1310: "Piano pluriennale di sviluppo economico-sociale della Comunità montana Valle Sessera"


PRESIDENTE

Il punto 21) all'o.d.g. prevede l'esame della proposta di deliberazione n.
1310.
Pongo in votazione tale deliberazione, il cui testo è a mani dei Consiglieri e verrà trascritto nel processo verbale dell'adunanza in corso.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
La deliberazione è approvata con 34 voti favorevoli e 1 astensione (non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere).


Argomento: Organizzazione regionale: argomenti non sopra specificati

Esame proposta di deliberazione n. 1312: "DGR n. 16-34843 Regolamento ai sensi dell'art. 3, comma ultimo, della legge regionale 23/1/1989, n. 10"


PRESIDENTE

Il punto 18) all'o.d.g. prevede l'esame della proposta di deliberazione n. 1312.
La parola all'Assessore Brizio.



BRIZIO Gian Paolo, Assessore al personale

Questa deliberazione, che è stata discussa in I Commissione (io non ero presente, fu illustrata dal funzionario Sacco), fissa norme e principi di attuazione della legge regionale 23/1/1989 n. 10 che norma i casi di incompatibilità. Il suo testo è estremamente puntuale. Neanche in Commissione furono formulati particolari giudizi in proposito. Attraverso queste norme, la deliberazione tende ad evitare abusi ed incompatibilità e a dare soprattutto maggiore trasparenza alla pubblica amministrazione.
Certo, può toccare qualche interesse marginale soprattutto nell'ambito dei dipendenti, ce ne rendiamo ben conto; non è certo delibera più popolare, ma credo che costituisca un atto di giustizia e un atto dovuto. Se vi sono osservazioni nel merito le possiamo esaminare.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Avondo.



AVONDO Giampiero

Le osservazioni di merito che sono state svolte in Commissione, alcune delle quali già accolte nel testo oggi in discussione in aula, hanno consentito di valutare positivamente l'impatto che la nuova legge sulle incompatibilità ha già prodotto all'interno dell'Amministrazione regionale nel primo anno di attuazione.
Il regolamento è un atto dovuto rispetto alla norma di legge approvata da questo Consiglio regionale. E' un regolamento che in linea di massima si ispira ai criteri di fondo che la legge prescriveva.
Le osservazioni che sono emerse in sede di Commissione riguardano sostanzialmente due aspetti.
Il primo aspetto riguarda l'interpretazione che viene data da parte di qualche Assessorato dell'Amministrazione regionale in ordine all'applicabilità di questa legge nel comparto sanitario. Come Gruppo comunista abbiamo presentato alcuni mesi fa una proposta di legge di modifica di leggi nel settore sanitario che sostanzialmente tendono a sottrarre l'applicabilità della legge in questione in questo comparto.
Il secondo aspetto riguarda i meccanismi che sono previsti, all'interno del regolamento della deliberazione oggi in discussione, in ordine alla trasparenza con cui l'intero Consiglio regionale può accedere ai documenti ai dati che il regolamento determina.
Sono due le questioni che solleviamo e che proponiamo formalmente come emendamento. Esse riguardano il secondo comma dell'art. 4. La nostra richiesta alla Giunta è di poter avere due cadenze nella presentazione di questa relazione. Precisamente là ove si dice: "entro il mese di marzo di ciascun anno viene trasmesso all'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale l'elenco degli incarichi suddivisi nelle varie categorie attribuiti nel corso dell'anno precedente insieme ad una succinta relazione della gestione della legge", il nostro primo emendamento propone: "entro il mese di marzo e di settembre di ciascun anno"; c'è quindi la possibilità di una verifica nel corso dell'anno, non soltanto a posteriori, di come stanno andando le cose e di come è gestita la legge.
Un ulteriore emendamento riguarda l'art. 5 (gli elenchi delle disponibilità). Su questo emendamento si era discusso parecchio in Commissione, ma non è stato materialmente possibile trovare la formulazione.
Al primo comma dell'art. 5 la deliberazione recita: "presso gli uffici regionali sono organizzati e costantemente aggiornati gli elenchi dei dipendenti regionali che abbiano manifestato la loro disponibilità ad accettare gli incarichi di collaborazione esterna di cui alla presente legge".
La discussione che si è svolta in Commissione riguardava sostanzialmente questa genericità: "presso gli uffici regionali sono organizzati e costantemente aggiornati gli elenchi". Da questo punto di vista la preoccupazione, recepita da parte della Commissione, era sostanzialmente quella di individuare un ufficio, una sede presso la Giunta regionale che consenta a ciascun membro del Consiglio regionale di poter accedere alla verifica e alla lettura di questi documenti. L'emendamento che mi permetto di proporre è sostanzialmente questo: sostituire le parole "gli uffici regionali" con le parole "la Presidenza della Giunta regionale". Pertanto il comma verrebbe così riscritto: "Presso la Presidenza della Giunta regionale sono organizzati e costantemente aggiornati gli elenchi".
Questi sono gli emendamenti che propongo e se da parte della Giunta non ci fossero ostacoli in questa direzione, per quanto ci riguarda il nostro voto sarebbe favorevole.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Martinetti.



MARTINETTI Bartolomeo

Signor Presidente, il Consigliere Avondo ha molto chiaramente illustrato il senso del dibattito avvenuto in Commissione informando come la Commissione si sia investita con serietà di questo problema, con volontà collaborative. Insieme alla Giunta e al Consiglio si vuol pervenire alla migliore definizione di un provvedimento di cui si sente la necessità, che consegue ad una legge che ha già dato dei buoni risultati, ma che ovviamente deve proseguire in un certo cammino di chiarezza e di trasparenza. Questa materia, infatti, come l'Assessore ha detto, è una materia delicata, che può comportare quasi l'impressione di una voluta severità nei confronti dei dipendenti, ma invece è semplicemente un'espressione di serietà.
Non posso che condividere la preoccupazione espressa dal Consigliere Avondo. Una normativa di questo genere, come quella, ovviamente, che deriva dalla legge regionale n. 10/89, deve operare "erga omnes", ossia deve essere effettivamente una normativa che riguarda l'intera struttura regionale.
Di qui il nostro richiamo alla Presidenza della Giunta, presso la quale, come ci risulta, già fa capo la materia, perché approfondisca la vertenza che è in atto, per cui si sosterrebbe la non applicabilità di questa normativa generale nell'ambito di un particolare Assessorato.
In Commissione abbiamo rilevato come la non applicabilità per tutta la struttura regionale della legge regionale n. 10/89, e quindi del regolamento di attuazione, sia molto difficilmente sostenibile. La soluzione di questa vertenza non può essere lasciata al tempo o ad arrangiamenti di vario genere. La Presidenza della Giunta e la Giunta nella sua collegialità deve, a nostro avviso, affrontare il problema.
Il provvedimento in esame rappresenta un gesto di buona volontà e un impegno nella direzione giusta, anche se ci sono molti aspetti che potrebbero prestarsi ad approfondimenti. Per esempio, la stessa norma che stabilisce che vengono fissati i numeri massimi di collaborazioni autorizzabili nelle categorie a), b), c) e d) dell'art. 3, è una norma che non so come potrà essere applicata. Si fissa il numero massimo in relazione alle ipotetiche collaborazioni necessarie o si fissa il numero massimo in relazione alle disponibilità di personale? Perché se per ipotesi puramente teorica ci fosse un solo dipendente in tutta la Regione disponibile ovviamente fissare dei numeri sarebbe impossibile. Comunque la volontà che si cela dietro questa norma è chiara.
Mi pare, inoltre, accettabile il principio dei due emendamenti suggeriti dal Consigliere Avondo: il primo, al fine di aggiungere una seconda scadenza di presentazione alla Presidenza del Consiglio degli elenchi degli incarichi, in modo che il controllo possibile ed eventuale da parte dei Consiglieri sia semestrale e non annuale, nel corso, cioè, dello svolgersi di questa attività; il secondo, per prevedere che gli elenchi delle disponibilità siano unificati presso la Presidenza della Giunta affinché l'eventuale controllo del Consiglio e dei singoli Consiglieri non si debba disperdere in vari rivoli difficilmente individuabili, ma abbia una sede chiara e ben individuata.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Montefalchesi.



MONTEFALCHESI Corrado

Giustamente, come altri colleghi e l'Assessore hanno già detto, si tratta di una materia delicata perché dietro alla dizione "collaborazioni" ci sta la partecipazione di dipendenti regionali a Commissioni di concorso e a collaudi per i quali i dipendenti che partecipano ricevono dei compensi che ritengo estremamente elevati. Basti pensare che la partecipazione a concorsi nelle Unità socio-sanitarie locali, che sono migliaia ogni anno significa ricevere, per chi esplica un concorso, compensi che vanno dalle 400.000 alle 900.000 lire per ogni concorso, a seconda del tipo di concorso. Basta fare quattro conti per capire che facendo dieci concorsi si possono percepire 4 o 5 milioni in più di stipendio all'anno, e farne 50 significa forse raddoppiare lo stipendio, pertanto la materia è estremamente delicata; il sottoscritto e il Gruppo comunista avevano già avuto modo di sollevarla circa un anno fa in quest'aula con riferimento alla gestione dei concorsi e alla nomina dei dipendenti regionali per i concorsi nelle Unità socio-sanitarie locali E' una materia delicata perché se non c'è una gestione estremamente rigorosa questo si presta a clientelismi, ad invidie e a rapporti non sempre idilliaci tra chi ha il potere di nominare il personale e il personale stesso, con tutto quello che significa poi sul funzionamento della macchina regionale.
Assessore, io e il Gruppo comunista, circa un mese fa abbiamo presentato un'interpellanza con la quale chiedevamo i dati sulla partecipazione a concorsi, collaudi e l'ammontare dei compensi, perch riteniamo che la materia sia estremamente delicata, ma perché ci sia una gestione rigorosa è necessaria la massima trasparenza. Attendiamo ancora questa risposta e speriamo che venga prima della fine della legislatura appunto in omaggio ad un criterio di trasparenza, che è la condizione per essere rigorosi ed equi nei confronti di tutti i dipendenti.
Sollevo due questioni: una l'hanno già sollevata i colleghi Avondo e Martinetti, cioè il fatto che la gestione e l'applicazione di questa materia abbia in Regione una zona franca, una riserva che è gestita da un solo Assessore. Mi sembra di capire che questo Assessore non accetti proprio di arrivare ad una gestione collegiale, che è appunto la condizione per una gestione equa fra tutti i dipendenti.
Mi riferisco alla zona franca dell'Assessorato alla sanità, il cui Assessore si rifiuta, se ho capito bene, di ritenere che la legge regionale n. 10/89 sia applicata anche all'Assessorato alla sanità. La cosa è molto delicata, lo sappiamo tutti. L'Assessorato alla sanità ogni anno deve nominare dipendenti regionali nelle Commissioni di concorso di migliaia di concorsi delle Unità socio-sanitarie locali, per i quali è previsto un compenso che va da 400/500.000 lire fino a 900.000 lire a concorso, fate voi il conto di quante risorse e quanti compensi vanno ai dipendenti.
Non è possibile che un ammontare di questo genere di compensi sia gestito come riserva propria ed intoccabile da un Assessore e non sia invece gestito collettivamente.
La legge regionale n. 10/89 deve valere anche per l'Assessorato alla sanità. La gestione delle nomine nei concorsi delle Unità socio-sanitarie locali non può essere un fatto esclusivo dell'Assessore alla sanità, ma deve essere gestito nella sua collegialità dalla Giunta. Ho fatto dei conteggi relativi agli anni 1986 / 1987 / 1988 (parlo dell'interrogazione che facemmo l'anno scorso) dai quali emerge che alcuni dipendenti tra il 1986 e il 1987 hanno ricevuto dei compensi pari a 50, 60 e addirittura 70 milioni in un anno! Questi dati lei li conosce, Assessore! Negli anni 1986/1987/1988 alcuni dipendenti hanno percepito 60/70 milioni di compensi per quanto riguarda la partecipazione a concorsi nelle Unità socio-sanitarie locali Questo è il frutto di una gestione assolutamente inaccettabile dell'Assessorato alla sanità tendente a privilegiare soltanto alcuni dipendenti; è una gestione non trasparente e non collegiale. Questo problema va rimosso dicendo chiaramente che la legge n. 10 vale anche per l'Assessorato alla sanità, quindi gestione collegiale anche dei concorsi nelle Unità socio-sanitarie locali Noi ci teniamo talmente a questa questione che circa sei mesi fa, nel luglio 1989, presentammo una proposta di legge, con articolo unico, che chiariva questo fatto: l'applicazione e la validità della legge regionale n. 10/89 anche per l'Assessorato alla sanità. Se la Giunta non vuole chiarire questa questione, o non è in grado per equilibri interni di chiarirla, la può chiarire il Consiglio.
Preannuncio che richiameremo in aula questa proposta prima della fine della legislatura e la discuteremo qui, perché questo è il modo per chiarire questo aspetto.
Seconda questione e chiudo: con la legge regionale n. 10/89 abbiamo stabilito l'obbligo per i dipendenti regionali che partecipano a Commissioni di concorso e a collaudi, cioè alle collaborazioni, di svolgere queste attività fuori orario di lavoro oppure l'obbligo del recupero delle ore non lavorate. Questo è giusto; quello che non è giusto, Assessore, è che i dipendenti regionali, nel caso dei concorsi nelle Unità socio sanitarie locali, hanno l'obbligo del recupero o devono svolgere questi concorsi fuori dall'orario di lavoro, mentre a me risulta che i dipendenti delle Unità socio-sanitarie locali svolgono i concorsi in orario di lavoro cumulando il compenso per l'espletamento del concorso e lo stipendio anche nelle ore in cui, invece di prestare attività di servizio proprio, svolgono il concorso. Questa è una disparità inaccettabile di trattamento. Se uno deve espletare il concorso e percepisce un compenso non deve prendere lo stipendio in qualità di dipendente regionale e dovrà nel caso recuperare le ore, mentre i dipendenti delle Unità socio-sanitarie locali hanno un'agevolazione in più e questo va chiarito.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Masaracchio.



MASARACCHIO Antonino

Signor Presidente, intervengo solo per dichiarare come testimonianza l'attesa che il Movimento Sociale Italiano ha di fronte a questa deliberazione che procede a creare una disciplina di merito relativamente agli incarichi del personale della Regione, per talune mansioni extra.
L'attesa è questa: che sia veramente rispettata nel tempo a venire la rotazione e la considerazione della professionalità. A proposito voglio dire che pur non avendo nulla da lamentare a titolo personale, apprezzando il valore della burocrazia regionale, è anche risaputo che per via delle opinioni personali di ciascuno esistono nella burocrazia regionale delle sacche di politicizzazione a volte non accettabili che non incidono con l'attività del personale per quanto riguarda la disciplina del proprio rapporto di lavoro, però può darsi che abbia dato nel tempo motivo alla politica degli Assessori di incarichi di favore presso qualcuno anzich presso altri. Quindi, che sia venuto adesso questo disciplinare da approvare è una cosa egregia che il Movimento Sociale Italiano accetta in toto, anche se qualche punto potrebbe essere oggetto di approfondimento tanto da evitare possibili equivoci.
Con questo intendimento politico, nella certezza che il regolamento che andiamo a votare costituisce una svolta decisiva nell'ambito del rapporto delle attività all'interno e fuori dell'amministrazione, il Movimento Sociale Italiano dichiara il proprio voto favorevole.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Brizio.



BRIZIO Gian Paolo, Assessore al personale

In merito a questa deliberazione sono state dette molte cose esatte che riguardano anche valutazioni del passato, abusi che ci possono essere stati, almeno come concentrazione sulle medesime persone della partecipazione a questi concorsi, ma io credo che dovremmo vedere soprattutto gli aspetti positivi che si vanno ad instaurare, per il futuro con la nuova normativa. Intanto la legge regionale n. 10/89 è stata un passo avanti molto importante perché si è data un'impostazione di legge che non può essere trascurata e alla quale consegue questo regolamento.
Per quel che riguarda le risposte alle interrogazioni mi auguro di poterle dare: stiamo raccogliendo gli elementi per avere tutti i dati possibili ed immaginabili dai quali emergono cifre che si avvicinano a quelle indicate dal Consigliere Montefalchesi.
Con l'avvio della legge n. 10 le punte, anche in carenza di regolamento, si stanno già riducendo pur in una fase interlocutoria per quanto riguarda le competenze, poiché in questa fase è la Presidenza della Giunta che ha assunto la gestione della legge con la collaborazione dell'Assessorato al personale. Il regolamento è stato peraltro predisposto di concerto con il Presidente e la Segreteria della Giunta e quindi è un atto collegiale.
Il problema della sanità va superato, ma gli atti "tranchant" forse non servono. Penso comunque che anche questo atto del regolamento, con gli emendamenti che si vanno a prefigurare, possa costituire un elemento di superamento di questa posizione particolare che peraltro affonda le radici in un aspetto di interpretazione legislativa che l'Assessorato alla sanità ritiene di dare. Occorre quindi vedere l'aspetto positivo della deliberazione e considerare che la legge e la deliberazione sono comunque due atti di coraggio non indifferente in una situazione che viveva nel magma della tranquillità e dell'inerzia; credo si debba darne atto alla Giunta per l'iniziativa assunta.
Per quanto riguarda l'emendamento che si riferisce al mese di settembre non ho obiezioni di principio, però faccio osservare che si carica notevolmente il lavoro, che settembre segue ad agosto, periodo feriale, ed è difficile che a settembre ci sia la disponibilità immediata dei dati. Non ho difficoltà ad accettare l'emendamento, ma poi finirà che gli elenchi arriveranno ad ottobre-novembre, mentre marzo va bene perché si chiude l'anno a dicembre.
Sottoscrivo la modifica all'art. 5 indipendentemente da chi poi svolgerà materialmente il lavoro, che probabilmente dovrà essere l'Assessorato al personale che ha gli elementi per valutare le cose. La Presidenza della Giunta dà quel livello di superiorità nei confronti di tutti gli Assessori che è elemento tale da giocare un ruolo anche nel superamento di articolazioni eccessive che non hanno tutta la giustificazione giuridica che si porta avanti. Quindi l'emendamento è accettabile.
Per quanto attiene al primo emendamento lo considero anch'esso accettabile, però vedo qualche difficoltà pratica nella presentazione degli elenchi due volte l'anno. Se si cammina sulla normalizzazione, se si va avanti bene, averlo una volta all'anno ben organizzato consente un controllo sufficiente della situazione.
Se i proponenti insistono non ho difficoltà ad accettare l'emendamento perché considero molto importante che la deliberazione abbia larghissimo consenso.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Avondo.



AVONDO Giampiero

L'Assessore Brizio ha colto lo spirito degli emendamenti. D'altro canto sono formalizzati dal Gruppo comunista, ma sugli stessi abbiamo anche ragionato in Commissione.
Sulla questione del doppio passaggio, in effetti il rischio esiste però vorrei richiamare l'Assessore Brizio a considerare che comunque sugli elenchi trasmessi all'Ufficio di Presidenza, la Giunta ha la possibilità di effettuare un aggiornamento automatico, quindi da questo punto di vista è un puro elemento di trasmissione.
Vorrei sottolineare che la trasmissione a settembre può dar modo di avere una verifica in corso d'opera, non solo a posteriori, di come sta procedendo la tenuta degli elenchi, nel senso che in questo caso il Consiglio nel suo complesso può esercitare un controllo maggiore sul lavoro svolto dalla Giunta.
Mi è parso di capire che l'Assessore Brizio non ponesse la questione come una questione "tranchant", io la riconfermerei dopodiché prenderò atto di quello che il Consiglio regionale esprimerà. Inoltre vorrei sottolineare come questo aspetto non caricherà di ulteriori elementi di difficoltà la gestione di questo regolamento.



PRESIDENTE

Pongo in votazione gli emendamenti presentati dai Consiglieri Avondo, Bosio e Chiezzi: 1) all'art. 4, secondo comma, dopo la parola "marzo", aggiungere le parole "e settembre".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato con 31 voti favorevoli e 1 astensione (non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere).
2) All'art. 5, primo comma, dopo la parola "presso", sostituire le parole "gli uffici regionali" con "la Presidenza della Giunta regionale".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato con 31 voti favorevoli e 1 astensione (non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere).
Pongo in votazione la proposta di deliberazione così emendata, il cui testo verrà trascritto nel processo verbale dell'adunanza in corso.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
La deliberazione è approvata con 31 voti favorevoli e 1 astensione (non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere).


Argomento: Caccia

Esame progetti di legge n. 520: "Integrazione alla legge regionale 17/10/1979, n. 60 'Norme per la tutela della fauna e la disciplina della caccia'. Modificata dalle LL.RR. 18/4/1985, n. 38 e 22/4/1988, n. 22" e n. 409: "Modificazioni alla legge regionale 22/4/1988, n. 22, modificativa della legge regionale 17/10/1979, n. 60 'Norme per la tutela della fauna e la disciplina della caccia', già modificata dalla legge regionale 18/4/1985, n. 38" (rinvio)


PRESIDENTE

Passiamo all'esame dei progetti di legge n. 520 e n. 409, di cui ai punti 4) e 5) all'o.d.g., che sono stati iscritti ai sensi dell'art. 32 del Regolamento interno del Consiglio regionale.
La scorsa settimana ci eravamo lasciati con l'impegno, riassunto dal Vicepresidente Petrini che in quel momento presiedeva la seduta, che la Giunta avrebbe riflettuto sull'iter di discussione di questi provvedimenti.
La parola al Presidente della Giunta regionale, Beltrami.



BELTRAMI Vittorio, Presidente della Giunta regionale

Devo dire che le molte cose che si assommano e delle quali veniamo caricati in questa fase conclusiva della legislatura non mi ha consentito di perfezionare la riflessione e mi tornerebbe anche lievemente facile dire che la Giunta continua a riflettere: è un discorso che troverebbe da un lato molti consensi, ma dall'altro questo modo di procedere potrebbe anche non ricevere il plauso da parte di molti colleghi. Io mi sto sforzando non tanto per il recupero della proposta quanto per quello di una riflessione.
Siamo alla curva finale, sulla dirittura d'arrivo ormai, e mi parrebbe che i giorni a disposizione per le molte cose che in ogni modo dovremmo comunque tentare di risolvere o per le molte domande alle quali sarebbe giusto dare una risposta prima della conclusione del mandato, potrebbero suggerire conclusioni che non vanno nel senso e nelle motivazioni che hanno ispirato questa proposta e la sua conservazione all'o.d.g.
D'altro canto, nei giorni più recenti abbiamo ricevuto delegazioni di ogni tipo che a favore o contro proponevano un pronunciamento. Forse sarebbe più accorto pronunciarsi o per un buon sì o per un buon no, però ci sono delle difficoltà che sono nell'aria e che, a mio avviso, potrebbero essere rimosse da gesti di buona volontà. Un gesto di cattiva volontà sarebbe quello di proporre mille, duemila, tremila o quanti emendamenti che ci porrebbero realisticamente nella condizione di prendere atto che la legislatura si chiude questa mattina per cui non passerebbe più niente neppure le cose che stanno a cuore ai diversi partiti.
Devo anche dire che non tanto le migliaia di emendamenti possono scoraggiare quanto una chiara scelta di forze che pur essendo all'opposizione contano nella società e nell'aula e che potrebbero decisamente porci nella condizione, avendo registrato le loro dichiarazioni, di capire che qui non si va avanti. Alle forze che già si sono pronunciate, dai Gruppi Verdi al MSI stesso, al PCI e a quant'altri hanno detto di non andare avanti su questa legge, dico che dovremmo tentare insieme di fare uno sforzo di buona volontà. La Giunta dal canto suo ridurrà all'osso le osservazioni che salgono da più parti, concentrandole in chiave riduttiva dell'articolato; proporrà quindi poche cose ed essenziali, anche se come uomo e non come espressione di governo devo rilevare che l'articolato è di per sé già estremamente costretto. Io ero assente la settimana scorsa, però mi sono stati riferiti diversi passaggi della discussione e mi è parso di rilevare che abbiamo di fronte un muro su questo argomento.
Noi abbiamo detto ai colleghi dell'opposizione che è intenzione della Giunta continuare il confronto sulle cose essenziali per chiudere la legislatura; alla fine, lo dico con estrema serenità e non in chiave di valutazione degli atteggiamenti singoli, questo diviene un atto di civiltà che noi restituiamo alla stessa comunità regionale. Lo sforzo della Giunta non è una posizione di comodo nel senso di dire che continua la riflessione, ma è il tentativo di ridurre sulle cose essenziali l'articolato della proposta di legge.
L'auspicio che io faccio, mi rivolgo serenamente ai colleghi, senza elencare tutte le cose sulle quali insieme conveniamo che possono passare è che ci sia un atteggiamento o per il sì o per il no sulle singole cose evitando che con un atteggiamento di opposizione più diffuso, con i mezzi che comunque l'opposizione ha a sua disposizione ed ha titolo per usare, si vengano a bruciare gli ultimi momenti di questa legislatura.
La Giunta conviene pertanto sull'esigenza di conservare all'o.d.g.
questa proposta e assume l'impegno non tanto di proseguire fino al 21 marzo p.v., per riflettere e quindi per accantonare il tutto e dire che è mancato il tempo, quanto per tentare di rioffrire qualche tipo di iniziativa che però ha motivo di essere solo in quanto ci sia una disponibilità dei cosiddetti "contraddittori", cosicché alla fine potremo votare su questa iniziativa.
Se si avvertisse che questo tipo di percorso non è fattibile, allora la Giunta non potrà che convenire, mantenendo il testo, di arrivare alla votazione, e se del caso anche raccogliere un insuccesso, che non è l'insuccesso della Giunta di collocarsi nei confronti della comunità nell'ultima fase della legislatura, quanto l'insuccesso di una chiara intenzione di dare una risposta ad aspetti talvolta ridotti ad errori squisitamente fisici che sono maturati lungo il periodo di sperimentazione della legge che abbiamo votato con tante difficoltà l'anno scorso.



PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SESTERO



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Staglianò.



STAGLIANO' Gregorio Igor

Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione quanto ha detto il Presidente Beltrami. Prendiamo atto di non procedere oggi alla discussione nel merito. La Giunta ci ha annunciato di voler approfondire la propria riflessione. Personalmente suggerirei al Presidente Beltrami e agli altri componenti della Giunta, di riflettere su questo semplice ed essenziale dato, che è politico, che è sociale, che è costituzionale: il popolo italiano (non è un'espressione retorica in questo caso) è chiamato a pronunciarsi sull'argomento caccia, pare, il 29 maggio. Quindi la Giunta consideri questo semplice ed essenziale elemento: che la sovranità, per quanto riguarda questo argomento, oggi è del popolo, essendo gia stata deliberata la consultazione referendaria.
Qualora la Giunta regionale, al termine della propria riflessione ritenesse di dover espropriare di questo diritto i cittadini piemontesi procedendo all'elaborazione di una normativa che non si saprebbe bene, fra due mesi, a che cosa di concreto si appoggia, visto che i cittadini sono chiamati ad esprimere se vogliono mantenere o meno la normativa vigente penso che ci troveremmo di fronte alla necessità, per quanto riguarda tutti coloro i quali in questi anni si sono battuti su questo versante, di fare letteralmente "muro" contro una violazione di principi che devono presiedere al comportamento di tutti, soprattutto degli organi di governo che, a questo punto, devono contribuire affinché la consultazione del 29 maggio si svolga con il massimo di informazione e di serenità, senza forzature inaccettabili.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Signor Presidente, probabilmente questa mattina non ho la lucidità sufficiente. A differenza del collega Staglianò, che sembra aver capito il senso della dichiarazione fatta dal Presidente Beltrami, io non l'ho capito.
Se ricordo bene, la seduta scorsa eravamo rimasti, in attesa di una riflessione della Giunta, sul punto della questione pregiudiziale posta a nome del nostro Gruppo dal Consigliere Avondo. Quindi questa è la situazione, dal punto di vista formale, dell'iter della discussione in Consiglio. Chiedo al Presidente della Giunta, o al Presidente che presiede l'assemblea in questo momento, che cosa si deve intendere con la dichiarazione fatta dal Presidente Beltrami. Dobbiamo procedere al voto sulla pregiudiziale oppure la Giunta chiede un'ulteriore fase di riflessione?



PRESIDENTE

La parola al Presidente Rossa che interviene in qualità di Consigliere.



ROSSA Angelo

Caro Presidente, probabilmente questo intervento aiuterà ulteriormente il collega Monticelli a comprendere, valutando le varie posizioni, le interpretazioni che vengono date alle dichiarazioni espresse dal Presidente Beltrami.
Ancora una volta mi trovo in grande dissenso con il collega Staglian che ha visto, nelle dichiarazioni del Presidente Beltrami, una prospettiva a lui molto favorevole. Mi trova in profondo dissenso perché ho visto una prospettiva che non è assolutamente rispondente a ciò che penso io. Prendo atto della richiesta presentata dal Presidente Beltrami che propone di non votare sulla pregiudiziale presentata dal collega Avondo, perché c'è ancora bisogno di approfondimento.



BELTRAMI Vittorio, Presidente della Giunta regionale

Mi hai interpretato fedelmente.



ROSSA Angelo

Presidente Beltrami, mi consentirà di avere delle forti preoccupazioni che partono da una posizione che è profondamente diversa da quella del collega Staglianò, il quale vede, con questa dichiarazione, un rinvio sine die, fino a scavalcare il 21 marzo, dopodiché consegnare la questione nelle mani di una futura legislatura, motivandola con il fatto che sta per essere fissato il referendum sulla caccia su cui il popolo italiano è chiamato ad esprimersi. Ma questa è una cosa del tutto indipendente, già nella discussione di venerdì scorso è emerso questo aspetto, e mi pare che autorevolmente alcuni colleghi abbiano detto "guai se noi dovessimo farci sequestrare delle scelte, da scelte che sono state fissate da altri", poi il Parlamento, o il popolo italiano, nel momento in cui è chiamato a pronunciarsi, può cambiare le scelte che noi abbiamo compiuto. Quindi sono due cose del tutto indipendenti. Invece io sarei del parere che questa assemblea, nella sua piena libertà e sovranità, possa passare alla discussione e alla votazione della pregiudiziale.
Io vorrei avere degli elementi più certi, vorrei sapere se l'ulteriore approfondimento porterà, constatata la difficoltà ad incontrare punti di convergenza, a prese di posizione prima della scadenza del mandato oppure se non sia una forma per far slittare la questione. Mi pare sia una forma non molto valida. Credo sia molto meglio verificare le proprie posizioni: un'assemblea ha il dovere di verificare le proprie posizioni, ha il dovere di farlo una maggioranza nei confronti di un'opposizione. Abbiamo sostenuto che questo problema passa trasversalmente attraverso le forze politiche può darsi che questa assemblea nella sua totalità non abbia la forza di dare risposte a domande specifiche. Se così sarà, ne prenderà atto ed esprimerà un orientamento diverso da quello che io auspico. Comunque è nostro dovere affrontare questi problemi.
Voglio fare una precisazione. Se la riflessione che ha chiesto il Presidente Beltrami è una riflessione ben definita che riporterà la legge in aula prima del 21 marzo sono consenziente; diversamente mi esprimo con una netta posizione contraria. Ritengo che si debba discutere, che ognuno debba assumere le proprie posizioni, io le assumo per quanto mi riguarda dopodiché se constateremo l'impossibilità a procedere perché c'è una montagna di emendamenti, perché ci sono delle posizioni, del tutto legittime, che non consentono di andare avanti, si prenderà atto che non è possibile procedere. D'altronde non sono tra quelli che sostengono che per la caccia bisogna sacrificare altre cose importanti. Dobbiamo rispondere in modo complessivo alle domande della comunità regionale. Se non sarà possibile discutere questo argomento prenderemo atto che non è possibile andare avanti perché ci sono troppi emendamenti; però sia ben chiaro che un approfondimento non può essere inteso come un alibi per sfuggire a posizioni che siamo chiamati ad assumere. Vorrei che il Consiglio nella sua interezza si esprimesse su queste proposte.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Masaracchio.



MASARACCHIO Antonino

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, come ho già detto nell'altra seduta, oggi ribadisco che non sono contrario alla caccia. Questa premessa è per evitare qualunque equivoco ed alibi di natura politica.
Tuttavia, dopo avere ascoltato dai banchi del Consiglio il Presidente del Consiglio con affermazioni diverse da quelle pronunciate durante la scorsa seduta (molto equilibrate per quanto ha affermato oggi, l'altra volta invece erano equilibrate nell'ambito di una posizione prettamente partitica e politica), devo dire che il convincimento espresso dal Movimento Sociale Italiano sulla impossibilità in sede di Commissione di portare avanti l'esame del disegno di legge o dei disegni di legge perch ci sono problemi trasversali fra i partiti e in ispecie nei partiti della maggioranza è un dato reale, altrimenti non avrebbe parlato così come ha parlato poc'anzi il Presidente del Consiglio, Rossa.
Le responsabilità di un attardamento sono gravissime e vanno imputate ai partiti che governano la Regione, che non si sono resi conto, nel momento in cui hanno gettato la spugna, di potersi trovare alla vigilia della scadenza del mandato a fare la figura, con il richiamo in aula della legge, di coloro i quali vogliono approfittare in una qualunque maniera a gestire una problematica di tipo pre-elettoralistico. Tant'è - lo ripeto che i rappresentanti delle associazioni venatorie hanno ufficializzato il loro disinteresse di fronte al momento che ci viene proposto di discussione tormentata della legge.
Lo stesso Presidente della Giunta, che fra l'altro, tanto per celiare in una qualche maniera, ricordo in altri momenti, quando era Assessore alla provincia di Novara, capace di navigare in più tempestoso mare sui problemi della psichiatria, ha detto che in Giunta, e non fra i partiti della maggioranza di governo, avevano ridotto all'osso la questione tanto per venirne fuori e smussare anticipatamente le opposizioni. Allora, io che sono favorevole all'arte venatoria - a proposito non la voglio chiamare caccia - dico: tutti coloro i quali sono interessati, attraverso il loro associazionismo venatorio, alla questione, non potrebbero essere posti un'altra volta di fronte ad una legge che così come è stato già nel passato è stata presentata per ovviare al problema di quell'altro referendum e poi dover discutere indipendentemente dall'attesa del referendum nazionale e della legge quadro nazionale? Quindi, questa non è un'occasione seria.
Tuttavia per onestà politica verso me stesso devo anche dire che quando chi avrebbe dovuto mantenere i livelli di maggioranza in sede di Commissione ha gettato la spugna, ho sollecitato a titolo personale informalmente (forse ho fatto male ad averlo fatto informalmente, avrei dovuto formalizzare per iscritto la cosa) lo stesso Assessore Ripa e qualche altro Consigliere a richiamare in aula il testo proposto dalla Giunta per porre ciascuno di fronte alle proprie responsabilità. Ho pensato in quel momento che avremmo anche potuto avere non solo i corridoi del Palazzo Lascaris, ma l'aula stessa piena di interessati, di uditori e quindi ciascuno avrebbe potuto, assumendosi precise responsabilità sostenere chiaramente la posizione di favore o di opposizione al grave problema che deriva dalla legge in vigore, senza equivoci, ma il richiamo in aula è avvenuto con molto ritardo. Non solo, ma quante volte abbiamo letto fra i vari punti all'o.d.g. la proposta di modifica della vecchia legge sulla caccia e non si è discusso? Quindi mi chiedo: perché questi ritardi? Evidentemente perché nella maggioranza ci sono le posizioni trasversali.
Se noi poniamo a confronto ciò che potrebbe accadere attraverso le posizioni trasversali con la minaccia di migliaia di emendamenti e l'urgenza che si ha di portare avanti tutto ciò che nella fucina di quest'ultimo scorcio viene buttato per concludere la legislatura, chiedo se tutto questo, pensato come si deve sul piano della responsabilità politica può portare ad una riflessione seria di capacità di assunzione di responsabilità di fronte alle attese delle categorie interessate e della più vasta opinione pubblica che, pare, nelle grandi città debba essere per forza di cose contraria all'arte venatoria. Che facciamo, dunque, signor Presidente del Consiglio e signor Presidente della Giunta? La bagarre oggi e ancora domani e poi ad iniziare dai giorni 13, 14, 15, fino alla vigilia magari dopo aver espletato tutto ciò che è nella macchina, facendola a mezzanotte dell'ultimo giorno in cui si può ancora operare in sede di Consiglio? E' una cosa seria questa? Con ciò non voglio intendere che le persone non abbiano seri motivi per sostenere le proprie ragioni politiche, ma comunque sul piano delle "impostazioni politiche più generali" - detto fra virgolette se volete tutto questo non è affatto una cosa seria, tranne che le posizioni trasversali non ci siano, e allora c'è da chiedersi se le coscienze o i principi etici e morali di coloro i quali trasversalmente sono contrari alla caccia non valgono più di fronte alla ragione di partito di una questione pre-elettorale.
L'appello, dunque, che faccio, al di là delle motivazioni strumentali di posizione politica in sede di Consiglio, è un appello alla serietà perché emerga l'equilibrio di una migliore rappresentazione dell'esercizio politico nei confronti di coloro i quali pensano che nelle istituzioni ad operare ci siano interessi di basso livello e non certamente convincimenti di operatività legislativa degna di considerazione.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Fracchia.



FRACCHIA Mario

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, vorrei solo ribadire quanto ha detto il Presidente della Giunta, cioè che questa pausa di riflessione in questo momento mi pare che non abbia più senso. Forse conviene decidere come ha detto il Presidente del Consiglio, Rossa, e io mi trovo sulle sue posizioni.
Non dimentichiamo le sofferenze che abbiamo avuto nell'approvazione di questa legge e forse in allora sbagliammo. Sono pentito di aver ascoltato il Presidente Viglione che mi convinse a firmare all'Ufficio di Presidenza.
Se avessimo fatto il referendum avrebbe fatto la fine che ha fatto in Emilia Romagna. Consigliere Staglianò, questa volta siamo su sponde completamente opposte. Premetto che non sono cacciatore, però ammiro la caccia. Il referendum è ancora da farsi e i suoi risultati non si sanno. In Emilia Romagna è noto lo smacco che hanno avuto i fautori di quella legge che avevano presentato diversi Gruppi e sono usciti scornati in un modo pazzesco. Quindi aspettiamo a dire: "Non facciamo perché c'è un referendum in itinere". In Piemonte forse sbagliamo, e di questo me ne rammarico.
Quando votammo quella legge per evitare il referendum, c'era un tacito accordo che poi parecchi partiti hanno confermato in Piazza San Carlo (purtroppo quel giorno non ero presente perché ero impegnato altrove), ma era da mantenersi quell'impegno.
Dove sono più convinto che debba essere rivista la legge è sul calendario, perché la penalizzazione più grave che abbiamo messo ai cacciatori (soprattutto quelli che non possono andare se non alla domenica e quella volta la definii una crudeltà sui cacciatori) è il non andare alla caccia nelle prime due domeniche e permettere solo la caccia dalla prima domenica di ottobre.
Questo è un punto su cui è facile trovare un accordo con quelli che sono su posizioni opposte. Mettiamoci anche nei panni di questi cacciatori perché non tutti sono milionari: c'è chi lavora nella "boita" torinese e che ha solo la domenica libera perché gli altri giorni deve lavorare.
Perché penalizzare questi cacciatori che hanno solo la domenica libera? Non è un discorso elettorale che voglio fare perché queste cose le ho dette due anni e mezzo fa. Quindi, il discorso sul calendario è ancora da rivedere.
Ribadisco di essere sulle posizioni del Presidente Rossa di prendere una decisione in qualsiasi modo. Confrontiamoci e poi vedremo i risultati.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Gallarini.



GALLARINI Pierluigi

Noi come Gruppo socialdemocratico, svolgendo qualche considerazione in più, ripetiamo quanto abbiamo già avuto modo di dire in sede di Capigruppo cioè che non ci sembrava una scelta felice quella di andare in questo momento a portare in aula una bomba inesplosa di questo tipo. Lo dicemmo ai Capigruppo e lo ripetiamo ora, per questioni di opportunità, dopodiché, se si riterrà ovviamente di passare alla discussione, come Gruppo politico ci esprimeremo. Non voglio quindi assolutamente per ora entrare in dettagli ipotizzati, così come ha fatto qualcuno in precedenza.
Riteniamo comunque, in linea generale, che il compromesso faticosissimamente raggiunto due anni e mezzo fa sia difficilmente scalfibile anche di una sola virgola, oggi come oggi. Nel frattempo ovviamente, in questi due anni e mezzo si è anche affinata ulteriormente la sensibilità su certi problemi e fatti relativi anche ad altre questioni lo hanno dimostrato e hanno permesso a noi di vivere questo affinamento di sensibilità. Dicevo, abbiamo ritenuto e riteniamo che non sarebbe una scelta felice quella di andare oggi ad esprimerci a fondo e ad entrare nel merito di questo argomento.
L'argomento recente dell'ACNA dovrebbe avere insegnato - e qui parlo da posizioni di responsabilità di maggioranza - quanto sia pericoloso il voler forzare con dei diktat o con delle pseudoimposizioni alcune situazioni di carattere particolare all'interno di questo Consiglio. Non è questione di posizioni trasversali o orizzontali. Certo, i fatti dimostrano che esistono queste posizioni, ma il fingere che non sia così o il pretendere di andare oltre comunque, anche una volta che ci si è resi conto che è così, ci sembra eccessivo. Se queste forzature dovessero avvenire, la responsabilità probabilmente di quel che accadrà non sarà poi di chi si differenzierà rispetto a chi ha voluto forzare, ma sarà di chi ha voluto forzare sapendo che il forzare comporta dei rischi politici di maggioranza e comporta ovviamente anche dei rischi di gestione.
A venti giorni, sostanzialmente, dalla scadenza di questo Consiglio, il volere in modo consapevole, quindi cosciente, accantonare progetti proposte e deliberazioni e disegni di legge sui quali da mesi tutti insistiamo sulla indispensabilità che si arrivi alla loro approvazione perché fanno parte del programma politico che questa maggioranza si è data all'atto in cui si è costituita nel 1985, il volere scientemente rinunciare ad affrontare e portare in porto questi problemi, perché si vuole entrare nel merito e quindi affrontare con una riflessione a termine (per cui secondo noi, sarebbe ancora peggio se anziché affrontarlo questa mattina lo affrontassimo addirittura i giorni 17 o 18, quindi a due o tre giorni dalla fine), ci sembrerebbe molto negativo sotto diverse angolature, anche quella del buon gusto e del buon senso.
Con questa posizione di estrema prudenza ci auguriamo che si arrivi per questioni di opportunità e di responsabilità politica, a prendere quelle determinazioni che riteniamo vadano prese. Ci riserviamo, come Gruppo socialdemocratico, nel caso in cui invece si volesse entrare nel merito (e a questo punto saremmo anche noi disposti ad entrare nel merito pur con quelle premesse sottolineate più volte) di esprimere le nostre posizioni al riguardo.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Ala.



ALA Nemesio

Signor Presidente, è difficile intervenire, perché non so a quale titolo avvengano questi pronunciamenti su delle comunicazioni del Presidente della Giunta, in merito alle quali non mi pare fosse necessario che ogni Gruppo si pronunciasse. Però così sta accadendo, quindi non mi sottraggo a questo compito e a questa esigenza di fare chiarezza sulle posizioni del Gruppo rispetto all'aula, quasi che le posizioni del Gruppo Lista Verde su questo argomento non fossero note.
Dalle comunicazioni del Presidente della Giunta, però, l'intervento è scivolato sulle comunicazioni, anche queste di fatto non stabilite dal Regolamento, del Presidente del Consiglio. Mi pare che l'argomento sul quale ci si esprima sia non tanto quanto comunicato dal Presidente della Giunta, quanto piuttosto quello che ha detto il Presidente del Consiglio.
Così ha cominciato il collega Fracchia, così ha proseguito, e devo rimarcare con estrema lungimiranza e saggezza, il Capogruppo socialdemocratico. Mi pare abbia detto in maniera molto chiara e tranquilla quella che è l'unica cosa della quale dobbiamo prendere atto. Detto in altri termini: della quale "dovete" prendere atto. I tempi non ci sono, una volontà politica esplicita da parte dei Consiglieri di quest'aula non c'è la maggior parte dei Consiglieri è qui presente non perché "trasversali" come dice Masaracchio, ma perché la volontà di "andare in fondo" su questo argomento è patrimonio (per fortuna) di un ristretto numero di Consiglieri di quest'aula.
Prendiamone atto, facciamo altro, cerchiamo di portare a termine questa legislatura approvando alcuni provvedimenti che molti di noi ritengono sia importante realizzare entro questa legislatura. Non è questione di una domenica in più o in meno, collega Fracchia. Abbiamo già discusso a sufficienza che il problema delle domeniche è legato ad una valutazione diversa delle attività che dobbiamo favorire sul territorio: se dare la precedenza a quelli che sparano o a quelli che vanno in giro con i bambini negli ultimi giorni possibili di caldo, perché anche loro hanno solo la domenica. Quindi le attività socialmente più utili, più rilevanti, che riguardano il maggior numero dei cittadini, che riguardano le categorie deboli vengono prima e dopo vengono i divertimenti privati e personali.
Qualcuno li ha definiti artistici; ormai l'arte si spreca.



MASARACCHIO Antonino

C'è anche quella dei clown!



ALA Nemesio

E' un'arte molto più nobile quella di far ridere la gente, come hanno detto alcuni illustri predecessori della nostra cultura occidentale, da Rabelais a Bachtin. Nell'arte di far ridere la gente, questo Consiglio non eccelle, se non ogni tanto. Non voglio suonare a questo punto un po' rozzo ma con questa vicenda della caccia stiamo facendo ridere i fagiani ormai per non dire i polli ed i colini della Virginia sulla cui legittimità ad essere presenti come sorta di rifugiati politici nella pianura padana dibattemmo a lungo. Abbiamo già parlato di tutto e conosciamo le posizioni dei due schieramenti. Tenete però conto che nell'ultimo anno e mezzo è emersa una sensibilità che a me pare di cogliere anche fra altri Consiglieri presenti in quest'aula: c'è la voglia di ogni Consigliere di prendersi il suo spazio, il suo diritto di seguire ed intervenire su questa vicenda in questo scorcio di legislatura nel modo che ritiene più opportuno. Quindi i diktat di cui parlava Gallarini in effetti non hanno molto senso in questo momento. Smettiamola, lavoriamo seriamente per chiudere questa legislatura per i cittadini piemontesi.
Ultima cosa: in effetti non bisogna raccogliere i fiori di montagna. Il collega Montefalchesi voleva dire che si trova la scusa di raccogliere i fiori per fare altro. In montagna io giammai raccoglierei i fiori. Come c'è stata un'interpretazione autentica del Presidente della Giunta, io propongo, da parte mia, un'interpretazione autentica del pensiero di Corrado Montefalchesi. Per altre cose, magari, basta anche andare a prendere un gelato.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Santoni.



SANTONI Fernando

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, avrei anche fatto a meno di intervenire in questa fase, ma non avrei voluto che ciò fosse interpretato come un defilarsi dal problema. Pertanto, voglio esporre chiaramente la posizione del Gruppo liberale.
Riteniamo che la legge vada modificata e abbiamo già espresso in altre sedi il nostro consenso al disegno di legge presentato dalla Giunta.
Quindi, nel merito spero non ci siano equivoci.
Riteniamo inoltre che l'atteggiamento della Giunta sia responsabile perché conosciamo bene le possibilità di lavoro del Consiglio. Compresa quella di oggi rimangono circa otto sedute e sappiamo che se affrontiamo nel merito il problema non sono necessarie ulteriori verifiche, perché gran parte delle stesse sarebbero assorbite da questo argomento. Non si tratta più di essere a favore o contro un disegno di legge, ma di fare una scelta di priorità tra i provvedimenti che quest'aula deve considerare prima della scadenza del 21 marzo.
Questa valutazione di priorità la possiamo fare in questa sede, non credo che sarebbe responsabile impegnarci in una o due sedute per scoprire quello che già sappiamo oggi: in tempi stretti non riusciamo ad andare avanti su questo disegno di legge. Se poi siamo disposti a sacrificare due sedute di lavoro per fornirci di un biglietto da visita che indichi chi è più amico dei cacciatori o chi lo è meno è un discorso che a noi non interessa.
Aderiamo pertanto alla proposta formulata dal Presidente della Giunta.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Carletto.



CARLETTO Mario

Mi pare che la questione della quale ci stiamo occupando, che rischia di occupare i prossimi dieci giorni di questo Consiglio, abbia un aspetto che è più legato agli obiettivi del governo regionale, cioè dobbiamo capire se le sedute previste fino al 21 marzo le occupiamo per questo argomento stante le posizioni dei Gruppi emerse chiaramente la volta scorsa e che sono riemerse oggi, che non sono il risultato della volontà del singolo Gruppo, ma sono un dato oggettivo del quale occorre prendere atto perché la politica è anche realismo, altrimenti saremmo tutti nelle nuvole.
La posizione emersa in quest'aula la volta scorsa ed oggi è tale per cui dobbiamo decidere se occupare le prossime sedute di Consiglio a parlare di caccia oppure dei circa dodici problemi che intendiamo portare a compimento.
E' una questione sulla quale la Giunta non può non far conoscere la propria posizione. La volta scorsa ho cercato di dimostrare come un altro Gruppo abbia avuto in questi due anni degli atteggiamenti incoerenti, ma io rispetto la libertà di quel Gruppo di assumere in quest'aula le posizioni che ritiene, così come rispetto, anche se non la condivido, la posizione di chi dice di voler fare ostruzionismo duro.
Sempre per essere realisti il Gruppo DC ritiene che questo disegno di legge potrebbe tranquillamente essere approvato dal Consiglio perché le modifiche proposte sono tecniche e minime, quindi tutto sommato è un disegno di legge accettabile. Se si vuole procedere alle condizioni di oggi non è un problema di maggioranza o di opposizione, è un problema di ostruzionismo.
Collega Masaracchio, non è un problema di maggioranza garantire nelle Commissioni il numero legale. In Consiglio regionale c'è la maggioranza e c'è l'opposizione, quindi se le condizioni deve sempre garantirle la maggioranza, mi chiedo a cosa serve l'opposizione. Potrebbe anche non esserci, è assolutamente ininfluente. Noi non riteniamo che la realtà sia questa, noi annettiamo all'opposizione un ruolo importante di stimolo, di controllo e di valutazione. Quindi, quando il collega Masaracchio dice: "Noi siamo favorevoli alla modifica della legge, però è compito della maggioranza" e poi in Commissione ha contribuito a far mancare il numero legale per la prosecuzione dell'esame del disegno di legge è un atteggiamento incomprensibile. Noi siamo stati opposizione tanti anni e abbiamo concorso a mandare avanti numerosi provvedimenti.
A me pare - anche per rispondere al collega Rossa - che se non siamo realisti corriamo il rischio di trovarci ancora per giorni e giorni a discutere di un problema senza arrivare alla fine. Se la Giunta ritiene che il problema della caccia sia fondamentale e decisivo, andiamo avanti, la Democrazia Cristiana è pronta a proseguire nei lavori sapendo i rischi che corriamo. Se invece dopo aver detto che altri impediscono che la legge sulla caccia possa essere migliorata e la Giunta ritiene che comunque siamo in tempi stretti, quindi le condizioni generali non lo consentono, la Giunta prenda atto della situazione ed assuma un atteggiamento coerente.
Non è più una questione dei Gruppi, bensì del governo regionale.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Pezzana.



PEZZANA Angelo

Chiedo scusa al Presidente e ai colleghi se apro il mio intervento sorridendo, perché in verità non ho niente da dire, però avendo parlato tutti devo dire qualcosa sulla caccia perché è proprio una materia sulla quale non posso non esprimermi.
Desidero dichiarare la mia solidarietà al collega Rossa che è rimasto nell'angolo, isolato, battuto da tutti, dalla Giunta con il suo Presidente da tutti i Gruppi di maggioranza che si sono espressi contro la sua posizione. Da buon "antidoppietta" quale io sono voglio dire al collega Rossa, che in questo momento siede nei banchi dei Consiglieri.



ROSSA Angelo

Sulla mia posizione c'è anche il collega Fracchia.



PEZZANA Angelo

Sì, ma lui è abituato a sostenere posizioni anomale, quindi non è un'eccezione per Fracchia essere in posizione anomala. Mi chiedo infatti in quale lista sarà presente il collega Fracchia alle prossime elezioni.
Dichiaro comunque la mia solidarietà al collega Rossa che credo si senta molto in difficoltà in questo momento.



PRESIDENTE

Sulla proposta del Presidente della Giunta si sono espressi tutti i Gruppi e a me è parso di capire che l'orientamento prevalente sia quello di riconoscere la facoltà della Giunta stessa di proseguire nella pausa di riflessione. Pertanto, se non vengono sollevate altre questioni, possiamo procedere in questo senso passando oltre nell'o.d.g.
La parola all'Assessore Ripa.



RIPA Franco, Assessore alla caccia

Cercherò di fare anch'io come il collega Pezzana un intervento con il sorriso perché non è detto che discutendo della caccia si debba in qualche modo usare la doppietta. Il Presidente Beltrami è intervenuto a nome della Giunta tenendo conto delle situazioni che si sono andate articolando in questi mesi. A me corre l'obbligo di fare alcune precisazioni e di dichiarare anche un'ulteriore disponibilità della Giunta.
A quei colleghi che hanno riferito in aula che stante il referendum nazionale sarebbe quasi impossibile o improponibile da parte nostra una qualche dichiarazione di volontà o soprattutto un passaggio alla discussione, io dico che questo non è vero perché a livello regionale noi possiamo discutere e legiferare ed il collega Santoni nella discussione di giovedì scorso ha chiarito molto bene le ragioni, non sto quindi a ripeterle.
Per quello che riguarda invece la lentezza con la quale questo argomento è giunto in aula, devo dire che si è provveduto al richiamo in aula perché nella Commissione vi sono stati molti ritardi dovuti a motivi in parte strumentali.
Ciò detto, noi riteniamo che lo sforzo che è stato fatto da parte della Giunta di ridurre tutte le proposte che sono state fatte a quattro articoli sia già un grande sforzo di ridurre all'osso la problematica. Ci dichiariamo anche disponibili, visto che è stata fatta questa richiesta da parte del Consiglio che è sovrano nel decidere sull'argomento e non solo la Giunta, a ridurre ulteriormente, se ci sarà questa volontà, l'articolato.
E' necessario però che ci siano le volontà comuni per farlo.
Il mio intervento non è diverso da quello del Presidente della Giunta è semplicemente un'ulteriore precisazione e un'occasione per ringraziare tutti i Consiglieri che sono intervenuti questa mattina per il contributo dato. In aggiunta a quanto detto dal Presidente Beltrami devo dire che la volontà e la decisione finale, visto che ne discutiamo in aula, è anche del Consiglio oltre che della Giunta.


Argomento:

Sull'ordine dei lavori (seguito)


PRESIDENTE

Propongo di concludere a questo punto la prima parte dei lavori del Consiglio che riprenderanno alle ore 14,45.
Ricordo ai Consiglieri che è convocata una riunione del Comitato di solidarietà per la Romania alle ore 14,30 nella sala adiacente all'aula.
Ha chiesto la parola il Consigliere Monticelli. Ne ha facoltà.



MONTICELLI Antonio

Desidero chiedere, signor Presidente, se è possibile un leggero slittamento dell'ora di ripresa dei lavori pomeridiani perché il Gruppo comunista ha bisogno di riunirsi. Propongo pertanto che i lavori riprendano almeno alle ore 15.



CARLETTO Mario

Signor Presidente, intendo fare una proposta sull'ordine dei lavori.
Ritengo che la questione ACNA si possa affrontare rapidamente subito prima di procedere alla sospensione dei lavori, in modo anche da accontentare il Gruppo comunista per quanto riguarda la ripresa pomeridiana.



PRESIDENTE

Il Consigliere Carletto, a nome del Gruppo DC, propone di anticipare l'esame del punto 14) all'o.d.g. relativo all'ACNA. Se non vi sono obiezioni e se i tempi della discussione risultano essere brevi, è possibile accogliere questa proposta e pertanto esaminare questo punto.



STAGLIANO' Gregorio Igor

Faccio però rilevare al Consiglio che all'o.d.g. della seduta odierna è iscritto l'esame della proposta di legge n. 449 e non eventuali comunicazioni della Giunta come mi sta ora dicendo il Consigliere Carletto.



PRESIDENTE

Poiché vi sono delle difficoltà ritengo che l'intervallo potrà consentire una valutazione dei singoli Gruppi su questa questione.
La Presidenza accoglie la proposta avanzata dal Gruppo comunista di posticipare l'inizio dei lavori pomeridiani alle ore 15.
La seduta è sospesa.



(La seduta, sospesa alle ore 12,55 riprende alle ore 15,40)



PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PETRINI


Argomento: Parchi e riserve

Esame progetto di legge n. 377: "Istituzione del Parco dell'asta fluviale del Po" (rinvio)


PRESIDENTE

La seduta riprende.
In merito al progetto di legge n. 377, di cui al punto 6) all'o.d.g., è stata presentata una lettera dal Gruppo comunista, con la quale si chiede l'iscrizione all'o.d.g. ai sensi dell'art. 32 del Regolamento interno.
Ci è pervenuto in questo momento, da parte della Giunta, un disegno di legge intitolato: "Sistema delle aree protette nella fascia fluviale del Po", che dovrebbe andare in Commissione, quindi, trattandosi dello stesso argomento, la cosa più logica sarebbe rinviare all'esame della Commissione anche il progetto di legge n. 377.
La parola al Consigliere Ferro.



FERRO Primo

Signor Presidente, qui sorge un problema che non è tanto quello che lei ha sottolineato, ma un altro. Noi in più occasioni, discutendo in Commissione, abbiamo avuto modo di notare l'apprezzamento che l'Assessore Vetrino ha espresso nei confronti della nostra proposta di legge. Ci significa che la nostra richiesta, ai sensi dell'art. 32 del Regolamento di richiamare in aula tale proposta non deve essere intesa unicamente come atto formale, bensì per gli aspetti di ordine politico che la richiesta presenta.
E' indubbio che nel momento in cui si deve discutere la nostra proposta di legge è opportuno avere un interlocutore attento come è l'Assessore Vetrino. Purtroppo oggi l'Assessore non è presente, quindi chiedo, proprio per dare l'attenzione dovuta a questa nostra proposta di legge e offrire alla Giunta la possibilità di interloquire nel modo dovuto, che questa proposta venga discussa nella prossima riunione del Consiglio regionale cioè appena sarà presente l'Assessore competente.



PRESIDENTE

D'accordo, pertanto l'esame del progetto di legge n. 377 viene rinviato ad altra seduta.


Argomento: Iniziativa legislativa popolare e degli enti locali - Referendum abrogativo e consultivo

Esame progetto di legge n. 546: "Modifica della legge regionale n. 4/73 'Iniziativa popolare e degli enti locali e referendum abrogativo e consultivo' ed istituzione della Commissione consultiva regionale per i procedimenti di iniziativa popolare e degli enti locali e di referendum" (rinvio in Commissione)


PRESIDENTE

Passiamo al punto 7) all'o.d.g. che prevede l'esame del progetto di legge n. 546, la cui iscrizione è stata richiesta ai sensi dell'art. 32 del Regolamento interno.
La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Signor Presidente, intervengo per proporre al Consiglio di rinviare in Commissione quest'argomento. Il rinvio nasce dal fatto che l'VIII Commissione, a cui era stato assegnato questo argomento dopo la presentazione della proposta di legge, è chiamata ad esaminare in via definitiva, martedì prossimo, le modifiche allo Statuto della Regione Piemonte. Su proposta del Gruppo comunista e in accordo con gli altri Gruppi presenti nell'VIII Commissione, si è convenuto di esaminare la proposta di legge relativa al referendum abrogativo contestualmente all'esame dello Statuto. Quindi propongo il rinvio in Commissione.



PRESIDENTE

Il Consiglio ne prende atto per alzata di mano all'unanimità dei Consiglieri presenti.


Argomento: Referendum abrogativo e consultivo

Esame progetto di legge n. 558: "Modifiche alla legge regionale 16/1/1973 n. 4 in materia di referendum abrogativo con introduzione dell'art. 18 bis e sostituzione dell'art. 32" (rinvio in Commissione)


PRESIDENTE

Il punto 8) all'o.d.g. prevede l'esame del progetto di legge n. 558 anch'esso iscritto ai sensi dell'art. 32 del Regolamento interno.
La parola al Consigliere Majorino.



MAJORINO Gaetano

Signor Presidente, anche da parte mia chiedo il rinvio in Commissione in quanto unanime l'VIII Commissione nella seduta di ieri ha deciso di esaminare nella sua prima seduta il progetto di legge n. 558, che apporta modifiche alla legge regionale n. 4/73, in materia di referendum, con particolare riguardo sia all'ammissibilità del referendum (fase iniziale) sia all'indizione (fase finale).
Di fronte a quest'impegno politico unanime dell'VIII Commissione quindi di fronte alla legittima aspettativa che sia il disegno di legge di cui sono primo firmatario, sia l'altro disegno di legge, che è strettamente connesso (che ha testé illustrato il collega Monticelli), connessione non solo per materia (modifica alla legge regionale sul referendum), ma anche per contenuti (disciplina nuova dell'ammissibilità del referendum e della fase di indizione), c'è l'opportunità che tutto ciò si verifichi ed auspichiamo soprattutto che venga mantenuto l'impegno politico, preso anche dalle forze di maggioranza, di varare questi due disegni di legge che fatalmente verranno riuniti.



PRESIDENTE

D'accordo, pertanto anche l'esame del progetto di legge n. 558 viene rinviato all'VIII Commissione. Il Consiglio ne prende atto per alzata di mano all'unanimità dei Consiglieri presenti.


Argomento:

Sull'ordine dei lavori (seguito)


PRESIDENTE

Passiamo quindi al punto 9) all'o.d.g. che prevede l'esame dell'ordine del giorno n. 746 concernente le operazioni di smaltimento rifiuti nei pressi dello scalo ferroviario Torino-Orbassano.
La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, se fosse possibile vorrei avere delucidazioni dalla Presidenza del Consiglio e magari dal Presidente della Giunta su una questione, e poi sollevarne un'altra.
Le delucidazioni sono relative al fatto che i punti 9), 13) e 14) all'o.d.g. di questa seduta erano punti che non era stato possibile esaminare nel corso del Consiglio scorso a causa della indisposizione dell'Assessore Cernetti.
La prima questione che pongo è: cosa possiamo fare oggi? Il Presidente della Giunta intende assumere il ruolo della Giunta in mancanza dell'Assessore Cernetti su questi tre punti? Quindi, sapere se possiamo procedere oppure no.
La seconda questione che intendo porre è la seguente. Noi abbiamo previsto che il Consiglio si svolga anche nella giornata di domani addirittura per l'intera giornata. Tutti i Consiglieri avranno per ricevuto l'invito ad un convegno. Fra l'altro, un convegno che si presenta come importante, di livello internazionale, con presenze estremamente qualificate dal punto di vista scientifico. E' un convegno che si tiene nella giornata di domani a Stresa. E' indetto dalla Regione Piemonte Assessorato all'ambiente, ed è prevista la partecipazione del Presidente della Giunta regionale, Beltrami, e dell'Assessore Cernetti. Il nostro Gruppo pone questa domanda: domani cosa facciamo? Ci rechiamo anche noi a Stresa, visto che il convegno è indetto dalla Regione Piemonte? Oppure stiamo qui? Se stiamo qui, l'Assessore o il Presidente della Giunta saranno in grado di interloquire sui punti all'o.d.g. che riguardano le questioni ambientali oppure no? Quindi, vorrei un chiarimento su questo punto, perché corriamo il rischio di non capire più bene. Abbiamo detto tutti che mancano pochissimi giorni alla fine della legislatura - questo è un dato obiettivo però si mette il Consiglio in condizioni di non poter operare per queste discrepanze nell'organizzazione di certe iniziative della Giunta rispetto ai lavori del Consiglio.



PRESIDENTE

La parola al Presidente della Giunta regionale, Beltrami.



BELTRAMI Vittorio, Presidente della Giunta regionale

Avverto tutto, collega Monticelli.
La collega Cernetti oggi mi ha fatto trovare nella posta una comunicazione con la quale mi preannuncia che non potrà essere presente ai lavori del Consiglio regionale dell'1/3/1990 per motivi familiari. Me l'ha inviata come giustificazione e io la passerò alle aree dell'organizzazione consiliare. Ho parlato ieri sera con l'Assessore, ha problemi per il marito. Per carità, non devo neppure arrivare a dare ulteriori puntualizzazioni, quando il richiamo è ai motivi familiari. Io devo dire che il Presidente e la Giunta nel suo insieme sono espressione del governo nella sua complessità e quindi non esistono problemi per i quali non possa essere dato un certo tipo di risposta.
E' evidente che ognuno di noi ha delle proprie convinzioni. Ci sono aspetti di aggiornamento che in questo momento mi sfuggono e io dovrei quanto meno richiedere la presenza dei funzionari che hanno seguito da vicino le voci per le quali c'è questa sollecitazione, tranne quella del discorso più impegnativo della riproposizione della legge sulla Valle Bormida e sull'ACNA.
Chiedo quindi alla cortesia dei colleghi che per quanto attiene a questi problemi essi siano posti, con un impegno di tutti, alla prossima seduta di Consiglio regionale. Vi sono precisazioni e diversi passaggi anche passaggi storici: ad esempio, il problema di Santhià non può essere disgiunto da quello di Vercelli e di Alice Castello. Questo lo dico non in possesso di molti dati, ma perché nell'esercizio della gestione del governo si è aggiornati sulle molte cose che attengono alla vita della Regione.
Proprio sotto questo aspetto se c'è una forzatura per andare avanti accettiamo la forzatura e andiamo avanti. Se non ci fosse questa forzatura io chiederei alla cortesia dei colleghi di rinviare questi argomenti alla presenza dell'Assessore. Presenza che in ogni modo, salvo impedimenti di estrema serietà, quali quelli che lei adduce come giustificazione all'assenza di oggi, noi cercheremo di assicurare nella prossima seduta.
Per inciso, devo dire che il convegno che si terrà domani a Stresa è un convegno che è maturato tempo fa - questa affermazione è obiettiva quando ancora non era stata precisata la data di questo Consiglio regionale. Devo dire che personalmente non andrò al convegno per essere presente al Consiglio regionale. Non posso impedire all'Assessore, che è relatore, di essere presente. Per altri versi, ho suggerito ai colleghi che si rifanno all'area della maggioranza che manifestavano l'intenzione di partecipare al convegno che sarebbe ed è più opportuno che siano presenti in Consiglio regionale per tentare di chiudere i lavori del Consiglio in termini di costruttività. Non posso dire altro.
Ripeto, se l'aula ritiene, oltre al punto 14) che è comunque voce sulla quale l'impegno va più in là di quello che è l'attribuzione di delega alla collega Cernetti, io non ho riserve. Se proprio è un problema di vita esistenziale, a dire "dibattiamoli anche oggi", per onestà e correttezza devo dire ai colleghi che a me sfuggono gli elementi costruttivi del problema stesso e dovrei evidentemente contornarmi di un tipo di presenza che in questo momento non c'è, ma che potrei rimediare anche in tempi brevi.
Chiedo quindi ai colleghi che gli argomenti di cui ai punti 9) e 13) all'o.d.g. vengano rinviati alla prossima seduta del Consiglio regionale nella collocazione che i colleghi ritengono la più vicina alle esigenze. In difetto, se si volesse discutere del problema mi pare che sia tanto strano e originale che laddove parliamo della discarica di Santhià e non parliamo per esempio, di quella di Alice Castello che nel complesso quadro ha un rapporto di raccordo e di collegamento veramente vitale, si possa dibattere di questo problema in assenza dell'Assessore competente.
Con ciò non copro alcun Assessore, non copro chicchessia, dichiaro - se l'aula vuole andare avanti - la disponibilità a non arretrare rispetto al problema.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Prendo atto di quanto ha testé dichiarato il Presidente Beltrami. Mi rendo conto che la situazione può essere anche imbarazzante per il Presidente della Giunta regionale, ma voglio limitarmi a fare una richiesta precisa. Presidente Beltrami: mi pare di capire che lei è disponibile, in quanto Presidente della Giunta, a trattare oggi l'argomento ACNA. Quello che è importante è che le cose si facciano bene e nei modi dovuti, perci chiedo formalmente che nella seduta di domani - visto che condivido la sua opinione che è corretto che il Consiglio si riunisca e non che tutti maggioranza ed opposizione, se ne vadano a Stresa ad un convegno, peraltro interessante - i punti 9) e 13 all'o.d.g. siano svolti in Consiglio: o perché è presente l'Assessore Cernetti, che in quel caso rinuncia alla presenza al convegno di Stresa, o perché lei, Presidente, con l'assistenza dei funzionari che nel frattempo avrà avuto modo di ascoltare e di far giungere qui in Consiglio, è in grado di trattare questi punti. Questi punti, peraltro, sono già stati rinviati una volta, signor Presidente, e sono all'o.d.g. di questa seduta perché già rinviati l'altra volta per la mancanza dell'Assessore Cernetti. Quindi non pretendiamo che si discutano oggi, in queste condizioni di difficoltà per la Giunta, ma pretendiamo che si discutano domani e la Giunta in qualche modo provvederà ad interloquire con il Consiglio su questi punti nei modi dovuti.



PRESIDENTE

La parola al Presidente della Giunta regionale Beltrami.



BELTRAMI Vittorio, Presidente della Giunta regionale

Non ho difficoltà a fare tutto perché avverto il vostro disagio, ma cercate di capire anche il mio.
Messo in termini così estremamente correnti, nell'economia generale degli stessi obiettivi che voi perseguite, se voi insistete perché domani si tratti di questo argomento, sono disponibile a trattarlo. Questo per un atto di correttezza.
Ho l'impressione che, nell'economia generale per gli stessi risultati che voi perseguite ai fini della chiarezza nel sistema e nelle scelte come dicevo prima, non conosco del tutto il problema nella sua complessità la questione Santhià non sia disgiunta da un'altra scelta regionale che crea non pochi problemi nell'area vercellese.
Mi parrebbe opportuna una presenza dell'Assessore responsabile; tra l'altro, pare che nella seduta della Conferenza, così si chiama la struttura che deve pronunciarsi sulle discariche, il pronunciamento sia già avvenuto (ieri o l'altro ieri, ma non ho elementi certi). Parrebbe che ci sia già avvenuto, però non so se per tutti e due o se per una sola. Penso che la presenza dell'Assessore Cernetti possa mettervi nella condizione di avere più lumi, di avere più elementi a disposizione e, nel contempo, di tentare di costruire, in un confronto serio, quegli elementi di sbocco utili a determinare non il collocarsi rigido di posizione per le quali la maggioranza respinge le argomentazioni come atto formale per resistere davanti al vostro modo di collocarvi, piuttosto che cercare di compenetrare all'interno delle scelte che la Giunta e l'Assessorato hanno svolto. Ci per capire se questi hanno o meno riferimenti di squisitezza, ovvero se è il caso di rinunziare totalmente. In altri termini - lo dovrei dire fuori dell'aula qual è il collocarsi domani davanti a un ordine del giorno del genere, riferito all'ordine in se stesso che non spazia sulla complessità del problema del Vercellese? Il nostro modo di collocarsi è chiedere ai colleghi della maggioranza di non partecipare in solido e con carattere di positività ad un pronunciamento sull'argomento.
La presenza dell'Assessore, a mio avviso, consentirebbe gli approfondimenti che alla fine costituirebbero un omaggio serio alla chiarezza.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Ribadisco il punto, cioè noi chiediamo che si discuta, vista la dichiarata disponibilità del Presidente Beltrami, il punto sull'ACNA nella seduta di oggi pomeriggio (ma su questo mi pare non ci fosse alcun problema) e che gli altri due punti siano spostati, in modo che siano discutibili, a domani mattina, e poi valuteremo insieme al Presidente Beltrami - e lo invito per quanto è possibile ad essere pronto l'opportunità o meno di affrontarli domani. E' una questione elementare di rispetto verso il Consiglio.
Faccio presente un'ultima questione. La volta scorsa, su richiesta dell'Assessore Cernetti, il punto 9) all'o.d.g. è stato posposto per far passare prima la legge sugli scarichi della quale era titolare l'Assessore stesso. Poi, una volta passata la legge sugli scarichi, che evidentemente all'Assessore interessava, quando si è arrivati al punto 9) all'o.d.g.
l'Assessore si è sentita poco bene. Ricordo semplicemente questo episodio e credo che non ci sia bisogno di altre parole.



PRESIDENTE

Consigliere Monticelli, quando determiniamo un atteggiamento al Consiglio dicendo che si rinvia un argomento alla prossima seduta, è chiaro che la prossima seduta è quella di domani. Domani mattina valuteremo insieme al Presidente Beltrami e ai Gruppi, se la presenza dell'Assessore è determinante per entrare nel merito ed arrivare a conclusioni possibilmente unitarie e produttive di risultati. Se per caso riuscissimo a concludere l'o.d.g. entro questa sera - cosa che non credo - lo valuteremo verso il termine di questa seduta. Per ora prendiamo la determinazione di rinviare alla prossima seduta, cioè a domani mattina, i punti 9) e 13) all'o.d.g.
L'esame del progetto di legge n. 472 relativo alle piste ciclabili, di cui al punto 10) all'o.d.g., per intesa comune viene rinviato in quanto si attendeva la variazione di bilancio.
Anche l'esame dell'ordine del giorno n. 716 relativo al commercio ambulante presentato dai Consiglieri Pezzana e Avondo, di cui al punto 11) all'o.d.g., è rinviato in quanto il Consigliere Pezzana non è presente.


Argomento: Calamità naturali

Esame ordini del giorno relativi agli affitti degli immobili di proprietà dell'Istituto Autonomo Case Popolari (rinvio)


PRESIDENTE

Passiamo quindi al punto 12) all'o.d.g. che prevede l'esame degli ordini del giorno relativi agli affitti degli immobili di proprietà dell'Istituto Autonomo Case Popolari.
La parola all'Assessore Genovese.



GENOVESE Piero Arturo, Assessore all'edilizia

Signor Presidente, gli ordini del giorno iscritti a questo punto sono conseguenti agli aumenti che si sono verificati negli affitti degli immobili di proprietà degli IACP, in particolare in quelli di Torino, a seguito del censimento per l'aggiornamento ai redditi dichiarati nel 1987.
A seguito di questi aumenti si sono avuti incontri, come i colleghi ricordano, tra i rappresentanti dell'inquilinato e i Gruppi consiliari presso la sede del Consiglio regionale. Al termine di questi incontri erano stati assunti, sia pure in modo non definito con puntualità e non molto chiaro, impegni, da parte dei Gruppi consiliari, di prevedere uno stralcio dei disegni di legge, presentati a suo tempo, di modifica della legge regionale n. 33; successivamente del problema si è discusso in II Commissione consiliare. Dovrei informare i colleghi del Consiglio che nella seduta della Commissione di ieri è stato assunto l'impegno da parte della Giunta, essendo stato individuato in essa il soggetto proponente di questa modifica parziale della legge regionale n. 33, a presentare un disegno di legge in materia che riguardi solamente una correzione del sistema di calcolo dei canoni degli affitti e a discuterne nella seduta della prossima settimana in II Commissione consiliare, per portare il provvedimento in tempi utili all'esame del Consiglio regionale. Non avendo ancora proposto formalmente e presentato in Giunta, perché venga valutato e licenziato, il provvedimento relativo, gradirei non entrare oggi nei dettagli.
Devo solo confermare l'impegno che ieri ho espresso in Commissione, di portare nella prossima settimana il disegno di legge relativo a questa materia in Commissione consiliare, affinché possa essere licenziato e portato all'attenzione dell'aula. Credo che con questo atto, augurandomi che sui contenuti riusciremo a concordare una linea unitaria all'interno della Commissione consiliare, si adempia all'impegno minimo che è stato assunto nei confronti dell'inquilinato e dei propri rappresentanti negli incontri che si sono tenuti presso la sede del Consiglio regionale.
Riterrei che non sia opportuno in questo momento procedere ad una discussione degli ordini del giorno; potremmo abbinare, se fosse il caso e qualora non ci fosse un'unitarietà di indirizzo e di proposta da parte della Commissione consiliare, la discussione del disegno di legge in materia a quella sugli ordini del giorno.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Picco.



PICCO Giovanni

Signor Presidente, come presentatore assieme ad altri colleghi della Democrazia Cristiana degli ordini del giorno su questa materia noi ci allineiamo sulla posizione espressa dall'Assessore e riteniamo che il confronto più che sugli ordini del giorno debba essere fatto sul nuovo testo che l'Assessore ha testé preannunciato. Siamo d'accordo per la calendarizzazione nella prossima riunione della Commissione, che mi pare sia martedì se non vado errato, di questo argomento.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Chiezzi.



CHIEZZI Giuseppe

Signor Presidente, a nome del Gruppo comunista, concordo con la proposta dell'Assessore di entrare nel merito dell'ordine del giorno, che ho presentato insieme ad altri sei colleghi, in occasione della discussione sulle proposte di modifica della legge regionale n. 33. Nel nostro ordine del giorno avanzavamo proposte concrete in ordine alla risoluzione di questo problema. E' giusto, come dice l'Assessore Genovese, discutere questo ordine del giorno verificando se le proposte che avanzerà la Giunta sono o meno in sintonia con quelle che noi facemmo nel dicembre 1989.
Chiedo che l'ordine del giorno rimanga iscritto all'o.d.g. del Consiglio sino alla discussione della modifica della legge regionale n. 33.



PRESIDENTE

Sostanzialmente quindi chiede che questo argomento sia discusso in Commissione pur rimanendo all'o.d.g. del Consiglio?



CHIEZZI Giuseppe

Per poter eventualmente essere discusso in aula contestualmente alla proposta di modifica della legge regionale n. 33.



PRESIDENTE

D'accordo.


Argomento: Problemi del lavoro e della occupazione - Tutela dagli inquinamenti del suolo - smaltimento rifiuti

Esame progetto di legge n. 449: "Proposta di iniziativa del Consiglio regionale al Parlamento nazionale 'Norme per la chiusura dell'ACNA di Cengio, per la bonifica e la rinascita della Valle Bormida e per lo sviluppo dei livelli occupazionali ambientalmente compatibili'" (rinvio)


PRESIDENTE

Passiamo quindi al punto 14) all'o.d.g. che prevede l'esame del progetto di legge n. 449 relativo all'ACNA di Cengio.
Ha chiesto la parola per una breve comunicazione il Presidente della Giunta, Beltrami. Ne ha facoltà.



BELTRAMI Vittorio, Presidente della Giunta regionale

Signor Presidente, quest'argomento, che è di tutto peso e di grande interesse per la comunità, ha visto il pronunciarsi del Consiglio regionale con distinti ordini del giorno ed ancora nell'ultima seduta, nella quale l'argomento è stato riproposto, sono riemerse linee di indirizzo che, nella sostanza, hanno riecheggiato e riproposto l'antica collocazione del Consiglio regionale rispetto al problema.
Nell'ordine del giorno approvato era stato assunto, o veniva proposto un impegno da parte della Giunta di riferire al Consiglio regionale dopo la Conferenza Stato-Regioni attorno alle determinazioni, all'impostazione e a quant'altro sarebbe insorto in questo incontro. C'erano dei problemi che adesso mi è difficile penetrare, ma per quanto posso ricordare taluni riproponevano la determinazione del Comitato scientifico fatta a tutte lettere, per la quale si dava puntualizzazione attorno alla collocazione del cosiddetto inceneritore Re-Sol che in ogni modo non poteva essere allocato laddove era stato deciso dalla Liguria e dalla stessa società ACNA.
Inoltre, uno dei quesiti che erano stati posti comportava una risposta estremamente seria da parte dello Stato per capire se le affermazioni fatte più volte attorno alla possibilità di risanare lo stabilimento, quando lo stesso fosse funzionante, erano riconducibili alla genericità delle affermazioni o ad atti di buona volontà ovvero se le stesse affermazioni avessero alle spalle determinazioni ed individuazioni di carattere scientifico.
Su questo e su altri problemi, non appena sarà convocata la Conferenza Stato-Regioni, sarà premura della Giunta regionale, secondo gli impegni assunti dalla stessa all'interno dell'ordine del giorno approvato da questa assemblea, di comunicare al Consiglio regionale quanto è accaduto con l'impegno assunto sin da allora che la Giunta regionale nulla avrebbe determinato e stabilito rispetto alle precedenti decisioni se non dopo avere sentito il Consiglio regionale. Pertanto, da parte della Giunta continua questo impegno e quindi la determinazione di portare elementi di aggiornamento all'aula, allorquando la Giunta stessa nell'incontro Stato Regioni potrà essere a sua volta aggiornata e - risottolineo ancora - con l'impegno di non assumere atteggiamenti che siano in contraddizione con gli ordini del giorno più volte maturati all'interno di questo Consiglio.
Quindi, il pensiero della Giunta è che questo argomento debba e possa essere aggiornato allorquando elementi nuovi maturino all'incontro Stato Regioni.



PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE SESTERO



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Monticelli.



MONTICELLI Antonio

Il Gruppo PCI non può che prendere atto di quanto dichiarato dal Presidente della Giunta rappresentando l'opinione della maggioranza, anche se mi permetto di dire che sull'argomento ACNA è sempre in pendenza una richiesta di chiarimento che il Gruppo PCI aveva avanzato per sapere se la maggioranza esiste sull'argomento ACNA...



(Interruzioni dai banchi della Giunta)



MONTICELLI Antonio

Siamo costretti a prendere atto della richiesta della Giunta di rinvio del punto 14) all'o.d.g., però tale rinvio va strettamente condizionato alla data di svolgimento della Conferenza Stato-Regioni, qualsiasi ne sia l'esito, perché l'ordine del giorno con il quale era stato deciso di non esaminare la proposta di legge al Parlamento era legato all'imminenza della Conferenza Stato-Regioni...



(Interruzione del Presidente della Giunta regionale, Beltrami)



MONTICELLI Antonio

Presidente, prendo atto delle sue dichiarazioni, che sono però un atto dovuto da parte della Giunta nei confronti del Consiglio visto che la Giunta è impegnata da precisi atti di questo Consiglio. Però il problema è un altro: c'è una proposta di legge licenziata dalla Commissione che attende di essere esaminata e votata dal Consiglio e il rinvio è ammissibile solo se ci sono motivazioni chiare e precise.
Il Gruppo PCI non può che prendere atto del fatto che c'è un'ulteriore richiesta di rinvio da parte della Giunta, però pretendiamo che la questione ACNA sia il primo punto dell'o.d.g. della seduta del 13 marzo e che in quella sede si arrivi ad una determinazione del Consiglio impegnativa e chiara per tutti. Questo dipenderà evidentemente dalle decisioni del Consiglio, ma siccome siamo di fronte ad un rinvio, la nostra proposta è che il rinvio valga soltanto fino alla seduta del 13 marzo, la quale al primo punto all'o.d.g. deve prevedere l'esame della questione ACNA.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Staglianò.



STAGLIANO' Gregorio Igor

Non è che come relatore abbia qualche diritto particolare, però mi pare doveroso esprimere la mia opinione che non può che essere una presa d'atto accanto però ad un netto dissenso nei confronti della subordinazione che la Giunta regionale intende mantenere per quanto riguarda gli orientamenti di quest'aula nei confronti di quello che si discute a Roma, rinunciando quindi ad un atto di sovranità che da parte nostra non può essere minimamente condiviso.
Pertanto, volevo semplicemente che venisse registrata per gli atti la mia dichiarazione e in questo senso valuteremo con molta attenzione tutti i passi ulteriori da compiere affinché non si consumi una volontà dilatoria che è di sottrazione della nostra sovranità su un argomento che merita tutta la nostra attenzione e il nostro impegno.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Majorino.



MAJORINO Gaetano

Desidero sottolineare che la proposta avanzata dal Consigliere Monticelli di calendarizzare al prossimo Consiglio del 13 marzo p.v.
questo argomento è una proposta che necessariamente deve essere accolta in quanto al di là delle parole usate nell'ordine del giorno lo spirito di quel documento era nel senso che in ogni caso prima della fine di questa legislatura sarebbe stata affrontata la legge relativa all'ACNA. Non era nelle parole e nella lettera dell'ordine del giorno, pur votato solamente dalla maggioranza, di rimandare sine die o peggio ancora alla prossima legislatura questo provvedimento. Siccome il 13 marzo è il nono giorno anteriore alla chiusura dei lavori di questa legislatura, ha da essere rispettato questo impegno, al di là di quanto possa verificarsi nell'incontro Stato-Regioni e al di là della effettività di tale incontro: non ci si venga a dire il giorno 13 che l'incontro non c'è stato o che è stato di un certo tenore e contenuto. La sovranità del Consiglio non pu accettare di subordinare eventuali decisioni al contenuto di un'eventuale decisione del Comitato Stato-Regioni, ma anche se il Comitato non si sarà riunito il giorno 13 o al massimo il 14 si deve esaminare la legge altrimenti significherebbe affossarla, in contrasto quindi con quella che almeno a parole, è stata la volontà dell'ordine del giorno della maggioranza.



PRESIDENZA DEL VICEPRESIDENTE PETRINI



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Carletto.



CARLETTO Mario

Noi apprezziamo la comunicazione resa dal Presidente della Giunta che riteniamo essere molto corretta e soprattutto in linea con la mozione approvata dal Consiglio regionale nel corso dell'ultima seduta nella quale si è trattato della questione ACNA. Nel merito riteniamo sia utile che la Giunta regionale riferisca al Consiglio immediatamente dopo la Conferenza Stato-Regioni.
Apprezziamo la dichiarazione del Presidente che ha riconfermato che la Giunta non assumerà posizioni senza prima aver riferito al Consiglio regionale e aver sentito la posizione dello stesso, pertanto sia dal punto di vista dell'iter che da quello del merito ci pare una proposta corretta nella quale ci riconosciamo.



PRESIDENTE

L'argomento ACNA è pertanto rinviato; la sua collocazione all'o.d.g.
viene demandata ai Presidenti dei Gruppi.


Argomento: Montagna

Esame progetto di legge n. 487: "Provvedimenti per lo sviluppo dei territori montani" (rinvio)


PRESIDENTE

Passiamo all'esame del progetto di legge n. 487, di cui al punto 15) all'o.d.g., la cui iscrizione è stata effettuata ai sensi dell'art. 52 dello Statuto.
Si tratta di una proposta di legge di iniziativa dei Comuni di Bardonecchia, Robilante, Premosello Chiovenda, Reano, Tollegno ed altri presentata in data 15/3/1989. Tale provvedimento è stato assegnato alle Commissioni I e VIII.
Ha chiesto la parola il Consigliere Monticelli. Ne ha facoltà.



MONTICELLI Antonio

Signor Presidente, desidero fare una proposta procedurale trattandosi di una proposta di legge di iniziativa di Comuni che era stata assegnata all'esame congiunto delle Commissioni I e VIII. L'esame era iniziato, poi era stato sospeso in attesa di determinazioni della Giunta che si era in qualche modo impegnata a produrre un proprio disegno di legge; disegno che però, anche a causa delle condizioni di salute per un certo periodo dell'Assessore Lombardi, non era stato prodotto. Nel frattempo sono scaduti i termini che ai sensi dello Statuto e della legge sull'iniziativa dei Comuni e delle popolazioni consentivano l'esame da parte delle Commissioni consiliari. I Comuni interessati hanno pertanto sollecitato il rispetto dello Statuto e hanno chiesto l'iscrizione all'o.d.g. del Consiglio regionale di questa proposta di legge. Questa proposta non è più rinviabile in Commissione in quanto lo Statuto fa divieto di rinvio alle Commissioni di proposte di legge di iniziativa dei Comuni per le quali siano scaduti i termini e deve essere esaminata direttamente dall'aula.
La proposta che il nostro Gruppo fa, per facilitare i lavori del Consiglio, è che questo punto venga rinviato ad una prossima seduta in modo da consentire nel frattempo una verifica fra i Gruppi, non in sede di Commissioni, ma a lato delle stesse, e la Giunta, se questo testo è accoglibile in quanto tale o se sono ipotizzabili emendamenti in modo da arrivare in aula eventualmente con delle proposte di modifica concordate o comunque istruite che consentano un esame utile da parte del Consiglio.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Carletto.



CARLETTO Mario

Il Gruppo DC considera ragionevole la proposta del Consigliere Monticelli di addivenire ad un incontro tra i Gruppi per predisporre, se ci sono le condizioni che noi ci auguriamo sussistano, questo disegno di legge e quindi riuscire, secondo le intenzioni che abbiamo da più parti espresso ad approvarlo entro la fine della legislatura.
Il Gruppo DC aderisce a questa proposta e pertanto parteciperà all'incontro che l'Assessore vorrà concordare.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Lombardi.



LOMBARDI Emilio, Assessore all'agricoltura

La Giunta accoglie la proposta di una pausa di riflessione su questa proposta di legge di iniziativa dei Comuni, anche perché va valutata nel quadro della nuova situazione che si sta determinando a livello nazionale.
Allorquando fu discussa in Commissione questa proposta di legge e vi fu l'impegno della Giunta, per essa dell'Assessore all'agricoltura e ai problemi della montagna, di presentare un proprio disegno di legge, vi era maggiore incertezza che la riforma delle autonomie locali potesse trovare uno sbocco a livello parlamentare. Oggi siamo in presenza di un iter a livello nazionale che vede già l'approvazione della riforma delle autonomie locali da parte di un ramo del Parlamento, quindi esistono le condizioni per una riflessione complessiva su questo disegno di legge che ritengo opportuna.
La Giunta è disponibile a coordinarsi con i Gruppi per andare a questa verifica, tenendo comunque in considerazione il fatto che trattandosi di una proposta che viene dai Comuni, dall'UNCEM, non può certamente essere stravolta o molto modificata a livello di aula consiliare. Ritengo quindi doveroso richiamare tutte le forze politiche all'esigenza di eventualmente produrre emendamenti che non modifichino il significato complessivo della proposta di legge dei Comuni.
Ribadisco in conclusione di accogliere la proposta di un momento di riflessione e di approfondimento da concordarsi a livello di Gruppi e di Giunta.


Argomento: Presidi socio-assistenziali pubblici e privati

Esame progetto di legge n. 425: "Finanziamento presidi socio-assistenziali"


PRESIDENTE

Passiamo al punto 16) all'o.d.g. che prevede l'esame del progetto di legge n. 425.
La parola al relatore, Consigliere Bergoglio.



BERGOGLIO Emilia, relatore

Signor Presidente, desidero sottolineare le caratteristiche di questo disegno di legge che viene presentato all'attenzione del Consiglio.
Di fatto è una ripresentazione della normativa già esistente, perché si tratta di una riscrittura e di una ripresa della legge regionale n. 14/86 sulle residenze per non autosufficienti e dei servizi socio-assistenziali.
Le ragioni per cui si è proceduto ad un nuovo testo legislativo sono da ricondurre alle modifiche della legge nazionale (art. 20 della legge finanziaria 1988) che ha consentito, oltre che previsto, il finanziamento di una serie di strutture residenziali per non autosufficienti o per disabili di vario livello. Questo ha consentito alla legge regionale di modificare l'impostazione originaria della legge utilizzando fondi propri che la Regione intende destinare, anche per strutture residenziali per semi autosufficienti o per persone parzialmente autosufficienti, o parzialmente non autosufficienti. La terminologia è molto varia, in quanto varie sono le situazioni a cui si deve rispondere.
Questo rendeva necessario modificare alcuni contenuti della precedente legge regionale n. 14/86; inoltre, la sentenza della Corte di Cassazione e il recentissimo decreto ministeriale per la possibilità di privatizzazione delle II.PP.A.B., rendevano altresì necessario un criterio di salvaguardia di quelle realtà che erano finanziate con contributo regionale, le quali dovevano essere in qualche modo mantenute nell'ambito del servizio socio assistenziale che la Regione, con i suoi finanziamenti, andava a garantire.
In questo senso abbiamo normato alcuni limiti che evitano eventuali possibilità di riconversione qualora, per il servizio specifico, non fosse più necessario svolgere determinate funzioni nell'ambito territoriale in cui insistono.
Infine, si è anche proceduto a regolamentare con legge (anche questa è una parte innovativa della legge stessa) una serie di contributi per l'ordinaria e straordinaria manutenzione, che l'Assessorato all'assistenza aveva a disposizione, e che, precedentemente, venivano erogati a discrezione dell'Assessorato stesso su richiesta degli interessati. Si è preferito individuare dei criteri e delle precise indicazioni di indirizzo che consentano all'Assessorato di poter procedere in modo uniforme e non discrezionale, anche per questa parte che seppure non molto cospicua dal punto di vista finanziario, può però consentire di attivare altre risorse proprie, e di andare nella direzione del miglioramento complessivo delle strutture socio-assistenziali o assimiliabili che in questo modo vengono mantenute, dal punto di vista sia dell'efficienza tecnica che funzionale in condizioni di miglior uso.
Questo è, in sostanza, lo spirito che ha animato questo disegno di legge, al di là della dimensione economica che non è certamente quella necessaria ed ottimale. Rappresenta, comunque, uno sforzo autonomo della Regione di venire incontro a queste esigenze.



PRESIDENTE

Sulla relazione del Consigliere Bergoglio è aperta la discussione.
La parola al Consigliere Acotto.



ACOTTO Ezio

Signor Presidente, su questo provvedimento noi ci asteniamo, e il motivo è il seguente. In questo provvedimento praticamente è scomparso qualsiasi riferimento ai programmi di attività e di spesa delle Unità socio sanitarie locali, che prima era presente nella legge regionale n. 14/86. Da questo punto di vista, il non aver assolutamente premuto sul fatto che le Unità socio-sanitarie locali dovessero disporre di questi strumenti - a parte che si mette in evidenza, attraverso questa via, il ritardo con cui la Regione ha presentato la proposta di Piano socio-sanitario per il triennio attuale, mentre per ben due anni si è andati nella direzione della proroga del Piano precedente - lascia intendere un'attenzione non di sostanza, non sufficiente, secondo noi, per quanto riguarda uno strumento importante di programmazione, qual è il programma di attività e di spesa delle Unità socio-sanitarie locali Infatti, la legge all'art. 6, comma secondo, recita: "La verifica di congruità è effettuata dalla Giunta regionale, previo parere favorevole dell'Unità Socio-Sanitaria Locale competente per territorio, nel quale dovrà altresì risultare che i presidi oggetto degli interventi sono coordinati ed integrati nell'ambito della rete dei servizi sociali e sanitari del territorio in cui sono ubicati". Non si cita assolutamente questo strumento di programmazione, mentre nella legge di piano che stiamo discutendo viene previsto in termini piuttosto significativi. Questa è secondo noi, una carenza non secondaria in questo provvedimento legislativo che motiva la nostra astensione.
Chiedo all'Assessore, a titolo di informazione nostra e di tutti i Consiglieri, se questa legge, che prevede uno stanziamento di 5 miliardi ha già una copertura finanziaria nell'attuale bilancio, o se si prevede qualche tipo di ritocco nella nota di variazione che dovrebbe prossimamente essere discussa da questo Consiglio regionale.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Brizio.



BRIZIO Gian Paolo, Assessore all'assistenza

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, poiché l'intervento del collega Acotto ha posto alcuni problemi mi pare giusto rispondere a livello di discussione generale.
Vorrei chiarire, come è già apparso dalla relazione del Consigliere Bergoglio, che in sostanza si dà un riassetto ad una normativa già esistente. La legge regionale n. 14/86 era finanziata per 4 miliardi negli anni scorsi, ha cominciato ad avere un finanziamento per 3 miliardi nel 1988 e così nel 1989: si è decalato nel finanziamento per scarsità di risorse.
Si va al finanziamento di strutture dei Comuni o di II.PP.A.B. che rimangano pubbliche, date anche le disposizioni che andremo ad approvare con un finanziamento che consente il completamento di una struttura operante come è sempre stato previsto. In sostanza, il problema del PAS si è posto con due proroghe: purtroppo il PAS non ha avuto applicazione, ma non c'è una rinuncia alla programmazione. Dobbiamo tenere conto che sull'art. 20 della finanziaria c'è una programmazione addirittura decennale. Questa legge riguarda interventi che non toccano più soltanto i non autosufficienti, ma che possono andare a cavallo tra autosufficienti e non autosufficienti in quegli ambiti che l'art. 20 della legge finanziaria non copre e ove l'esigenza rimane ancora forte a livello locale.
Quindi, non c'è una ripulsa della programmazione, ma c'è una maggiore flessibilità nell'ambito delle linee che il Piano socio-sanitario delinea e intorno alle quali anche nel dibattito in V Commissione si è giudicato opportuno un aggiustamento riguardo ai vincoli del PAS che non è indifferente.
Per quanto riguarda il problema finanziario, la copertura esiste. Sulla legge n. 14 erano previsti 3 miliardi, come l'anno precedente, mentre sul capitolo 10810 relativo agli interventi minori, che si normano con la presente legge, 2 miliardi; quindi la copertura finanziaria è già prevista.
In Commissione si era addirittura chiesto di aumentare, ma voi sapete benissimo quali sono le risorse in questo momento, per cui non c'è la reale possibilità di incrementare gli stanziamenti.
Vorrei che non sfuggisse il fatto che si norma un capitolo (n. 10810) che ha una storia di quindici anni, dai tempi di Bajardi, per il quale sono sempre stati dati finanziamenti con discrezionalità e con semplice delibera di Giunta senza passaggio in Commissione. Si sta facendo un passo avanti notevole, perché si normano con legge criteri che invece prima erano fissati soltanto a livello di delibera di Giunta e consentivano una flessibilità fors'anche eccessiva.
Il provvedimento va quindi su una linea di legificazione che considero estremamente positiva e che vorrei non fosse sottovalutata come elemento di forte rilievo.



PRESIDENTE

Passiamo all'esame dell'articolato.
ART. 1 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 1 è approvato.
ART. 2 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 2 è approvato.
ART. 3 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 3 è approvato.
ART. 4 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 4 è approvato.
ART. 5 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 5 è approvato.
ART. 6 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 6 è approvato.
ART. 7 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 7 è approvato.
ART. 8 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 8 è approvato.
ART. 9 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 9 è approvato.
ART. 10 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 10 è approvato.
ART. 11 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'art. 11 è approvato.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'intero testo della legge.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 19 Consiglieri si sono astenuti 16 Consiglieri L'intero testo della legge è approvato.


Argomento: Assistenza farmaceutica (organizzazione, servizi ecc.

Esame progetto di legge n. 553: "Norme per l'esercizio delle funzioni in materia farmaceutica"


PRESIDENTE

Passiamo al punto 17) all'o.d.g. che prevede l'esame del progetto di legge n. 553.
La parola al relatore, Consigliere Bergoglio.



BERGOGLIO Emilia, relatore

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, potremmo dare per letta la relazione, se i colleghi sono d'accordo, indicando soltanto le caratteristiche generali della legge che viene sottoposta all'attenzione del Consiglio.
Si tratta di una legge che è stata lungamente ed ampiamente discussa in Commissione. Le polemiche iniziali nel corso dei lavori si sono decisamente attenuate perché il lavoro di rifinitura, ripulitura e di precisazione di una serie di articoli o di diciture che potevano essere considerate equivoche o non chiare o comunque dare luogo ad interpretazioni non del tutto condivisibili, è stato un lavoro di buona intesa e di serio approfondimento della legge, il che non vuol dire che voteremo tutti nello stesso modo, ma che quanto meno c'è stato un serio e lungo approfondimento.
In realtà, avremmo potuto scegliere la strada di presentare alcune modifiche alla legge esistente, abbiamo invece preferito elaborare un progetto di legge che riprendesse tutta la normativa in materia di esercizio delle funzioni amministrative in materia farmaceutica, anzi cancello "amministrative" perché anche questo è stato oggetto di un emendamento concordato in Commissione.
Il testo che si raccomanda all'approvazione del Consiglio regionale di fatto si compone di due parti. La prima è relativa allo svolgimento di compiti e di funzioni, quindi attribuzioni dei vari livelli di competenza alla Regione, alle Unità socio-sanitarie locali e a quant'altri; istituisce inoltre un Servizio di vigilanza.
La seconda parte norma tutta una serie di questioni relative ai turni alle aperture festive, serali, alla chiusura per ferie, ecc.
Riteniamo, senza presunzione, che questo disegno di legge sia il frutto di un buon lavoro che fa chiarezza soprattutto su una serie di questioni (per esempio: le normative concorsuali, le norme relative alle assegnazioni provvisorie ed altri problemi, di dettaglio per chi magari non è dentro la materia, ma di sostanza per chi poi deve gestire concretamente la situazione delle singole realtà locali) che creavano spesso occasioni di polemiche, di malcontenti e difficoltà organizzative.
Il testo quindi ha queste caratteristiche; molte cose sono riprese ancorché non siano minimamente cambiate rispetto alla normativa precedente.
In particolare abbiamo fatto molta attenzione a che non si peggiorasse in alcun modo la qualità e la quantità del servizio offerto. Anche questo lo dico in maniera chiara ed esplicita a scanso di eventuali polemiche che non vorrei fossero riprese in quest'aula perché voglio augurarmi che fossero precedentemente frutto solo di una non completa conoscenza del testo così come la Commissione lo ha licenziato.



PRESIDENTE

Sulla relazione del Consigliere Bergoglio è aperta la discussione.
Ha chiesto di intervenire il Consigliere Calligaro. Ne ha facoltà.



CALLIGARO Germano

Signor Presidente, colleghi Consiglieri, fin dall'inizio dell'iter di questa proposta di legge, noi del Gruppo comunista siamo stati particolarmente curiosi.
Nel marzo 1987 l'Assessore alla sanità costituì una Commissione che ebbe il preciso compito di redigere un disegno di legge. La Commissione concluse i suoi lavori nei primi mesi del 1988 (voglio ricordare in quest'aula che faceva parte della Commissione anche il Presidente dell'Ordine dei farmacisti) e il testo fu approvato all'unanimità di tutti i componenti della Commissione. Non se ne fece nulla, probabilmente il disegno di legge fu riposto in un cassetto. Solo dopo ricomparve un nuovo testo sostanzialmente scritto dall'Associazione Titolari di farmacia.
Dobbiamo dire con molta chiarezza che il progetto di legge presentato dai colleghi democristiani, socialisti e socialdemocratici, è pressoch identico a quello dell'Associazione Titolari di farmacia. In sostanza, si assegnò il compito all'Associazione Titolari di farmacia di riscrivere il testo della Commissione assessorile.
In Commissione abbiamo trovato un progetto di legge il cui taglio era sostanzialmente distorcente, sbagliato. L'attività farmaceutica era vista in chiave amministrativa. Sono state apportate modifiche, ma è un testo che ancora oggi noi non condividiamo. Per questo motivo noi presentiamo numerosi emendamenti.
Si ha l'impressione netta, signor Presidente, che il progetto di legge si preoccupi più del giro d'affari dei titolari di farmacia che dell'efficienza del Servizio farmaceutico: punta in sostanza ad aumentare se possibile, il giro d'affari dei titolari di farmacia, che già sfiora il 97-98% del fatturato della spesa farmaceutica.
Siamo quindi di fronte all'assalto al residuo 3% del fatturato della spesa farmaceutica e per questo motivo abbiamo apprezzato in modo particolare gli emendamenti presentati dalla Società italiana di farmacia ospedaliera e dal Sindacato nazionale farmacisti ospedalieri.
Un punto in particolare è stato considerato da noi di estrema delicatezza, un punto che è scomparso dall'art. 1 e che recitava: "La Regione assicura l'assistenza farmaceutica tramite le farmacie pubbliche e private, tutte convenzionate". Il testo della Commissione assessorile, che lavorò e concluse i suoi lavori approvando all'unanimità le conclusioni era di ben altro tenore: "l'erogazione dell'assistenza farmaceutica viene assicurata attraverso l'attività del Servizio farmaceutico regionale, del Servizio farmaceutico delle Unità Sanitarie Locali e attraverso strutture a rapporto convenzionato".
La modifica aveva un preciso significato: escludere le farmacie ospedaliere, trasferendo in sostanza la residua spesa farmaceutica delle farmacie ospedaliere ai titolari di farmacia. Si è discusso a lungo in V Commissione e tutti abbiamo concordato che la farmacia è un'impresa che corre il rischio di impresa, che il farmacista è un commerciante come gli altri, ma a differenza degli altri commercianti egli non può evadere il fisco. Noi consideriamo quindi gli interessi dei titolari di farmacia interessi legittimi.
Non si può ridurre tutto ad uno scontro tra farmacisti ospedalieri da una parte e titolari di farmacia dall'altra, tra dipendenti pubblici e farmacisti privati. Non vi sono dubbi però che i farmacisti privati operano in una situazione di monopolio, detengono il 97 o 98% del fatturato farmaceutico, quasi la totalità del fatturato è loro appannaggio. Le farmacie della città di Torino nel periodo 1983/1988 hanno aumentato il fatturato dell'87% a parità di risorse impiegate. Come vedete non si tratta di uno scontro tra teorie neoliberiste e teorie che biecamente sostengono i servizi pubblici, purché siano pubblici. Tra l'altro, in questo caso gli stessi neoliberisti non chiedono di liberalizzare il mercato dei farmaci non chiedono di aumentare i punti di vendita per agevolare i cittadini difendono la posizione di monopolio dei titolari di farmacia, mantengono una certa protezione alle attività dei titolari di farmacia tramite il convenzionamento con il Servizio Sanitario Nazionale.
Ironia della sorte, in questo caso non si chiede la liberalizzazione.
Se è così, anche noi non siamo biechi demagoghi sostenitori dei servizi pubblici. Ci troviamo di fronte a servizi farmaceutici ospedalieri efficienti che hanno una rilevante esperienza. L'esperienza ospedaliera in questo caso ha una positiva ricaduta; per i materiali più complessi le farmacie ospedaliere svolgono l'attività di distribuzione. In effetti grazie all'esperienza maturata e trasferita in questo caso sul territorio svolgono un'importante funzione di educazione sanitaria. Si tratta allora di servizi ospedalieri efficienti che hanno ridotto i costi a carico delle Unità socio-sanitarie locali nella distribuzione di tutti i prodotti ausiliari per diabetici, incontinenti, entero ed erostomizzati. In Commissione nessuno ha saputo contestare nel merito queste nostre asserzioni. Sono servizi efficienti che svolgono una funzione di calmieramento dei prezzi. Si può quantificare il risparmio per la Regione Piemonte nell'ordine di alcune decine di miliardi di lire all'anno. Vi è inoltre l'apprezzamento degli assistiti, oltre registrare un rilevante risparmio. Ciò nonostante si vuole prendere d'assalto la residua quota del mercato dei farmaci che è del 2 o 3% come dicevo. E' vero che l'art. 1 è stato modificato e questo rischio si corre meno rispetto al testo iniziale ma chiara è l'indicazione di rotta della Giunta. Se non ci è riuscita in questa fase, tornerà all'attacco successivamente.
Questo è il principale motivo per cui siamo contrari a questo progetto di legge.
Il secondo motivo riguarda le pesanti implicazioni all'assistenza, sia per quanto riguarda la possibilità di accesso alle farmacie da parte della popolazione, sia per quanto riguarda la spesa pubblica. Se questa legge viene approvata così com'è, numerose zone, specie quelle più sfavorite, le Comunità montane e i piccoli Comuni, verranno a trovarsi prive di assistenza farmaceutica nelle ore notturne e nei giorni festivi.
E' vero che il dibattito in V Commissione è stato particolarmente intenso e il confronto si è dispiegato appieno. Il testo che però si presenta in aula non è assolutamente soddisfacente per il Gruppo comunista e per questo motivo abbiamo presentato degli emendamenti. Il voto del Gruppo comunista dipenderà dall'accoglimento degli emendamenti principali quelli che riteniamo più importanti; diversamente il nostro sarà un voto contrario e particolarmente critico.



PRESIDENTE

Non essendovi altri interventi, passiamo all'esame del relativo articolato.
ART. 1 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: dopo il primo comma aggiungere: "2. La competenza farmaceutica dovrà essere assicurata in tutte le Commissioni che abbiano attinenza con l'impiego del farmaco".
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Questo comma esisteva nella prima stesura, poi è stato cancellato. Noi sosteniamo che la funzione farmaceutica deve essere rappresentata in tutte le sedi in cui si decide sul farmaco. Non è pensabile che in Commissioni che si interessano del farmaco siano presenti psicologi e veterinari, e non i farmacisti. Voi direte che esiste un esempio del genere, tra l'altro clamoroso: c'è una Commissione regionale per la sperimentazione dei farmaci composta in base al criterio multidisciplinare, ma paradossalmente non c'è il farmacista.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

L'emendamento è respinto perché lo ritengo fuori tema. Inoltre, non è vero che nella Commissione regionale per la sperimentazione non c'è il farmacista, in quanto è presente il farmacologo docente dell'Università.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 10 voti favorevoli, 22 contrari e 2 astensioni.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 1 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 22 Consiglieri hanno risposto NO 10 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'art. 1 è approvato.
ART. 2 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: sopprimere il quarto comma (La vigilanza sui servizi di farmacia interna dei presidi dell'Unità Socio-Sanitaria Locale) La parola al Consigliere Calligaro per l'illustrazione.



CALLIGARO Germano

L'istituzione di una Commissione di vigilanza ordinaria per le farmacie ospedaliere e pubbliche non ha basi giuridiche né pratiche. Non ha basi giuridiche in quanto in contrasto con la legge n. 132/68 e con il DPR n.
761/79 che normano le farmacie ospedaliere a differenza delle farmacie private e pubbliche che sono invece normate dalla legge n. 475/68. Non ha basi pratiche perché mentre per le farmacie aperte al pubblico sono fissati precisi requisiti che debbono essere rispettati, per le farmacie ospedaliere tali requisiti non sono mai stati stabiliti da alcuna norma.
Per cui un'eventuale Commissione di vigilanza non saprebbe su quale materia vigilare. Se non si vuole eliminare la Commissione occorre normare le farmacie ospedaliere con apposito articolo.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

L'emendamento è respinto perché tutto il servizio di farmacia ha una sua vigilanza normale, quindi pare opportuno effettuarla anche sulle farmacie interne dei presidi, farla esercitare da una Commissione qualificata con un dirigente del Servizio farmaceutico regionale, che la presiede, e due farmacisti, di cui uno ospedaliero, designati dall'Ordine dei farmacisti che è l'organo competente per le designazioni in tutte le Commissioni di vigilanza.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Bergoglio.



BERGOGLIO Emilia

Vorrei precisare che in merito alla questione dell'ordinamento delle farmacie ospedaliere avevamo ritenuto correttamente in Commissione di rimandarla al Piano o addirittura alle deliberazioni di settore dei singoli servizi perché non è materia da normarsi in una legge che ha un diverso ambito di competenze. Poiché nel Piano, nei vari allegati o nelle varie deliberazioni di settore si dovrà normare tutta una serie di servizi, si normerà anche il servizio farmaceutico per le parti che non fossero ancora chiare o che dovessero essere integrate rispetto alla struttura esistente.
Questo era il motivo per cui non si era ritenuto di inserire nel testo questo problema. Dico questo perché il collega Calligaro ha motivato l'esigenza dell'emendamento con il fatto che la Commissione di vigilanza non avrebbe una normativa complessiva di riferimento a cui far capo. Se il testo viene interpretato in questo modo fra breve noi avremo anche questa normativa di riferimento.
Mi sembrava opportuno ribadirlo in questa sede in modo che sia anche chiarito il senso della Commissione di cui si parla.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
L'emendamento è respinto con 11 voti favorevoli, 22 contrari e 1 astensione.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al comma settimo, ottava riga, dopo le parole "due farmacisti esercenti in farmacia di cui uno", aggiungere le parole "non titolare".
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

A nostro avviso si è verificato un peggioramento perché precedentemente era scritto che il farmacista non doveva essere titolare di farmacia e questo affinché fossero rappresentati sia i titolari che i non titolari.
Poiché ora è scritto "di cui uno titolare" non si esclude che possano esserlo entrambi, per cui noi proponiamo di tornare al testo originario.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La Giunta propone a questo punto di scrivere "di cui uno titolare e l'altro non titolare", in tal modo la dizione risulta essere estremamente precisa.



PRESIDENTE

Questa proposta viene accettata dal proponente?



CALLIGARO Germano

Sì.



PRESIDENTE

Pongo pertanto in votazione l'emendamento integrato con la proposta della Giunta.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato all'unanimità dei 35 Consiglieri presenti.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 2 nel testo modificato.
L'esito della votazione è il seguente: presenti 37 votanti 36 hanno risposto SI 24 Consiglieri si sono astenuti 12 Consiglieri non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere L'art. 2 è approvato.
ART. 3 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti 37 votanti 36 hanno risposto SI 24 Consiglieri si sono astenuti 12 Consiglieri non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere L'art. 3 è approvato.
ART. 4 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti 37 votanti 36 hanno risposto SI 24 Consiglieri si sono astenuti 12 Consiglieri non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere L'art. 4 è approvato.
ART. 5 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: al primo comma, prima riga, dopo le parole "il Servizio farmaceutico regionale svolge attività istruttorie" aggiungere le parole "e propositive".
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Un Servizio farmaceutico che si rispetti deve svolgere questa funzione.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La dizione "attività istruttorie" è quella che viene usata per tutti i servizi ed è naturale che quello di tutti i servizi dei vari Assessorati regionali sia un lavoro di tipo propositivo che poi viene filtrato dalla Giunta. Quindi, la parola "istruttorie" non è puramente un termine relativo alla prassi burocratica. Accettiamo comunque l'emendamento se si ritiene che sia una specificazione maggiore.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato all'unanimità dei 36 Consiglieri presenti.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 5 nel testo modificato.
L'esito della votazione è il seguente: presenti 37 votanti 36 hanno risposto SI 24 Consiglieri si sono astenuti 12 Consiglieri non ha partecipato alla votazione 1 Consigliere L'art. 5 è approvato.
ART. 6 - Emendamento presentato dai Consiglieri Bergoglio e Olivetti: al comma secondo, sopprimere le parole "oppure nelle Unità socio sanitarie locali sovracomunali e subcomunali".
La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La Giunta accoglie questo emendamento che si è reso necessario per un adeguamento alle modifiche della legge regionale n. 60/80.



BERGOGLIO Emilia

Ricordo infatti che nel corso dell'esame delle modifiche alla legge regionale n. 60/80 è stato proposto un emendamento relativamente alle farmacie, pertanto in questa sede si è reso necessario proporre questo emendamento che è coerente con quanto discusso in sede di Commissione sebbene il provvedimento non sia ancora giunto all'esame dell'aula.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato con 21 voti favorevoli e 14 astensioni.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 6 nel testo modificato.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 40 hanno risposto SI 25 Consiglieri si sono astenuti 15 Consiglieri L'art. 6 è approvato.
ART. 7 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 40 hanno risposto SI 25 Consiglieri si sono astenuti 15 Consiglieri L'art. 7 è approvato.
ART. 8 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: al primo comma, sesta riga, sopprimere il punto e sostituirlo con: "- due farmacisti, di cui uno dipendente dal Servizio Sanitario Nazionale ed uno convenzionato, designati dall'Ordine Provinciale dei Farmacisti su proposta delle rispettive organizzazioni sindacali;".
La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La rappresentanza dei farmacisti dipendenti dal SSN è già garantita dalla presenza del responsabile del Servizio farmaceutico dell'USSL o da un suo delegato eventuale, qualora il servizio abbia più farmacisti. Abbiamo Unità socio-sanitarie locali dove esiste un farmacista solo, dipendente dal SSN, quindi non sarebbe attuabile la dizione di legge, perché essendo già il farmacista responsabile del Servizio farmaceutico nella Commissione, non ci sarebbe la disponibilità della seconda persona.
E' giusto coinvolgere tutti i farmacisti che esistono sul territorio e che hanno un'operatività nell'assistenza farmaceutica, cosa che non ha invece il SSN in termini diretti. Occorre comunque che fra i farmacisti convenzionati ci siano quelli delle farmacie comunali e delle farmacie cooperative. L'emendamento quindi non è accolto.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 12 voti favorevoli e 23 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al comma secondo, prima riga, sopprimere le parole "propositive e".
La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Poiché abbiamo accolto l'emendamento introduttivo della parola "propositive" sul servizio, non ha senso sopprimere qui questa dizione.
Pertanto l'emendamento non è accolto.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 10 voti favorevoli, 23 contrari e 3 astensioni.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al comma secondo, sopprimere il punto alla lettera e).
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Secondo l'interpretazione delle leggi sanitarie, queste funzioni sono di competenza del personale direttivo dei singoli servizi dell'USSL e non di Commissioni di carattere consultivo.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Sul piano consultivo e propositivo, c'è un piano di collaborazione con le strutture pubbliche, quindi mi pare opportuno prevederlo anche nell'ambito dell'assistenza farmaceutica. Questa Commissione svolge un'attività puramente propositiva e consultiva, che non è mai deliberativa perché la parte deliberativa e decisionale continua a rimanere di competenza dell'USSL nell'espressione maggiore del Servizio farmaceutico dell'USSL. In ogni caso, prevedere la possibilità di suggerimento, di consultazione e di proposizione, come è valida in molti aspetti della società organizzata, mi pare opportuno mantenerlo anche in questa sede.
L'emendamento quindi non è accolto.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 11 voti favorevoli, 23 contrari e 3 astensioni.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: sopprimere l'intero comma terzo.
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Le funzioni devono essere svolte dai competenti organismi delle Unità socio-sanitarie locali o dalla Regione. Se è consultivo, coma fa a valutare i titoli?



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Il comma è da mantenere, intanto perché il potere decisionale è sempre dell'USSL. e poi perché si vuole avere una Commissione che rimanga omogenea nel tempo per quanto riguarda la valutazione dei titoli. In Piemonte farmacie succursali non ce ne sono, si tratta solo di assegnazioni in gestione provvisoria. Può essere un metodo più spedito per lavorare.



CALLIGARO Germano

Perché sottraiamo agli organismi dell'USSL o della Regione questi compiti?



BERGOGLIO Emilia

Collega Calligaro, non si sottrae assolutamente nulla alla competenza sostanziale dell'USSL. si affida soltanto un compito consultivo di predisporre dei documenti con un criterio di uniformità nel tempo.
Dopodiché l'USSL. o il Comitato di gestione o la Regione nei suoi organi, a seconda dei livelli di competenza, valuterà e deciderà nel merito. Avevamo precisato che aveva una funzione consultiva di predisporre degli elementi di valutazione: questo è stato ampiamente discusso e, in questo senso mantenuto.
Tutti i documenti che vengono sottoposti al Comitato di gestione, sono per esempio, predisposti da uffici o Commissioni; dopodiché la decisione spetta comunque all'organo deliberante. Questa è l'impostazione dell'articolo.



PRESIDENZA DEL PRESIDENTE ROSSA



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Acotto.



ACOTTO Ezio

Vorrei far notare ai colleghi, ma in modo particolare all'Assessore e al Presidente della V Commissione, che cosa dice a questo riguardo il terzo comma dell'art. 8: "Oltre alle funzioni di cui sopra e a quanto previsto all'art. 3 della presente legge, alla Commissione farmaceutica è affidata la valutazione dei titoli e la formazione della graduatoria dei candidati...". Qui non siamo più in presenza di una funzione di tipo consultivo e propositivo, ma di una funzione che è tipica, per esempio delle Commissioni di esame per i concorsi ai vari posti. Da questo punto di vista, il ragionamento che ha fatto la collega Bergoglio cade, in quanto ha sostenuto che questa Commissione ha un ruolo semplicemente consultivo e propositivo. Qui la legge gli affida una competenza che invece è sostanziale.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Questa Commissione è formata dal Presidente del Comitato di gestione dal responsabile del Servizio farmaceutico, dal responsabile del Servizio di assistenza sanitaria di base e da due farmacisti convenzionati, che sono da scegliersi nell'arco delle farmacie private tradizionali e di quelle pubbliche convenzionate (comunali, cooperative, ecc.) Pertanto, la maggioranza dell'USSL esiste sempre come minimo con tre perché generalmente è difficile trovare un farmacista rurale che possa essere della parte pubblica comunale o cooperativa. Si tratta quindi di una Commissione che è sempre garantita dalla maggioranza dell'Unità Socio Sanitaria Locale.



PRESIDENTE

Ha chiesto la parola il Consigliere Majorino. Ne ha facoltà.



MAJORINO Gaetano

Voglio solo rilevare che l'interpretazione data dalla collega Bergoglio e poc'anzi dall'Assessore non è sostenibile alla luce delle parole usate nel testo di legge, perché si tratta di una Commissione consultiva (d'accordo, con quella composizione per cui c'è la maggioranza dell'USSL).
Per quanto riguarda però il titolo della legge e le altre provvidenze affidatele, questa Commissione consultiva ad un certo momento diventa organo decisorio perché le viene affidata la valutazione dei titoli e la formazione delle graduatorie, quindi viene ad emanare - pur essendo definita Commissione consultiva - un provvedimento decisorio definitivo che non potrà più essere riveduto o di cui non potrà più appropriarsi in ordine a quel provvedimento l'USSL. come invece mi pare abbia detto la collega Bergoglio.
Questo organo da consultivo diventa decisorio, e da decisorio emana un provvedimento definitivo che non può più essere ripreso dall'USSL. Quanto meno si aprirà un contenzioso per questa interpretazione extraletterale che viene data.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Questa è una Commissione che funziona come le normali Commissioni di concorso e che è stata inserita in legge per evitare di nominare appositamente una Commissione per ogni valutazione dei titoli e formazione delle graduatorie dei candidati all'autorizzazione all'apertura di farmacie succursali, nonché all'assegnazione di sedi farmaceutiche in gestione provvisoria. Dire ogni volta che la Commissione è composta dal Presidente dell'USSL. dal responsabile del Servizio farmaceutico, dal responsabile della Medicina di base e da due farmacisti, di cui uno rurale, designati dall'Ordine dei farmacisti, è esattamente la stessa cosa. Inserendola in legge e dandole le competenze diventa una Commissione che non è nominata ad hoc per ogni concorso, è la Commissione che all'interno dell'USSL valuta questi problemi. Occorre poi tenere conto che in Piemonte non esistono farmacie succursali e che le assegnazioni di sedi farmaceutiche in gestione provvisoria potranno essere quattro o cinque all'anno in tutta la Regione quindi in media ce n'è una per USSL ogni sei, sette, otto anni. Si tratta quindi di Commissione organica e non di Commissione che fa concorsi tutti i giorni. Quindi mi sembra accettabile che la stessa Commissione farmaceutica, a maggioranza di presenza USSL che segue tutti i problemi dell'assistenza farmaceutica, negli anni possa anche valutare queste situazioni senza essere messa in piedi una commissione ad hoc che avrebbe molto probabilmente la stessa composizione.
Quindi, l'emendamento non è accolto.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 12 voti favorevoli e 23 contrari.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 8 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 33 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 10 Consiglieri L'art. 8 è approvato.
ART. 9 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: sopprimere l'intero comma quinto.
La parola al Consigliere Acotto.



ACOTTO Ezio

Su questo emendamento, che è del tutto coerente con quello precedente vorrei porre una questione. Questa Commissione, a giudizio dell'Assessore è del tutto insindacabile rispetto al lavoro che essa compie. I provvedimenti della Commissione sono quindi provvedimenti erga omnes.
Allora, i ricorsi al TAR a cui assisteremo saranno avverso la Commissione o avverso chi?



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La deliberazione viene assunta dall'USSL non appena la Commissione di concorso fornisce la documentazione.



ACOTTO Ezio

Al punto 5) si prevede addirittura un rilievo esterno da parte della Commissione la quale provvede anche all'operazione di interpello in caso di rinuncia del candidato vincitore, cioè si attribuisce a questa Commissione un ruolo di rappresentanza verso l'esterno. Allora, pongo la questione apparentemente solo di carattere legale, ma importante per quanto riguarda le controversie in questa materia, cioè se questo soggetto "Commissione" è un soggetto a cui possono fare riferimento, nel caso specifico, i ricorsi e tutto il contenzioso amministrativo.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Mi permetto di presentare un emendamento di soppressione delle parole "eventualmente provvedendo anche alle operazioni di interpello in caso di rinuncia del candidato vincitore", perché è una competenza del Comitato di gestione.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento presentato dal Consigliere Calligaro ed altri.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 7 voti favorevoli, 22 contrari e 1 astensione.
Pongo in votazione l'emendamento testé presentato dall'Assessore Maccari nel testo seguente: al comma quinto, sopprimere le parole da "eventualmente" a "vincitore".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' approvato con 22 voti favorevoli e 7 astensioni.
Si proceda alla votazione per appello nominale l'art. 9 nel testo modificato.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 36 hanno risposto SI 24 Consiglieri hanno risposto NO 9 Consiglieri si sono astenuti 3 Consiglieri L'art. 9 è approvato.
ART. 10 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: sopprimere l'intero comma secondo.
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Chiediamo la soppressione di questo comma perché è contrario alle norme vigenti circa l'acquisizione di farmaci e presidi medico-chirurgici da parte delle Unità socio-sanitarie locali



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Il secondo comma è stato introdotto dopo lunga discussione in Commissione, perché la dizione iniziale, che qui è contenuta nel primo comma, diceva che si potevano acquistare anche dalle farmacie.
Quando si è soppressa l'indicazione delle farmacie, è emersa in sede di Commissione la difficoltà che poteva nascere all'interno degli ospedali qualora avessero dovuto avere bisogno urgentemente di un farmaco e la farmacia ospedaliera ne fosse stata sprovvista per cui, in base alla norma possono acquistare solo da grossisti e produttori e quindi il paziente avrebbe dovuto prendere l'ambulanza per andare in un altro ospedale e magari avere problemi conseguenti sulla salute più gravi. Pertanto, nei casi speciali e di urgenza comprovata e con documentazione autorizzata, è stato stabilito che possano essere effettuati acquisti nelle farmacie.
Questi sono casi che avvengono raramente; si è data questa possibilità anche a garanzia dei farmacisti ospedalieri.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare.
E' respinto con 9 voti favorevoli e 26 contrari.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 10 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 21 Consiglieri hanno risposto NO 10 Consiglieri si sono astenuti 3 Consiglieri L'art. 10 è approvato.
ART. 11 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 25 Consiglieri si sono astenuti 10 Consiglieri L'art. 11 è approvato.
ART. 12 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 25 Consiglieri si sono astenuti 10 Consiglieri L'art. 12 è approvato.
ART. 13 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 35 hanno risposto SI 25 Consiglieri si sono astenuti 10 Consiglieri L'art. 13 è approvato.
ART. 14 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: al comma secondo, punto a), sopprimere e sostituire con: "a) nel Comune capoluogo di regione da una farmacia ogni dieci".
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

I turni di guardia farmaceutica diurna, notturna e festiva, così come sono stati proposti nel progetto di legge, mirano ad eliminare un servizio essenziale per la salute dei cittadini, esclusivamente perché poco remunerativo per i farmacisti titolari. Secondo i parametri proposti, ad esempio, vi sarebbe un'unica farmacia di turno notturno in tutta la Valle Susa, una in tutta la Valle di Lanzo, una in Unità socio-sanitarie locali come la n. 39 o la n. 27, che comprendono più di venti Comuni distanti decine di chilometri tra di loro. Nella maggior parte del territorio della Regione Piemonte può capitare di dover percorrere anche 50 km di notte per trovare una farmacia di turno.
I parametri presentati con il nostro emendamento sono quelli minimi per assicurare un servizio di guardia accettabile per la popolazione e sono peraltro già inferiori a quelli attualmente vigenti. E' impensabile inoltre che il farmacista di guardia non debba essere presente in farmacia, ma possa stare di guardia in una qualsiasi località del Comune. E' qui che si peggiora nettamente il funzionamento del servizio farmaceutico.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.
MACCARI, Assessore alla sanità I livelli indicati sono quelli attualmente esistenti. Ha ragione Calligaro a dire che sono poco remunerativi, tanto è vero che le farmacie comunali non li fanno e questo credo sia una dimostrazione, oltre al fatto che esiste una situazione di disagio per cui cade solo su una parte della rete farmaceutica di Torino città.
Nelle Unità socio-sanitarie locali sotto i 40.000 abitanti è previsto il turno di una farmacia ogni cinque; è un turno abbastanza basso, ma diventa difficile nelle zone rurali obbligare a permanenze che rischiano di essere di 24 ore. D'altronde i Consiglieri sanno che fra tutti i settori del Servizio Sanitario Nazionale i tempi di lavoro più lunghi sono proprio quelli dei farmacisti convenzionati, perché quando un farmacista fa la giornata normale con turno diurno, quindi incomincia alle 8 del mattino e va avanti fino alle 19,30, alle 19,31 entra in servizio notturno, smonta al mattino successivo alle 8 per rientrare in servizio alle 8,01. Quindi il farmacista che fa questi turni è l'unico del Servizio Sanitario Nazionale che fa 24 più 11, cioè 35 ore consecutive fra reperibilità, turni ed orario completo. Questa è la realtà.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Acotto.



ACOTTO Ezio

L'Assessore ci ha parlato di una figura indubbiamente centrale rispetto al servizio farmaceutico, che è il farmacista. Ma c'è una differenza concettuale di fondo, Assessore, tra il servizio ed il farmacista: noi stiamo discutendo del servizio farmaceutico, che va assicurato magari garantendo due farmacisti al posto di uno. Questo anche in rapporto ai fatturati (da questo punto di vista ciascuno ha la possibilità di fare i conti a casa propria) che fanno le farmacie.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Il Consigliere Acotto ha ragione, solo che dimentica, e credo che lui conosca le zone rurali, che ci sono farmacie che malamente vanno avanti facendo queste cose e credo che non tutte riescano a pagare gli addetti alle pulizie. Proprio nelle zone rurali, che vengono chiamate zone di maggiore disagio, giustamente, chiedere a un titolare di assumere un farmacista vuol dire chiudere la farmacia e andare a fare il collaboratore da un'altra parte a 8 ore garantite e non avere problemi di turni o di altro genere. Questa è la difficoltà tragica.
Mi auguro che si possa introdurre un giorno, come esiste una presenza di guardia medica, un pronto intervento farmaceutico nella sede ospedaliera, che mi sembrerebbe la cosa più corretta per mantenere l'unitarietà degli interventi. D'altronde è quello che succede in tutti i Paesi occidentali: pensate che in tutta la città di Londra c'è una sola farmacia aperta di notte, su 10 milioni di abitanti.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Olivetti.



OLIVETTI Michele

Vorrei ricordare che il Servizio di guardia medica è attualmente dotato di una borsa di farmaci per il pronto soccorso. Quindi, questa presenza non è mirata esclusivamente alla fornitura di farmaci per l'emergenza perch per quello è già stato provveduto in altra via.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli e 21 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al punto b), sopprimere e sostituire con: "b) nei Comuni capoluogo di provincia da due farmacie sul totale delle farmacie esistenti sul territorio;".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 6 voti favorevoli e 22 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al punto c), sopprimere e sostituire con: "c) nelle Unità Socio-Sanitarie Locali con popolazione superiore a 40.000 abitanti da una farmacia ogni cinque;".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 11 voti favorevoli e 23 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: al punto d), sopprimere e sostituire con: "d) nelle Unità Socio-Sanitarie Locali con popolazione inferiore a 40.000 abitanti da una farmacia ogni cinque;".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 11 voti favorevoli e 24 contrari.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 14 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 9 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'art. 14 è approvato.
ART. 15 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 9 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'art. 15 è approvato.
ART. 16 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: al comma secondo, sopprimere il punto b) e sostituire con: "b) nei Comuni capoluogo di provincia da due farmacie sul totale delle farmacie esistenti sul territorio;".
La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Si mantiene la situazione esistente con la possibilità di deroga all'articolo successivo in caso di bisogno.



PRESIDENTE

Pongo in votazione l'emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli e 22 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: sopprimere il punto c) e sostituirlo con: "c) nelle Unità Socio-Sanitarie Locali con popolazione superiore a 40.000 abitanti da una farmacia ogni cinque esistenti;".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli e 22 contrari.
Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi, Bosio Amerio e Acotto: sopprimere il punto d) e sostituirlo con: "d) nelle Unità Socio-Sanitarie Locali con popolazione inferiore a 40.000 abitanti da una farmacia ogni cinque esistenti".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli e 22 contrari.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 16 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 32 hanno risposto SI 22 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'art. 16 è approvato.
ART. 17 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: alla terza riga, sostituire le parole "non inferiore al 25%" con le parole "non inferiore al 50%".
La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

La Giunta non accoglie questo emendamento in quanto si tratta della situazione esistente oggi, pertanto ritiene di dover mantenere la dizione originaria.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli, 20 contrari e 1 astensione.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 17 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 24 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'art. 17 è approvato.
ART. 18 - Emendamento presentato dai Consiglieri Calligaro, Montefalchesi Bosio, Amerio e Acotto: alla quarta e quinta riga sopprimere le parole "o surrogato".
La parola al Consigliere Calligaro.



CALLIGARO Germano

Se si leggono le tre righe precedenti questo emendamento risulta chiarissimo, pertanto non mi pare sia il caso di illustrarlo.



PRESIDENTE

La parola all'Assessore Maccari.



MACCARI Eugenio, Assessore alla sanità

Proprio perché è chiarissimo la Giunta non accoglie l'emendamento.



ACOTTO Ezio

Questo significa, lo dico al collega Paris, che viene surrogata anche l'unica farmacia che restava aperta in Valle Susa.



PRESIDENTE

Pongo in votazione tale emendamento.
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
E' respinto con 8 voti favorevoli e 21 contrari.
Si proceda alla votazione per appello nominale dell'art. 18 nel testo originario.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 31 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri L'art. 18 è approvato.
ART. 19 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 31 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri L'art. 19 è approvato.
ART. 20 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 31 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri L'art. 20 è approvato.
ART. 21 - Si proceda alla votazione per appello nominale.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 31 hanno risposto SI 23 Consiglieri hanno risposto NO 8 Consiglieri L'art. 21 è approvato.
Prima di procedere alla votazione dell'intero testo della legge passiamo alle dichiarazioni di voto.
Ha chiesto la parola il Consigliere Calligaro. Ne ha facoltà.



CALLIGARO Germano

Signor Presidente, nel nostro intervento in sede di discussione generale avevamo cercato di dimostrare come si tentasse in effetti di colpire le farmacie ospedaliere togliendole dal circuito della distribuzione dei farmaci. Sono state però apportate modifiche e questo non è potuto accadere, anche se penso che l'Assessore userà le circolari per scardinare il servizio efficiente delle farmacie ospedaliere perché ha scelto di dare l'assalto, insieme ai titolari di farmacia, a quel residuo 3% del fatturato della spesa farmaceutica. E' l'unico servizio efficiente e dovrebbe essere semmai valorizzato. Così non è per la Regione Piemonte e questa scelta comporta conseguenze pesanti anche sull'assistenza. Abbiamo cercato di dimostrare che vi sarà un peggioramento netto nel funzionamento dei servizi farmaceutici e delle farmacie per la popolazione soprattutto dei piccoli Comuni e delle valli.
Non mi resta altro che constatare con rammarico che l'Assessore Maccari si è tolto la veste di Assessore per entrare in una veste inusuale per lui quella dei titolari di farmacia.



PRESIDENTE

La parola al Consigliere Bergoglio.



BERGOGLIO Emilia

Noi non faremo lunghe dichiarazioni di voto ed evitiamo anche di raccogliere delle battute d'effetto che, tutto sommato, non traducono in concreto lo sforzo per il lavoro che si è fatto per portare un riordino e un aggiornamento della materia nel settore della gestione e della politica del farmaco, inteso sotto il profilo amministrativo.
Ci sono una serie di altri atti che dovranno accompagnare questo provvedimento, uno dei quali è stato indicato dal Consigliere Olivetti. Il problema del servizio notturno non è tanto quello di correre alla disperata, da parte di gente che non ha l'automobile o di chi abita in paesi sperduti nel Piemonte, alla farmacia più vicina che necessariamente tanto vicina non potrà essere nella garanzia del servizio notturno in queste realtà decentrate, ma è quello di garantire che l'intervento medico d'urgenza di pronto soccorso giunga al domicilio del malato dotato di quel minimo di attrezzatura e con farmaci di base che consentano di intervenire in quei casi che richiedono l'intervento del medico. Se si è in presenza di malanni più gravi, il medico stesso dovrà provvedere all'immediato ricovero in ospedale; se si è in presenza di patologie più lievi, il medico interverrà fornendo esso stesso il farmaco di pronto intervento, evitando così che tra il momento del suo intervento, che già richiede un certo tempo, e quello della successiva somministrazione del farmaco, che magari deve essere ritirato a distanza, non passi troppo tempo. Ho citato questo esempio, perché è stato fatto uno specifico riferimento. Inoltre non è vero che si va ad una riduzione delle farmacie di turno aperte, perché in base a calcoli che abbiamo fatto risulta che il numero delle farmacie in alcune realtà può essere addirittura aumentato.
Il problema vero è quello di garantire una risposta tempestiva per tutta l'urgenza, compresa quella farmaceutica, e non assegnando competenze improprie al servizio farmaceutico in ore diverse da quelle della normale apertura.
Mi dispiace che non si sia analizzata l'importanza del provvedimento nella sua globalità, che consente, soprattutto negli articoli iniziali, di governare meglio la politica del farmaco nella nostra Regione. Questo mi sembra un obiettivo di grande rilievo e di sicuro interesse per tutta la popolazione piemontese.
Ovvia la conclusione: con soddisfazione esprimo il voto favorevole a questa legge.



PRESIDENTE

Non essendovi altri interventi, si proceda alla votazione per appello nominale dell'intero testo della legge.
L'esito della votazione è il seguente: presenti e votanti 34 hanno risposto SI 22 Consiglieri hanno risposto NO 10 Consiglieri si sono astenuti 2 Consiglieri L'intero testo della legge è approvato.


Argomento:

Iscrizione argomenti all'o.d.g.


PRESIDENTE

Propongo al Consiglio di iscrivere all'o.d.g. della prossima seduta il testo unificato dei progetti di legge n. 114, 569 e 583: "Tutela valorizzazione e promozione della conoscenza dell'originale patrimonio linguistico del Piemonte".
Chi è favorevole è pregato di alzare la mano.
L'iscrizione è approvata all'unanimità dei 34 Consiglieri presenti.


Argomento:

Annunzio interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno


PRESIDENTE

I testi delle interrogazioni, interpellanze, mozioni e ordini del giorno pervenute all'Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale verranno allegati al processo verbale dell'adunanza in corso.
La seduta è tolta.



(La seduta ha termine alle ore 18,55)



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