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La proposta del gruppo consiliare
di Progett’Azione per la riduzione
della spesa pubblica, che è ormai
diventata patrimonio comune della
maggioranza dei consiglieri regio-
nali, prevede un recupero di effi-
cienza e di efficacia della macchina
regionale, in grado di far rispar-
miare complessivamente oltre un
miliardo di euro di qui alla fine del
2015.
La proposta di Progett’Azio-
ne è a costo zero per la collettività:
tutte le risorse recuperate verranno
destinate alla riduzione del debito,
alle politiche sociali migliorando la
qualità della vita delle famiglie e allo
sviluppo delle attività produttive.
Il piano elaborato da Progett’Azio-
ne prevede, oltre ai provvedimenti
già adottati che hanno prodotto un
significativo taglio dei costi della
politica regionale, l’ulteriore ridu-
zione del 20% dei costi complessivi
relativi all’indennità di consiglieri
regionali e assessori e relativi tra-
sferimenti gruppi consiliari. L’ope-
razione “Piemonte zero” prevede
l’abolizione dell’utilizzo delle auto
di servizio in tutta l’amministrazione
regionale, comprese le società e le
agenzie regionali.
Si dovrà incidere anche con il re-
ale blocco delle assunzioni, della
Regione delle società controllate o
partecipate. Per favorire la mobilità
fra i dipendenti della giunta del con-
siglio regionale, delle società e delle
agenzie controllate dalla regione e
delle comunità montane, verrà isti-
tuita, a costo zero impiegando per
lo scopo il direttore del personale
della Regione e delle partecipate, la
Direzione della mobilità che gestirà
gli elenchi del personale “in dispo-
nibilità”. Si dovranno ridurre anche
i costi di enti, agenzie, consorzi e
società partecipate dalla Regione,
bloccando le nuove assunzioni, ri-
ducendo la spesa per le consulenze
di incarichi professionali e fissando
nuovi criteri di professionalità per
gli amministratori. Per la valorizza-
zione del capitale umano, risorsa
fondamentale della pubblica am-
ministrazione, la Regione dovrà
promuovere in modo incisivo il
telelavoro. Sempre per favorire il
contenimento della spesa, si dovrà
promuovere la completa digitaliz-
zazione degli atti, firma elettronica
digitale dei dipendenti regionali,
la possibilità di presentare atti e
certificazioni attraverso strumenti
digitali e di effettuare pagamenti in
modo digitale. Gli enti, le agenzie
le società partecipate dalla Regio-
ne Piemonte dovranno essere am-
ministrate in modo professionale
trasparente: a questo scopo Pro-
gett’Azione prevede l’introduzione
di criteri di nomina e designazione
trasparenti, che pur non producen-
do risparmi quantificabili dal pun-
to di vista monetario, favoriranno
l’avvio di una miglior gestione della
macchina pubblica.
Un altro intervento che va nella stes-
sa direzione è quello volto ad assicu-
rare la trasparenza dei procedimenti
amministrativi, con la pubblicazione
in modo evidente sulla prima pagina
del sito della Regione di tutti gli atti
e i provvedimenti adottati con rile-
vanza esterna, tra i quali l’anagrafe
degli eletti, l’anagrafe dei nominati
in enti, aziende, società, agenzie e
consorzi controllati, vigilati parte-
cipati dalla Regione, l’elenco degli
incarichi, dei collaudi, delle consu-
lenze e del trattamento economico
degli organi di indirizzo economico
amministrativo, dei dirigenti, dei
consulenti e dei membri di commis-
sione. Un intervento fondamentale
ai fini del risparmio e del recupero
di efficienza è l’alienazione del pa-
trimonio disponibile e la razionaliz-
zazione delle società partecipate.
Sono tutti interventi di efficienza
pura che non tagliano servizi ai
piemontesi e offrono una risposta
concreta alla riduzione dei costi del-
la politica e al migliora-
mento dell’efficienza
della pubblica ammini-
strazione.
Non solo tagli, ma anche
riduzione del debito
Angelo Burzi
Progett’Azione
È ormai evidente come sia ne-
cessaria una seria riforma delle
autonomie locali. L’ampio potere
concesso alle amministrazioni lo-
cali ha finito per produrre l’esat-
to contrario di ciò che erano gli
obiettivi iniziali quando il Governo
di centro sinistra varò la riforma
del titolo V della Costituzione. A
oltre dieci anni da quella riforma il
bilancio non può essere positivo.
Il solco che separa la politica dalla
società civile si è ampliato a dismi-
sura, la spesa pubblica è lievitata,
la spesa regionale per vitalizi, in-
dennità e rimborsi è raddoppiata.
Le Regioni non hanno portato
risparmi concreti sulla spesa pub-
blica, ma anzi hanno fatto incre-
mentare le tasse, senza benefici e
miglioramenti concreti nei servizi
erogati per i cittadini. Pensiamo
alle ragioni per le quali erano nate
le autonomie locali. E pensiamo a
cosa sono ora le autonomie locali.
Quarant’anni fa erano nate con un
preciso intento: quello di svilup-
pare un modello amministrativo
meno verticistico e meno centra-
listico, in favore di una maggiore
partecipazione degli enti locali
nell’elaborazione delle politiche,
così da favorire una partecipa-
zione più ampia delle istituzioni
e dei cittadini. Erano nate per
rappresentare il volto di un Paese
moderno, dove il decentramento
avrebbe dovuto significare buon
governo vicino alla gente. Erano
nate con l’intenzione di migliorare
i servizi, rendere la macchina am-
ministrativa più efficiente, rende-
Autonomie locali,
una riforma necessaria
Andrea Buquicchio
Italia dei Valori
E veniamo all’attacco diretto al
federalismo. Il decreto smonta
regioni messo a punto dal Gover-
no guidato da Mario Monti non è
una sorpresa rispetto a un dise-
gno chiarissimo, il cui obbiettivo
è sfilare le deleghe alle Regioni
per demolire il principio federali-
sta della sussidiarietà che sta alla
base dell’esistenza delle stesse
istituzioni regionali, attaccando
e cancellando i dettami del titolo
V della Costituzione.
Il punto che è difficile far passare
alla grande massa è che in questo
momento l’azione di protesta che
proviene dai politici dei territori
non è la difesa dello strapuntino,
dei privilegi.
Ma è la risposta a un vero golpe
politico freddamente calcolato.
Siamo solo al secondo capitolo
di un libro scritto da Monti, da
Patroni Griffi e dagli altri ministri,
per stravolgere il principio demo-
cratico della rappresentatività del
popolo.
Un attacco necessariamente di-
retto alle Regioni che sono state
l’ultima istituzione di questo pa-
ese eletta con un voto.
Oggi si vuole mandare in fumo
l’idea dei padri della Costituzio-
ne, confermata dai valori fondan-
ti anche dell’Europa anti comuni-
sta e messi in atto a partire dal
trattato di Maastricht, sviluppati
attorno al principio di sussidiarie-
tà che si oppone al centralismo,
al potere burocrate. Giustissima è
l’azione a contrasto degli sprechi,
per la riduzione dei costi della
politica, per la censura di chi si
è comportato in modo ignobile.
Giustissimo è il taglio dei costi
del Consiglio regionale che que-
sta Regione da anni, da quando
si è insediata, ha intrapreso senza
remore.
Altra cosa, invece, è la deliberata,
scientifica, programmata distru-
zione dell’istituzione democrati-
ca delle Regioni e lo scippo del
diritto di rappresentatività demo-
cratica del popolo.
Un gioco subdolo al quale un
politico che ancora intende come
suo obbiettivo l’unico interesse
del popolo non può e non potrà
mai sottostare.