Fahrenheit Tram

I libri di Fahrenheit Tram per il "PassaLibro" di Radio3


 

EDMONDO DE AMICIS, La carrozza per tutti. La Torino d’allora, Viglongo Editore - Torino, 1979.
La Carrozza di tutti è uno dei libri più belli e meno noti di Edmondo De Amicis (Oneglia 1846 - Bordighera 1908). Venne pubblicato nel 1899 su lunghe osservazioni dal vero colte nel corso di tutto il 1896 sull’intera fitta rete dei tranvai a cavalli di Torino. Il Cuore, anch’esso ambientato a Torino, era del 1886.
Due critici italiani fra i più illustri, entrambi specializzati in studi deamicisiani, ne hanno parlato con ammirazione. Dino Mantovani (Venezia 1862 - Torino 1913) ha elogiato «lo spirito acuto e arguto, nato fatto per vedere quella commedia di mille scene e per ritrarla al vivo [con] una penna maestra, che sola, dopo quella del Manzoni, sa adattare la lingua letteraria all’intelligenza di tutti e insieme elevare la lingua parlata a dignità di lingua letteraria».
Per Lorenzo Gigli (Brescia 1889-Torino 1971) La carrozza di tutti è una lunga (ma non prolissa) dichiarazione d’amore con stima a Torino e ai Torinesi. La nobiltà di Torino egli l’aveva intuita sin dai primi contatti, aveva apprezzato di colpo quella che è la bellezza di Torino e che dai visitatori superficiali continua ad essere scambiata con le tinte grigie e con la monotonia: una bellezza ideale i cui titoli sono pur sempre titoli risorgimentali».
A ottant’anni di distanza dalle prime fortunate edizioni esce ora la prima illustrata ed annotata di questo libro ingiustamente dimenticato, che si affianca ai molti libri coi quali la Casa Editrice Viglongo presenta nei suoi molti aspetti la vita di Torino e del Piemonte, dei Torinesi e dei Piemontesi di ieri e di oggi. Le stupende illustrazioni ad acquerello e sanguigna sono state appositamente eseguite da Massimo Quaglino. Questo libro è in certo modo il pendant ideale di quell’altro gioiello editoriale rappresentato da Cara Torino di Guido Gozzano, pur esso magistralmente illustrato da Giulio Da Milano.

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SAVINIEN DE CYRANO DE BERGERAC, L’Altro Mondo. Stati e imperi della luna. Stati e imperi del sole, (introduzione e note di Maurizio Barracano; traduzione di Cinzia Gaza), Edizioni Il Leone verde – Torino, 1999.
Savinien de Cyrano de Bergerac ha vissuto lo strano destino postumo di diventare una specie di maschera da commedia dell’arte, un estroso spadaccino dal lungo naso, eroe di commedie, romanzetti e film d’intrattenimento. Non molti, invece, sanno che il vero Savinien (frainteso persino nel cognome, diventato un nome proprio) fu uomo di vivace intelletto, vasta cultura, movimentato e infelice destino, oltre che di particolari doti letterarie: a queste si vuol rendere anzi tutto omaggio col proporre la sua opera maggiore, L’Altro Mondo, uno dei capisaldi della letteratura sui viaggi utopici, che descrive con grande verve e fantasia sfrenata i regni del Sole e della Luna: la versione integrale di questo capolavoro è qui.
Pochissimi, poi, sono al corrente che le qualità e conoscenze di alchimista di Cyrano de Bergerac furono grandemente stimate (ancorché abilmente celate nel suo romanzo) da grandi studiosi dell’Ermetismo quali Fulcanelli e Canseliet. Per questo motivo si è voluto dotare il volume di un dettagliato apparato critico (a cura di Maurizio Barracano) volto a enucleare le ricche sfumature simboliche dell’opera.

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GIANNI CHIOSTRI, Scherzi d’amore, presentazione di Francesco Alberoni, Ancora Editrice – Milano, 2003.
Scherzare con gli amori appassionati travolgenti fragili testardi ridicoli scoppiettanti raffermi tormentati eterni impossibili dannati clandestini zigzaganti rubati appassiti teneri vagabondi stralunati felici segreti acrobatici
E poi sorridere.
E continuare ad amare.
Dalla presentazione di F. Alberoni: «Forse l’unico linguaggio adeguato per parlare d’amore è la poesia. E i disegni di Chiostri sono poesia. Essi raccontano le tante facce dell’innamoramento... e ci fanno sorridere».
Gianni Chiostri, cinquanta e passa, torinese, umorista della matita e non solo. Sangue tosco-piemontese, quindi con Bartali e Coppi dentro di sé (ma che pedalano in direzioni opposte). Collabora con vari quotidiani e testate nazionali.
Ha partecipato a trasmissioni televisive della RAI, ha lavorato in teatro e per la radio, illustra libri e intrattiene il pubblico in serate umoristiche.
Sull’amore dice: «Nonostante tutte le diavolerie moderne, il cuore ignifugo non riusciranno a inventarlo: per fortuna».

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AGNESE DEGLI ANGELI, La bambina dall’abito rosso, Torchio Orafo (Editrice Tirrenia Stampatori – Torino), 2001.
[...] Ci sono momenti in cui le violenze si sommano e non riesco a contarle, così come non riesco a capire quante e quali persone vi fossero coinvolte. Cerco nella mia mente tutto ciò che può aiutarmi a ricostruire il passato, ma è un compito immane [...] Da piccola tutti pensavano che essendo io l’ultima nipote fossi per questo anche la più coccolata, invece i miei parenti me ne hanno fatte di tutti i colori, con parole, opere e omissioni, per colpa loro ora mi trovo in questa situazione, con la sola certezza di essere stata vittima di abusi e violenze, sessuali e non, senza neppure sapere per quanto tempo e da parte chi o meglio di quanti. [...]
Quando ho cominciato a scrivere queste pagine il mio scopo non era quello di farne un libro, bensì quello di trattenere più notizie possibile ferme nella memoria, in modo da ottenere un aiuto per proseguire nella mia guarigione.
Agnese degli Angeli è una signora nata in Piemonte, dove vive.

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CLAUDIO CHIAVEROTTI, Delitti al Museo Egizio, Ananke edizioni – Torino, 2001.
Un ricercatore del Museo Egizio viene ucciso a coltellate. L’uomo stava traducendo un papiro antico, la cronaca di una serie di feroci delitti commessi nel 1500 avanti Cristo a Tebe da un essere con la maschera di Anubi, il dio dell’oltretomba. E, secondo il ricercatore, quel papiro conteneva gli indizi per scoprire l’assassino.
L’ispettore che si occupa del caso, Giulio Arcandi, è un tipo scanzonato e ironico, ex settantottino (era troppo giovane per fare il ‘68, e ha contestato nel decennio successivo), uno scettico militante che si scontra suo malgrado con un soffio d’ignoto.
Un thriller permeato di soprannaturale sullo sfondo di una Torino invernale e notturna, con i suoi respiri gelidi di strega e le sue ombre.
Claudio Chiaverotti nasce il 20 giugno 1965 a Torino, ed è sceneggiatore di fumetti.
Il suo viaggio nelle fantasie disegnate inizia con le Sturmtruppen di Bonvi, e continua con alcune storie di Martin Mystère, il detective dell’impossibile, dal quale approda a Dylan Dog, di cui scrive una cinquantina di storie. Attualmente ha creato Brendon, un cavaliere di ventura che si muove in un Nuovo Medioevo violento e soprannaturale generato da un’immane catastrofe, la Grande Tenebra.
Delitti al Museo Egizio raccoglie e sviluppa le puntate dell’omonimo thriller pubblicato sull’edizione on line di TorinoSette, il supplemento settimanale de La Stampa.

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LILIANA NALDINI – MIRELLA CASSISA, Due voci... poco fa. La vicenda fra trionfi e tragedie delle sorelle Marchisio cantanti piemontesi per Rossini, Alzani Editore – Pinerolo (TO), 2003.
Nella storia della musica e del teatro musicale si annoverano diverse coppie di cantanti unite da vincoli o coniugali o di parentela.
Specialmente nell’Ottocento ciò avveniva anche perché i continui trasferimenti e i lunghi viaggi costringevano gli artisti a rinunciare a una vita familiare normale. Fra queste numerose coppie si può citare la singolare storia delle due sorelle torinesi Barbara e Carlotta Marchisio. Esse furono dalla metà dell’Ottocento due cantanti famose non solo per la singola bravura, ma anche per la perfetta simbiosi artistica e affettiva che portarono sulle scene. La loro carriera fu, per varie circostanze, intensa ma breve, lasciando nel pubblico insieme al ricordo di qualcosa di eccezionale, un lungo rimpianto. Di eccezionale inoltre ci fu il fatto che cantarono quasi esclusivamente opere di Rossini in un periodo in cui nei teatri di tutto il mondo prevaleva il romanticismo di Bellini, Donizetti e soprattutto di Verdi.
Oggi che la musica di Rossini è universalmente rivalutata ed è presente nel repertorio di tutti i teatri, può essere interessante ripercorrere la vita e la carriera di Barbara e Carlotta.
Fra l’altro esse furono stimate e amate dal vecchio Rossini che, ormai abbandonato dall’ispirazione, viveva a Parigi cercando di godersi quei piaceri che la vita poteva ancora concedergli, come la buona cucina e l’ascolto di buona musica. Pare sia stato proprio l’incontro con le due sorelle a ispirare nuovamente il grande musicista per il suo ultimo capolavoro: la “Petite Messe Solennelle”, a loro dedicata.
Mirella Cassisa è nata a Pinerolo e vive a Torino. Dopo essersi dedicata a ricerche letterarie e storiche sul Piemonte, ha pubblicato una raccolta di liriche in lingua piemontese (“Deuvr ël cancel”), il romanzo “L’uva è matura”, una storia d’amore ambientata nel Risorgimento, e “L’ultima illusione”, uno studio sugli anni torinesi del patriota ungherese Làjos Kossuth. In collaborazione con Mimma Quattrini di Torre Pellice ha scritto un libro dedicato ai ragazzi nelle Valli Valdesi “L’estate di Cian Courbella”.
Liliana Naldini, toscana di Livorno, fin dagli anni universitari risiede a Torino, dove si è laureata in lettere moderne. Docente di italiano e storia per oltre un ventennio all’Istituto Einaudi di Torino, si è dedicata ai lavori di ricerca sul teatro di prosa e lirico presso l’Archivio di Stato e la Biblioteca Nazionale di Torino.
Mirella Cassisa e Liliana Naldini hanno pubblicato con Alzani Editore il volume “Adelaide Ristori. La marchesa del grillo, un’attrice del Risorgimento”, un’accurata biografia di questa figura eccezionale di attrice e patriota che tanto ha operato per l’Italia nel Risorgimento. Il libro è il risultato di un’accurata e appassionata ricerca sulla figura della Ristori e su tutto il mondo che lei aveva conosciuto, dai nobili ai commedianti, dagli ambasciatori alla gente del popolo, tutti.

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OMAR AL KHAYYÂM, Robai’yyât, (a cura di Lorenzo Zichichi e Norberto G. Kuri), Il Cigno Edizioni – Roma, 2002.
Liberamente tratto dall’edizione francese dell’opera curata e tradotta dal persiano da Franz Toussaint per le Éditions d’art H. Piazza, Parigi, 1924.
Le illustrazioni che incorniciano i testi sono un’elaborazione grafica di quelle contenute nell’edizione sopra indicata.
La traduzione delle poesie, dal francese, è di Norberto G. Kuri e Lorenzo Zichichi, quella dell’introduzione all’edizione francese è di Cecilia Braschi.
Il volume è stato stampato in 500 esemplari nel novembre 2002, su carta pregiata acquarello delle cartiere Fedrigoni. Centonove esemplari sono accompagnati dall’incisione Dalla Pietà di Michelangelo di Piero Guccione, eseguita a cera molle su lastra in zinco cm 12,5x12,5, stampata a mano sui torchi a stella della Stamperia Il Cigno di Roma.
Omar Ibn Ibrahim Al Khayyâm nacque nel Khorâssân, non lontano dalla città di Nisciâpur, intorno al 1040 dopo Cristo. Studiò nel collegio di questa illustre città, dove instaurò una stretta e durevole amicizia con due dei suoi compagni i cui destini sarebbero stati gloriosi: Hasan-e Sabbâh, che divenne il “Vecchio della Montagna”, capo della setta misteriosa degli Hashishin, e Nezâm-ol-Molk, che fu visir del sultano selgiuchida Alp Arslâ’n. Grazie alla protezione di Nezâm-ol-Molk, Khayyâm poté dedicarsi allo studio della matematica e dell’astronomia, da cui era attirato. Qualche anno dopo era diventato il più celebre scienziato della sua epoca. Compose diverse opere scientifiche, in particolare le Tavole astronomiche, un Metodo per l’estrazione di radici quadrate e cubiche, una Dimostrazione dei problemi di algebra e un Trattato su alcune difficoltà delle definizioni euclidee. Solo queste due ultime raccolte ci sono pervenute. Come direttore dell’Osservatorio di Marv, nel 1074, intraprese e realizzò la riforma del calendario musulmano. Per onorare il mestiere che suo padre aveva esercitato, assunse il nome di Khayyâm (fabbricante di tende). Morì a Nisciâpur all’età di ottantacinque anni. Omar Khayyâm si è reso immortale con 170 quartine che ha gettato con negligenza alla posterità.

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MICHELE AINZARA, Racconti: I casi della vita; L’aereo; Il sondaggio; Numero verde; La veggente, Progetto Cultura – Gli Artigianali - Roma.
Tutti questi racconti hanno uno stile fluente, avvolgente e rilassato; i toni sono pacati. Ma c’é sempre un finale ad effetto, teso a stordire il lettore, con la cosciente volontà di rilassarlo con lo stile ma di colpirlo con il senso di ciò che legge.
Questa è in generale la tecnica narrativa di Michele Ainzara, autore mai banale.
Michele Ainzara nasce a Trieste nel 1969 e si occupa di teatro. Autore di diversi cortometraggi, fra i quali si nota La rapina, finalista al premio Massimo Troisi – S. Giorgio a Cremano 2001, e finalista al Premio Bolzano Opere Nuove 2002. Scrive anche di spot commerciali per case pubblicitarie milanesi. Da questo racconto è stato tratto un cortometraggio dal titolo omonimo.

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PIER MASSIMO PROSIO, Il Piemonte di Vittorio Alfieri, Centro Studi Piemontesi - Torino, 2003.
Pubblicato nell’ambito delle manifestazioni per le celebrazioni del 250 ° anniversario della nascita di Vittorio Alfieri, il volume presenta una rassegna dei luoghi “alfieriani” del Piemonte, quei siti cioè che egli abitò e frequentò o che comunque a lui sono uniti da qualche non troppo labile legame. Pier Massimo Prosio, con la guida delle opere alfieriane, in particolare la Vita, ha cercato di capire che cosa questi luoghi abbiano rappresentato per l’Alfieri, creando così un interessante percorso storico e biografico estremamente agile e di piacevole lettura.
Pier Massimo Prosio, è autore di numerosi saggi e romanzi. Per il Centro Studi Piemontesi ha pubblicato: Dal Meleto alla Sacra di San Michele. Piccola geografia letteraria piemontese, 1984, 2a edizione 1997; Guida letteraria di Torino, 1988, 2a edizione 1993; Da Palazzo Madama al Valentino. Torino e Gozzano, 2000.

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ÉDOUARD GLISSANT, Il quarto secolo, (a cura di Elena Pessini), Edizioni Lavoro - Roma, 2003.
Attraverso il racconto, denso e poetico, del vecchio Longoué al giovane Mathieu, Édouard Glissant ripercorre quattro secoli di storia delle Antille francesi, dall’arrivo della prima nave negriera nell’isola della Martinica fino ai nostri giorni.
La narrazione, che evoca il destino di due lignaggi di schiavi africani, quelli delle piantagioni e quelli che hanno scelto di fuggire sulle alture, è nello stesso tempo una riflessione sulla realtà geografica dell’isola e sulla condizione dell’uomo colonizzato.
Édouard Glissant, nato nel 1928 a Sainte-Marie in Martinica, è considerato uno dei maggiori scrittori contemporanei di lingua francese. Poeta, saggista e romanziere, ha ricevuto numerosi premi.
Attualmente insegna Letteratura francese alla City University di New York ed è presidente onorario del Parlamento internazionale degli scrittori. Il suo romanzo d’esordio, La Lézarde del 1958, vincitore del Premio Renaudot, è stato tradotto in molte lingue.
Il quarto secolo è il suo primo romanzo tradotto nella nostra lingua.

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CLAUDIO GIACCHINO, Amanti coltelli. Ballerini-Pan, il delitto che appassionò l’Italia, Graphot Editrice – Torino, 2000.
...Li portano via separatamente.
Paolo è sul pianerottolo, si volta, agita i polsi stretti nelle manette: «Franca, non aver paura, andrà tutto bene. Ci vediamo, amore mio».
É finita la vita libera.
Inizia quella di accusati: di un omicidio compiuto «proprio da bastardi, una roba da bestie».
Comincia la storia di Franca.
Comincia il caso Ballerini-Pan...
La passione sfrenata, la donna fatale, il maschio amorale e prepotente, il sesso, lo sprezzo del denaro, la vita torbida e avventurosa, il delitto. Anzi due delitti.
Che feuilleton di straordinaria presa quello degli “amanti diabolici di Torino”: l’ultimo grande caso di nera, l’ultima trascinante storia di amore e morte. Franca la bella, Paolo il duro, Tarcisio lo sventato, il padre indomito Francesco Magliacani calcheranno per anni, insieme a una folla di attori e comparse, la scena di questa recita antica come il mondo che dall’ottobre 1973 al dicembre 1982 ha avvinto l’Italia attraversando un’epoca di grandi tragedie e cambiamenti.
Claudio Giacchino è cronista de “La Stampa”. Per la Graphot, nella collana “Filogiallo”, ha scritto “Travestiti di sangue”, noir ambientato tra i “belli di notte” che “battono” i marciapiedi di Torino, “Amanti coltelli” (ricostruzione del famoso caso giudiziario Ballerini-Pan, che negli anni ’70 divise l’opinione pubblica in innocentisti e colpevolisti) e “L’ultima notte con Martine Beauregard”.

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LUCIANO BURICCHI, Dovevate vederli. Quando i matti erano fuori..., LoGisma Editore - Bivigliano Firenze, 2003.
“Quando i matti erano fuori. Quando i matti di mente erano evitati quasi fossero contagiosi. All’epoca in cui i malati di mente erano rinchiusi nei manicomi, i veri malati di mente eravamo noi, ciechi all’umanità rinchiusa in quei poveri relitti d’uomo, sordi al linguaggio di quei miseri relitti della società, quei figli di un dio minore, colpevoli solo di non essere ‘normali’ come noi e che erano oggetto di trattamenti spesso inutili e disumani”.
Luciano Buricchi, infermiere professionale, ha iniziato a San Salvi nel millenovecentosettantatre la sua esperienza in psichiatria che è proseguita successivamente in strutture psichiatriche di vario tipo.
Da sempre ha pensato che le vite dei matti del manicomio, queste vite perdute e scivolate via come fossero niente dovessero essere narrate perché tutti sapessero. Intanto la voglia di narrare scrivendo, che aveva sempre avuto, lo spingeva a frequentare corsi di scrittura creativa che lui stesso riproponeva in collaborazione con il Teatro Comunale di Barberino di Mugello prima e la libreria Parigi e Oltre di Borgo San Lorenzo poi. Ha pubblicato vari racconti su stampa a diffusione locale e nazionale, finché non si è sentito pronto per scrivere il libro che da sempre portava chiuso nella penna e nel cuore: il libro su ‘i matti’. Struggente, ingenuo, scritto con sincerità e trasporto.

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EMMA D’AMBRA, Storia di Anna, Cavallotto Edizioni – Catania, 2002.
Attorno ad Anna ruotano i componenti più prossimi della Sua famiglia, con i quali ella divide i momenti più importanti della vita: la permanenza in Africa, la perdita di persone care, il periodo di detenzione in campo di concentramento, il rimpatrio, il bombardamento nella città natale, il dopoguerra, il ritorno dalla prigionia dei suoi cari.
Le vicende ora liete, ora tristi, sono intercalate da aneddoti, fatti quotidiani, modi di vivere che rispecchiano usi, costumi, mentalità di un paese, di un’epoca.
Sono narrate con umorismo, spirito sereno, fiducia nella vita, e mettono in risalto 1’animo schietto, forte e poetico di una donna del Sud.
Emma D’Ambra è nata a Caltanissetta nel 1935. Seconda di quattro figlie è sempre vissuta nella città natia. É sposata e madre di due figli.
Per trentasette anni ha insegnato nelle scuole elementari della provincia.
In pensione da qualche anno, all’attività di casalinga affianca il piacere della narrazione.

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FRANCO PERLOTTO, Un mondo mille guerre. Diario di un cooperante, (presentazione di Pietro Veronese), GET - Torino, 2001.
Racconti vissuti in prima linea nel corso di dieci anni di operazioni umanitarie tra grandi e piccoli sconvolgimenti del pianeta, dal Sudan al Congo, dal Ciad alla Bosnia, dal Ruanda all’Amazzonia brasiliana.
Durante le sue esperienze di cooperante Franco Perlotto è stato testimone di immani tragedie, di lotte disperate contro fame e malattie all’interno del vortice in cui si dipanano cinici giochi di potere e di interessi, che dietro intenti ufficiali di solidarietà nascondono strategie spesso tese ad aumentare sempre di più lo scollamento tra popoli ricchi e popoli poveri, tra Nord e Sud del mondo.
Franco Perlotto, nato nel 1957 a Trissino (VI), è noto nel mondo degli alpinisti per essere stato uno dei promotori in Italia del free-climbing e per aver fatto la scelta di confrontarsi con la montagna lungo vie che ne hanno fatto uno dei pochi uomini che riescono a penetrare nelle ultime regioni ancora inesplorate della Terra per scalare pareti a volte neanche immaginate dall’alpinismo ufficiale e per conoscere popolazioni e culture diverse.
Perlotto ha già pubblicato i seguenti libri: “Dal free-climbing all’avventura” (Dall’Oglio, 1985), “Free-clim-bing” (Sperling & Kupfer, 1986, seconda edizione 1990), “Guida alle Grandi Pareti del Mondo” (Mursia, 1989), “Terre di Nessuno” (Sperling & Kupfer, 1992), “Manuale dell’Alpinismo” (Sperling & Kupfer, 1994). Nel giugno 1996 è uscito “La Terra degli Invisibili”, il suo primo romanzo, pubblicato da Marco Tropea Editore (Il Saggiatore). L’ultimo suo libro è stato “Pareti Lontane” (Nordpress, aprile 2000). Giornalista e fotografo, ha pubblicato reportages sulle più importanti testate italiane e internazionali.

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BEATRICE SOLINAS DONGHI, Città d’esilio, (prefazione di Stefano Verdino), Viennepierre edizioni – Milano, 2003.
Due sorelle, espatriate nel dopoguerra con i genitori in una città italiana, vivono le incertezze e i problemi della loro giovane età con l’aggravante dello sradicamento.
Alla fine si troveranno inserite stabilmente nella loro muova esistenza, la maggiore grazie al fidanzamento con un compatriota, la minore a un amore che potrà rivelarsi effimero, ma rimane importante quanto il primo.
Le loro nuove radici, nutrite dalle realtà minime della vita quotidiana, si rivelano abbastanza profonde da poter durare nel tempo.
Beatrice Solinas Donghi, nata nel 1923 da madre inglese e padre genovese, è autrice dei romanzi L’uomo fedele e Le voci incrociate e di non pochi volumi di novelle. É attiva sul versante della narrativa giovanile con fiabe, racconti e romanzi; tra questi ultimi la recente trilogia di Alice, pubblicata nei Delfini Fabbri. Ha vinto vari premi letterari. Di fiabe e libri per ragazzi si occupa anche criticamente, in particolare nel saggio La fiaba come racconto (Mondadori). Nel 2001 sono usciti un volume di poesie e la biografia Emily Brontë al di qua della leggenda (Campanotto).

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CAMILLA SALVAGO RAGGI, La Druda di famiglia, (prefazione di Silvio Riolfo Marengo), Viennepierre edizioni – Milano, 2003.
Se Druda si fosse chiamata Geronima o Bettina, probabilmente l’Autrice avrebbe lasciato perdere. Ma trovare negli archivi di famiglia - da lei costantemente spulciati - un’antenata gratificata di tale nome, era una sfida alla quale non poteva resistere.
Ecco allora che intorno a un nome - Druda - l’Autrice dipana una storia che prende le mosse da una piccola piazza, o corte, della Genova medievale, introducendoci in una casa di mercanti dell’epoca, e invitandoci a scandagliare sentimenti probabili o no.
Insomma mettendoci di fronte a un racconto leggero, giocato con ironia e un pizzico di irriverenza, la cui credibilità è affidata alla libera interpretazione del Lettore.
Camilla Salvago Raggi è nata a Genova. Ha esordito nella narrativa nel 1960 con un libro di racconti, La notte dei mascheri (UE Faltrinelli). Da allora ha pubblicato una dozzina di libri, tra i quali i più noti sono la «trilogia» dei Raggi (Ultimo sole sul prato, Noce di Cavour, Prima del fuoco col quale ha vinto il Premio Rapallo-Carige) editi da Longanesi e recentemente ristampati da De Ferrari. Altri titoli, Paradiso Bugiardo, L’ora blu, Quattro figlie da marito, Buio in sala. E nel 2000 il romanzo Castelvero, Aragno Editore, col quale sarà prossimamente in libreria con una raccolta di racconti.

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VIRGILIO LILLI, Viaggio in Sardegna, Carlo Delfino editore - Sassari, 1999.
Nel settembre del 1932 la rivista «Italia letteraria» organizzò una crociera di dieci giorni in Sardegna invitandovi artisti, scrittori e giornalisti fra i più famosi d’Italia. Al viaggio era abbinato un concorso, che avrebbe premiato il migliore reportage dell’escursione nell’isola. Una giuria di cui faceva parte anche Grazia Deledda proclamò vincitori ex-aequo Elio Vittorini e Virgilio Lilli. In seguito Vittorini avrebbe rimaneggiato il suo diario, fino a farlo diventare quel Sardegna come un’infanzia che è un piccolo classico della letteratura di viaggio in Sardegna.
Il «diario» di Virgilio Lilli, dopo la pubblicazione sull’«Italia letteraria», non era stato più riproposto al pubblico dei lettori italiani, nonostante la fama di grandissimo giornalista che Lilli aveva rapidamente conquistato.
Il suo Viaggio in Sardegna esce ora accompagnato da una presentazione di Gabriella Contini, da una piccola cronistoria dell’escursione curata da Manlio Brigaglia, da un acuto ritratto di Lilli tracciato da Giuseppe Fiori. Un libretto tutto scritto in punta di penna da un punto di vista personalissimo, sempre originale: un altro tassello di quella «scoperta della Sardegna» che dura ormai da due secoli e che non accenna a finire.

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REMO ROMEO, Ciak, si scrive! Racconti per lo schermo secondo i generi cinematografici, Emanuele Roemo Editore - Siracusa, 2003.
Il volume – che si avvale di una appassionata prefazione di Francesco Ortisi, storico del cinema – propone 16 racconti, possibili soggetti cinematografici, per altrettanti film nei diversi generi, dal comico all’avventura, dal drammatico alla fantascienza, dal giallo al religioso al musicale.
Un libro rivolto non solo agli specialisti del cinema ma anche a tutti coloro che lo amano e desiderano approfondirne la conoscenza.
Remo Romeo, nato nel 1934 a Genova, medico, specializzato in Terapia Fisica e Riabilitazione, dirige a Siracusa, assieme alla moglie ed ai figli, un istituto di Terapia Fisica che porta il suo nome. Profondo conoscitore ed amante del cinema sin da ragazzo, si è diplomato in Regia Cinematografica presso l’istituto di Cinematografia Sperimentale di Roma, presidente del Circolo del Cinema Aretuseo di Siracusa (associato all’Unione Italiana Circoli del Cinema, di Roma), socio dell’Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, di Roma. Ha realizzato due lungometraggi, Il figliuol prodigo (1975) e Le filastrocche del delitto (1976), oltre a documentari e cartoni animati; vincitore di diversi premi cinematografici non professionali in Italia (Pesaro, Salerno, Orte, Bologna ... ) ed all’estero (Argentina).
Fondatore e direttore del Museo del Cinema di Siracusa, ubicato nella prestigiosa sede di Palazzo Corpaci in Ortigia, centro storico di Siracusa. Autore di diversi articoli su notiziari e giornali del cinema, ha dato vita al trimestrale Cinemuseum, rivista che si occupa di cinema, arte e spettacolo, di cui è anche direttore responsabile. Ha pubblicato Il cinema coloniale italiano - Dal muto al sonoro (1992), Il Vangelo secondo il cinema - Il cinema cristologico dalle origini ai nostri giorni - Il cinema sindonologico (1995) e La Sicilia e la seconda guerra mondiale nel cinema (1999).

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ARIS D’ANELLI, Cineromanzo, Daniela Piazza Editore – Torino, 2001.
Alla fine del 1800 inizia la straordinaria vicenda di Jean Andreani, nato in Italia ma emigrato ancora bambino a Lione, dove assiste alla nascita del cinematografo diventandone uno dei protagonisti. L’affascinante storia del cinema è ripercorsa in Francia e in Italia attraverso i grandi avvenimenti politici e sociali che hanno caratterizzato i primi cinquant’anni del secolo appena trascorso: la belle époque, i movimenti operai, il rinnovamento artistico e intellettuale, la grande guerra, il fascismo, il nazismo, il conflitto mondiale, la resistenza. A Torino e Parigi, capitali indiscusse del cinema europeo, si intrecciano i destini di Jean ed Ester in un racconto romantico e tragico a cui fanno da sfondo i primi timidi passi del cinematografo dei pionieri, sino ai capolavori del muto, i “telefoni bianchi”, il cinema del regime, i capolavori francesi.
Una storia d’amore che si intreccia all’appassionante storia del cinema raccontata come in un romanzo, CINEROMANZO, nello scenario drammatico dell’Europa travolta dalla guerra.
Aris D’Anelli nato in Addis Abeba nel 1924, primario cardiologo all’Ospedale Civile di Asti per 23 anni. Appassionato di storia, storia del cinema e fotografia.
Ha pubblicato: L’uomo che parlava con i fili (1993); Il cuore dell’antico convento (1996); Un ospedale, una città (1997); Il duello mancato (1999) (Editrice Il Platano – Asti).
Per Daniela Piazza Editore – Torino ha già pubblicato La Malinconia del signor Conte (1999).

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SILVANA MAJA, Notizie sul tempo, Altrastampa edizioni - Napoli, 2001.
Aprirsi al mondo senza più nessun pregiudizio e chiudersi in se stessi in una sorta di inviolabile autismo. Due atti apparentemente contrapposti che in Notizie sul tempo si fondono in una risolutiva casualità. A chi non è mai capitato di vedersi perduto? Anche quando si è giovani possono arrivare dei momenti in cui tutto sembra inutile e più insistente si pone la domanda: “cosa sto a fare qui, su questa terra?”. Momenti che possono portare ad atti estremi, a crisi senza ritorno ma anche a importanti soluzioni.
Non ci sono formule per arginare il grande sconforto ma i protagonisti di questi undici racconti, operaie e artisti, madri mancate e viaggiatrici, provano a bonificare le loro paludi evocando in maniera solitaria e determinata un evento misterioso, qualcosa in bilico tra una realtà apparente e una realtà interiore. Sarà poi l’incontro, la relazione con l’altro, a decidere una svolta improvvisa, una sorta di miracolo che altro non è che aprirsi completamente al mondo e imparare a cogliere, senza più paura, i segnali che arrivano dai luoghi più impensati, magari anche dalla nostra stessa coscienza, l’unica vera risorsa della nostra esistenza.
Silvana Maja è nata a Napoli e qui ha vissuto e studiato. Ha scritto racconti e romanzi pubblicati solo in piccola parte. Ha girato cortometraggi sull’arte e sul teatro, ha fatto fotografie e giornalismo per testate locali e nazionali.
Da alcuni anni si occupa di comunicazione e relazioni istituzionali.
Nel 1996 ha vinto il premio letterario “Studio 12” con i racconti I giardini di Bacone (Editori & Associati), nel 1998 il premio “Tracce” per il romanzo Ossidiana (Ed. Tracce), nel 2000 “Lune di primavera” con il racconto Una barca arenata (Ed. Disarmonie).
Dal 1997 si è trasferita a Roma dove vive e lavora.

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Gurra e Pace, (a cura di Sara Cortellazzo con la collaborazione di Massimo Quaglia), Celid Casa Editrice – Torino, 2003.
La collana I diritti di tutti. Cinema e società civile nasce dalla collaborazione tra il Consiglio regionale del Piemonte - Comitato per l’affermazione dei valori della Resistenza e dei principi della Costituzione repubblicana e l’Aiace (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai) di Torino con l’obiettivo di riflettere e fare riflettere, soprattutto i giovani, sui valori e i principi enunciati nella Costituzione italiana, attraverso l’analisi di numerosi testi filmici scelti e catalogati.
Il volume Guerra e pace, con opportuna tempestività, volge l’attenzione - dopo la tragedia dell’11 settembre 2001 - a film che affrontano problematicamente i principi fondamentali enunciati nell’articolo 11 della Carta costituzionale: «L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo».
Vengono ripercorsi la Prima e la Seconda Guerra Mondiale (All’Ovest niente di nuovo; La grande illusione; Il grande dittatore; Il sergente York; Orizzonti di gloria; Uomini contro; Gli anni spezzati; Paisà; Tutti a casa; Salvate il soldato Ryan; La sottile linea rossa; L’arpa Birmana), l’attacco atomico su Hiroshima e Nagasaki (Il dottor Stranamore e Rapsodia d’agosto), «la sporca guerra» del Vietnam (Nato il 4 luglio).
Attraverso quindici schede monografiche su questi film il volume fornisce una puntuale analisi di ogni pellicola, una bibliografia essenziale, spunti di riflessione, approfondimenti interdisciplinari, un agile sommario. Completa l’opera una filmografia commentata.
Il quarto volume, Il ruolo della donna nella società, che sarà disponibile entro la fine del 2003, prenderà in esame nuovamente 15 film, rappresentativi di periodi, aree geografiche e culture differenti.
Con la convinzione che il cinema rappresenti uno degli strumenti più efficaci per raggiungere il destinatario giovanile, la collana I diritti di tutti, proprio in virtù dell’universalità dei temi affrontati risponde alla necessità di creare una coscienza più attenta ai temi della cultura della convivenza, del pluralismo e della tolleranza.


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